La fine del berlusconismo non è la salvezza democratica

Segni evidenti ci permettono di capire che Berlusconi, e quindi il PdL, stanno arrivando al capolinea. I più svegli si stanno mettendo in salvo, cercano un porto sicuro a cui attraccare mentre imperversa la tempesta. Gli avvoltoi sentono la puzza della carcassa crescere d’intensità e li vedi volare ancora troppo alti per attaccare ma avvicinandosi sempre di più. Sarà poi vero che una volta sconfitto l’attuale presidente del consiglio, l’Italia diventerà un paese democratico?

Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia, ha lanciato l’ennesimo invito a Gianfranco Miccichè: i tempi sono maturi per decidere definitavamente sul futuro del Partito del Sud e questa volta la risposta del sottosegretario e fondatore del PDL siciliano è stata alquanto chiara: “Abbiamo un’occasione storica. Non fare il Partito del Sud sarebbe criminale. Per crearlo sono disposto a uscire dal PdL”. Ovviamente il PdL non sottovaluta i danni elettorali che questa scelta comporterebbe, anche il presidente del Senato Schifani ha fatto subito capire che non appoggia l’idea di questo prima scisma.

Tra quelli che da un bel pezzo stanno cercando di abbandonare il baraccone del PdL c’è anche Fini. Le voci che descrivono il presidente della Camera impegnato alla fondazione di un nuovo partito dal nome “Il Partito della Nazione”, anche se smentite dall’interessato, sono sempre insistenti. Il primo d’aprile verrà inaugurata da Fini “Generazione Italia” una nuova associazione politico-culturale che ha molto il sapore di un rifugio post-elettorale nel caso in cui l’ex di An rompa definitivamente con il grade capo.

Quelli che per ora non fanno rumore e continuano a volare alti indisturbati ma pronti ad un rapido attacco sono i leghisti. Per loro l’esito delle votazioni regionali potrà veramente cambiare i giochi di potere all’intero dell’alleanza con il PdL. Se il bottino elettorale dovesse essere sostanzioso, gli amici padani reclameranno molto di più di ciò che chiedono ora e non saremmo sorpresi di trovarci nella stessa situazione del 1994 quando Berlusconi venne mandato a casa proprio dal fedele alleato.

Molti sostenitori della democrazia e molti anti-berlusconiani si sentiranno sicuramente molto più tranquilli e soddisfatti se quello che ho prospettato accadesse. Sfortunatamente lo stato delle cose in Italia è molto peggiore di quello che si pensi. Certamente il fatto che Berlusconi e tutto il suo seguito di servi venga battuto dall’opposizione o tradito dagli alleati non può che beneficiare questo fantoccio antidemocratico che è l’Italia, ma non è nemmeno la soluzione. Da molti anni ormai ci siamo completamente dimenticati che la democrazia, come ogni altra forma di governo deve essere alimentata. La tirannia ad esempio si alimenta con la paura che il tiranno incute ai sudditi; nel momento in cui la paura dovesse mancare, la tirannia andrebbe verso una fine certa. La democrazia ha bisogno di un popolo che venga costantemente elevato dal punto di vista culturale, ha bisogno di un popolo che sia attento alla legalità, ha bisogno di una vera e propria sensibilizzazione democratica che avviene attraverso processi di educazione. La democrazia, per molti, moltissimi anni, indipendentemente dai governi che si sono succeduti, non è stata in alcun modo alimentata, è stata lasciata a se stessa e quindi è diventata debole preda di chi voglia definitivamente sopprimerla.

Ieri è arrivata la notizia che, nonostante la bocciatura del Tar al divieto di censurare i talk show prima delle elezioni regionali, il consiglio di amministrazione della Rai ha votato per il mantenimento della censura, 5 voti favorevoli su 9. La gente è ormai abituata alla non-democrazia: come i servi che di fronte alla libertà restituita sono incapaci di vivere senza padrone e così muoiono schiavi.

FABIO



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