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La favola di Gordon Hayward

da chicagonow.com

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Ci sono favole che hanno un lieto fine, come il Leicester di Ranieri, altre che rimangono in attesa e solo dopo anni arrivano alla conclusione e altre ancora che semplicemente non ce l’hanno. Quest’ultima possibilità è quella che rappresenta meglio il passato di Gordon Hayward.

Era il 5 aprile del 2010 quando si giocò la finale di NCAA tra Duke e Butler. A 3,6 secondi dalla fine, Zoubek – della formazione di coach K – va in lunetta, dopo il tiro sbagliato da Hayward, per chiudere definitivamente la partita. Sul punteggio di 59-60, il lungo dei Devils segna il primo ma sbaglia il secondo. A rimbalzo va la giovane stella dei Bulldogs che tira da metà campo: tabellone e ferro. Vince Duke per 61 a 59, quarto titolo nazionale. Butler, invece, vede un sogno svanire all’improvviso: era la prima apparizione in una finale del genere e sembrava proprio che la favola della Cenerentola si potesse avverare.

Dal college alla NBA

Nato a Brownsburg, Indiana, Gordon Hayward coltiva la passione per due sport inizialmente: il tennis, con la sorella, e la pallacanestro (nel ruolo di guardia). Decide, in seguito, di puntare prepotentemente sul basket data la sua inaspettata crescita in altezza.

La sua carriera universitaria inizia a Butler. Nel suo primo anno al college sigla 13.1 punti, 6.5 rimbalzi e 2 assist di media, ma i Bulldogs escono contro Louisiana State per 75-71 al primo turno.

Durante il suo secondo anno, Gordon Hayward continua a migliorare, divenendo non solo la stella della squadra ma anche un cestista atipico rispetto ai suoi compagni. Eletto giocatore dell’anno nella sua conference, conduce Butler a un clamoroso cammino che la vede arrivare in finale contro Duke. Poco prima del Draft 2010 scala le posizioni, grazie alle sue performance nei playoff NCAA, e viene chiamato dagli Utah Jazz alla nona posizione.

I primi tre anni a Utah

L’inizio della carriera professionistica è sempre in salita. I futuri campioni, di solito, dimostrano subito personalità, mentre i cosiddetti giocatori “normali” faticano molto all’avvio della stagione regolare, sia in minuti sul campo sia in fatto di prestazioni. Hayward, dopo aver terminato l’ultimo anno al college alla grande, inizia male la sua carriera in NBA. Con davanti Kirilenko e C.J. Miles, il ragazzo dell’Indiana trova più minuti del previsto (16.9) ma pochi punti (5.4) contornati da altrettanti pochi rimbalzi e assist.

La situazione comincia a cambiare nei due anni successivi. Nel suo secondo anno, Deron Williams e Kirilenko lasciano i Jazz e per Gordon ci sono più minuti in campo e più palloni giocati. Diventa il terzo migliore marcatore della squadra e il quarto assistman. Nella stagione seguente, il miglioramento che si era intravisto dal primo al secondo anno non c’è e Hayward parte nel quintetto titolare solo 27 volte su 72 partite, molte di meno rispetto alla stagione precedente (58 su 66).

La svolta

La stagione 2013/2014 vede protagonista assoluto Hayward. Dopo aver perso durate l’estate, Jefferson e Millsap, le due colonne portanti dei Jazz, il nativo di Brownsburg diventa la guida della squadra e il principale terminale offensivo. Nonostante la tremenda stagione della truppa di coach Corbin, Gordon Hayward brilla davanti al mondo giornalistico e chiude la regular season con 16.2 punti, 5.1 rimbalzi e 5.2 assist a partita. La NBA comincia a parlare di lui, ma ancora è troppo presto e i risultati sono ancora deludenti.

Jeremy Brevard-USA TODAY Sports

Jeremy Brevard-USA TODAY Sports

Durante l’estate, viene corteggiato dai Charlotte Hornets, ma Utah risponde e con una cifra importante decide di puntare fortemente sul giocatore. L’anno seguente, con il nuovo coach Snyder, Hayward è sempre più leader del team e, con l’inserimento di nuovi giovani promettenti, i Jazz migliorano notevolmente chiudendo la stagione con 38 vittorie e 44 sconfitte. Nella stagione 2015/16, ai Jazz è mancato veramente poco per accedere alla post-season: per una vittoria di differenza, Houston, infatti, è riuscita a strappare l’ottava posizione e un ingresso ai playoff.

Speranza

Pete Maravich, John Stockton, Karl Malone e Deron Williams. In ordine, a Salt Lake City, i tifosi dei Jazz hanno ammirato e amato questi quattro campioni. I più vicini a catturare il primo titolo NBA furono Stockton e Malone. Fermati per ben due anni consecutivi da Jordan, in delle finali che difficilmente si scorderanno. Poi anni bui, fino all’arrivo di Williams che ridiede entusiasmo ai tifosi e alla squadra. Ma, anche lui, non riuscì a portare un anello a Utah.

Ora le speranze dei tifosi dei Jazz passano nelle mani di Gordon Hayward. Non è la tipica star della NBA: non va in giro con vestiti eleganti, non organizza feste in grande, non si esalta per le grandi giocate. Forse è un paragone esagerato, ma riprende lo stile di gioco degli stessi quattro campioni che hanno solcato il campo del Delta Center in precedenza. Un classico giocatore degli anni 90, mai fuori posto. Al college, era arrivato alla fine della favola ma senza raggiungere la conclusione tanto agognata. Ora, ha la possibilità di finire la storia in maniera diversa.

Riuscirà ad arrivare al lieto fine?

 

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About

Diplomato al Liceo Scientifico Statale “Ettore Majorana” (maturità scientifica) di Roma, frequenta la facoltà di Scienze della Comunicazione presso l’università Roma Tre. È da sempre appassionato di sport e in particolar modo di Basket. Segue da anni il campionato della NBA con particolare interesse per i San Antonio Spurs. Ha collaborato come redattore e video maker con i siti Basketlive e Basketitaly pubblicando diversi articoli. Ha inoltre svolto attività di collaborazione sul canale youtube Roma Breaking Videos. Attualmente è l’addetto stampa della società romana Smit Roma Centro. VICE CAPOSERVIZIO SPORT


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