La farsa del bipolarismo inglese

Apprezzato in tutto il mondo per la sua stabilità. Esaltato per la sua scarsa atomizzazione partitica. E adesso? Il Regno Unito si appresta a vivere il primo governo di coalizione della propria storia. Come mai è possibile nella sede del bipolarismo perfetto? Non esistevano solo due partiti?

Tutto quello che vi hanno raccontato sul sistema partitico britannico è falso.

Il bipolarismo viene mantenuto da una strana legge elettorale. Sicuramente ha prodotto secoli di stabilità, ma si è fatto colpevole di una forte non rappresentatività tra il voto espresso dagli elettori e il numero dei seggi assegnati.

Il sistema elettivo attuale del Regno Unito è puramente maggioritario, seguendo la cosiddetta forma del “plurality”. Per capire meglio il territorio britannico viene diviso in tanti collegi quanti sono i deputati da eleggere. Attualmente la Camera dei Comuni è composta da 646 membri. Bene…il Regno Unito viene diviso in 646 piccoli territori. Ognuno di questi eleggerà quindi il suo rappresentante che può vincere anche con una maggioranza semplice. Se ad esempio prende il 20% dei voti (e gli altri contendenti di meno) sarà il rappresentante di quel collegio. Se, inoltre, il suo rivale si trova anche di un solo 0.1% sotto la soglia raggiunta dal vincitore, non riceverà nessun seggio. In Italia, invece, avendo molti meno collegi (26) questi sono rappresentati da più individui. E quindi questo premette che siano elette più persone di partito diverso, garantendo così una più diretta corrispondenza voti-seggi.

Piccolissimi collegi e elezioni di un solo rappresentate. E’ questo che ha mantenuto in vita il bipolarismo inglese fino ad adesso. Stavolta però un terzo partito, quello dei Liberal Democratici, sempre ai margini del parlamento, fa da ago della bilancia. I conservatori infatti, non raggiungendo la maggioranza assoluta (50% + 1) dei seggi ma solo quella semplice, sono stati costretti ad allearsi con i Lib-dem per creare un governo maggioritario.

Ma questo terzo partito può farci meglio capire la non rappresentatività voti-seggi del sistema elettorale inglese. Ottenendo il 23% dei voti a livello nazionale ottengono solo 62 seggi. Perché? perché “vincono” il seggio nei collegi solo laddove si sono affermati come primo partito. Invece i Labouristi con il 29% dei voti raccolgono ben 258 seggi. Ma, per sfatare il mito, oltre a questo terzo partito sempre presente anche se sotto-rappresentato, ce ne sono tanti altri. Nella legislatura 2005-2010 avevano almeno un rappresentante altri 9 partiti, e lo stesso sarà il numero per questo nuovo mandato (anche se è necessario affermare che sono tutti partiti nazionalisti di Scozia, Galles e Irlanda del Nord che quindi non seguono il classico schema destra-sinistra).

L’unico effetto benefico, che forse però non è in grado di colmare il gap voti-seggi di questo sistema, è stato quello della non proliferazione continua di miriadi di partiti. Questi infatti non sarebbero mai potuti sopravvivere con le suddette “regole”. Infatti i partiti, esclusi quelli nazionalisti che si basano su altre logiche, sono stati sempre tre (conservatori, labour e Liberali (che sono stati il “secondo” partito per tutto il 1800), oggi però “trasformati” in Liberal-democratici).

FRANCESCO ANGELI


About

Originario di Campobasso, vive attualmente a Roma. Politologo, specializzato in Unione Europea, è cronista di Wild Italy sin dalla sua fondazione e da ottobre 2014 passa alla sezione blogger. Presidente Arcigay Roma. BLOGGER DI WILD ITALY


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