La Falange

In Italia la politica è guerra. Legioni di deputati, brigate di giornalisti e distaccamenti di magistrati si combattono quotidianamente a suon di dichiarazioni e smentite. Fendenti d’inchiostro e sempreverdi repliche al vetriolo. La destra sotto assedio è arroccata sul Monte B, difesa da mura salde e un popolo fedele. La sinistra persevera con frecce, spade e fionde senza coglierne l’effettiva inutilità strategica. Bande di mirmìdoni e volontari partigiani riescono, talvolta, a fare breccia nelle difese azzurre. E’ lo stallo, una totale assenza di movimento. In soldoni: Così non si va da nessuna parte.

Dopo quindici anni è lecito smettere di credere nella buona coscienza delle persone. A nessuno interessa che si faccia la cosa giusta quando è in corsa quella più facile, soprattutto se l’unica possibile. Nonostante la nostra politica sia caratterizzata da un dualismo esasperante, è emanazione di un concetto univoco: ancora il berlusconismo. Favorevoli e contrari non sono che metà opposte di quella stessa mela.

Fanno sorridere tutti quei villici che additano l’Altro come Satana; Niente più fiaccole e forconi, ci sono iPad e iPod. Perlomeno anacronistico, ma sono sia sintomo sia effetto di questa italica affezione. Berlusconi non è il Diavolo, al contrario, è un miracolato. Santa Madre Sinistra si spende da anni per sostenerlo e incoraggiarlo. Prodiga di lamentele ma terribilmente povera di proposte. Niente di strano se il buono e il cattivo tempo sono prerogativa del Capo.

Pare che la strategia bolscevica (per citare Il Berlusconi) sia una e semplice: diceva OrwellIl modo più veloce di finire una guerra è perderla”, il problema è che non son capaci neanche in questo. Infatti, mentre la sinistra politica fa il morto come le caprette del Tennessee, una falange dissidente si stacca dallo schieramento e assesta sciabolate all’avversario.

Sono gli intellettuali, gli uomini di cultura e i comici. Hanno il potere di colpire nel profondo per la familiarità e l’autorevolezza che posseggono agli occhi delle persone. Dieci frasi di Cicchitto non valgono due righe di Dario Fo, per fare un esempio. E’ la vera testa d’ariete dello schieramento “progressista”. Questa falange intellettuale è riuscita a causare più danni in poche ore di quanti l’opposizione abbia fatto in quasi un ventennio.

L’ultima stoccata arriva da Benigni che, dal teatro Valle di Roma – in chiusura per effetto dei tagli alla cultura -, lancia un iniziativa benefica “Facciamo una colletta per Tremonti”, in fondo per i teatri basterebbero 175 mila euro. Potrebbe metterli di tasca propria un solo deputato e magari lo farebbe se ci fosse dietro qualche interesse. Sempre Benigni: “Tagliare la cultura è come bruciare la bellezza, sputare sulla gioia, affogare la grazia”, niente da aggiungere.

Saranno questi i motivi per cui ora i colpi di Berlusconi  s’indirizzano maggiormente in quella direzione? Tagli alla cultura e all’istruzione, una profonda avversione nei confronti dell’arte, censure, editti ed epurazioni. Sente che è quella la minaccia, non più tecnicisti e burocrati della minoranza, ma insolenti artisti, letterati e commedianti.

In breve: la guerra è ovunque, dentro e fuori gli schieramenti. Da un lato Re Silvio Senza Vergogna dispensa tozzi di pane allo Sceriffo Fini che borbotta per avere anche un po’ d’acqua. Dall’altro l’Armata BancaLeone cerca un modo per disfarsi della falange dissidente. Il campo di battaglia, neanche a dirlo, siamo noi. Scenario della lotta e premio per il vincitore, non proprio una bella situazione.

MARCELLO FADDA

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