La democrazia dell’applausometro

Democrazia è una parola tanto importante quanto versatile perché può essere interpretata in svariati modi secondo il luogo e la cultura di chi la interpreta. La cultura anglosassone e americana sono forse le due che più si accostano al significato originale di democrazia e lo dimostrano attraverso la vita politica come quella civile. L’Italia invece è un buon esempio di un paese e di una cultura che intendono la democrazia in modo molto originale e allo stesso tempo molto lontano dal suo significato autentico. Bisogna però riconoscere all’Italia un’abilità incredibile nel far rientrare dentro la famiglia democratica quello che invece sarebbe più appropriato rimanesse fuori.

Se da un lato l’esempio più chiaro a dimostrazione di questa tesi possa essere la legge elettorale oggi in vigore, grazie alla quale non sono i cittadini a scegliere chi li rappresenterà al governo ma i presidenti del partito votato, dall’altro lato bisogna guardare ai partiti stessi che sono la base politica.

Sarebbe infatti buon senso, per non dire “norma”, avere partiti democratici alla base di uno stato democratico perché poi tra questi partiti sono scelti i governanti che dovranno regolare lo stato secondo basi democratiche. Noi italiani invece non siamo nemmeno arrivati a questo traguardo eppure continuiamo a credere di vivere in un paese democratico.

In Italia abbiamo il PdL, nonché partito della maggioranza, che di democratico non si è ancora capito cosa abbia. Quello che decide il presidente è legge per il partito e poi, sfortunatamente, per gli italiani. Nella storia di questo partito non si è mai visto un congresso con delle votazioni e le decisioni più importanti sono state prese urlando dal predellino di una Mercedes. In Italia abbiamo poi il PD e la parola “democratico” l’hanno pure messa nel nome del partito ma è una democrazia a intermittenza: funziona su comando dei dirigenti del partito altrimenti rimane spenta in disparte. E’ il primo esempio nella storia di democrazia stroboscopica: un esempio su tutti le primarie per scegliere il segretario del partito salvo poi venire a conoscenza di tutte le storie di tessere fasulle di cui abbiamo già parlato e che di democratico non hanno nulla.

In Italia avevamo anche un partito che era una speranza: l’Italia dei Valori; almeno fino al congresso della scorsa settimana che doveva decidere il futuro del partito, il presidente (visto che Di Pietro era tale dalla fondazione del partito stesso) e le alleanze per le regionali di Marzo. Arrivati alle alleanze in Campania si doveva votare democraticamente per decidere se appoggiare De Luca, candidato del PD e indagato per truffa e concussione o proporre un candidato proprio come Di Pietro aveva già proposto giorni fa. Anche qui la regola secondo cui in Italia tutto è buono per la democrazia è stata applicata a dovere e i voti sono stati contati da Tonino con un applausometro. L’ovazione che i delegati hanno riservato al candidato indagato al suo ingresso nell’aula dove si svolgeva il congresso ha decretato la decisione finale di appoggiare De Luca. Sfortunatamente i delegati che, come De Magistris, avrebbero voluto votare contro il sostegno elettorale a un indagato, almeno per coerenza con gli ideali del partito, non avevano a disposizione un campanaccio per far sentire il proprio dissenso.

Ma d’altra parte chi l’avrebbe mai immaginato che il metodo utilizzato da Corrado per decidere il vincitore della sua famosa Corrida sarebbe stato un mezzo di democrazia?

FABIO



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