La fine della Seconda Repubblica

Come ci hanno cambiato l’Italia in una notte

E così oggi, con le elezioni 2013, si chiude il sipario sulla Seconda Repubblica.

Che poi alla ribalta ci sono ancora loro, quelle stesse facce che per anni hanno intasato i nostri palchi televisivi, calcandoli elezioni dopo elezioni.

elezioni-politiche-2013-002Molti potranno non essere d’accordo con me, forse, ma la chiusura di una fase che durava ormai dal ’92-’94 è inevitabile. Perché con un colpo di spugna questa notte ci hanno cambiato l’Italia. O l’abbiamo cambiata noi? Anche, ma non solo.

È finita la Seconda Repubblica perché è finito il Bipolarismo. È finita la Seconda Repubblica perché il sistema politico come lo conoscevamo noi è stato completamente scardinato, con un movimento che parte dal basso, guidato da un comico, che diventa primo partito italiano.

E per favore, non credete alle favole che adesso vi racconteranno tutti – dal vicino di casa che si improvvisa come esperto di politica, al politico, quello vero, che deve salvare la faccia o celebrare una vittoria, che tanto vittoria non è. Quello che è accaduto in molte “case dei nostri partiti” mi ricorda un po’ la Vittoria Mutilata della 1^ Guerra Mondiale. Ve la ricordate? Non serve aprire i libri di storia, basta dire che anche chi crede di aver vinto, in realtà è uno sconfitto.

NE’ VINCITORI NE’ VINTI, SI ESCE SCONFITTI A METÀ

E intanto, mentre fra i “vincitori” si parla di grandi coalizioni o di “confronto” per raggiungere una situazione di governabilità, c’è chi non si accorge che tutto è cambiato e nulla è cambiato.

Berlusconi è ancora qui. Dato per disperso, risorge dalle ceneri come l’araba fenice, sorprendendo non pochi italiani, ivi compreso il sottoscritto, che si chiedono come, ancora una volta, gli elettori abbiano potuto dargli fiducia.Camera - fiducia su ripiano del disavanzo sanitario

Il PD di Bersani urla canti di vittoria. Ma quale vittoria? È una batosta clamorosa, questa! Erano le elezioni nelle quali, invece di smacchiare giaguari e nascondere il Monte dei Paschi di Siena sotto il tappeto, avreste dovuto prendervi l’Italia, restituendo al centro sinistra quella dignità storico-politica sottrattagli ormai da tempo.

A conti fatti, invece,  non ci siete riusciti, portando a casa una maggioranza esigua rispetto alle aspettative alla Camera; per non parlare del Senato, dove, non solo la sfida è persa, ma forse non è mai cominciata davvero. Con Renzi le cose sarebbero andare diversamente? Forse. Ma le primarie sono passate da tempo, Renzi le ha perse ed è inutile piangere sui “voti versati”.

 Grillo è già proclamato eroe della pace, senza pensare che forse un comico che guida il primo partito italiano non sia la soluzione di cui aveva bisogno l’Italia in questo momento. Un voto di protesta, han detto tutti. E dove sta la coscienza? Quella coscienza che avrebbe dovuto portarci ad avere un’attendibilità maggiore in Europa e nel Mondo, quella coscienza che avrebbe dovuto darci la forza di prendere decisioni scomode, perché l’Italia non può risollevarsi con la bacchetta magica. Certamente, tuttavia, Grillo e i grillini, potranno fare la differenza con la loro voglia di rivoluzionare la nostra politica, ma mi domando se la “fame delle pance” italiane – in cerca di un riscatto, di un “no alla politica tradizionale!”, non abbia accecato occhi, cuore e soprattutto la mente.

 

I GRANDI ESCLUSI

Oltre al leader di Rivoluzione civile Ingroia e al presidente della Camera, anche Di Pietro, Storace, Giannino e i radicali ingroia_dipietroBonino e Pannella sono fra i Grandi Eslusi. Si salva per un soffio “gente” del calibro di Casini, La Russa e Meloni.

Si respira un po’ aria di novità, quindi. Un bene per l’Italia gerontocratica – che vede comunque ancora oggi in primo piano esponenti che la politica la fanno dagli anni in cui c’era ancora la Lira e Buongiorno e Baudo erano sulla cresta dell’onda della tv. 

Volti nuovi e giovani emergono nelle varie coalizioni: da Valentina Vezzali (Scelta Civica – Monti) all’altra campionessa olimpica Josefa Idem (PD); dal giornalista Augusto Minzolini (PDL) fino agli sconosciuti grillini.

Ma è davvero un bene? Sarà il tempo a dircelo. Non vorrei, però, che gli italiani avessero preferito sconosciuti, volti giovani e meno giovani, purché nuovi, solo perché convinti che fosse necessario un ricambio generazionale. Perché in tal caso, avrebbero dimenticato, prima di tutto, chi detiene le redini dei partiti e, in secondo luogo, ma non meno importante, che novità e inesperienza non sempre si sposano perfettamente.

 

MONTI, UN GRANDE ESCLUSO? AL CONTRARIO!

Qualche scivolone anche per lui e i giochi sembrano conclusi. Monti si ferma intorno al 9-10%.

“Un flop” – titolano i giornali e dicono i grandi opinionisti. Io mi metto sull’altra sponda; e forse – come lo stesso Monti – vedo il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto.casini_monti

Oltre 3 milioni di Italiani lo hanno votato. Hanno votato un uomo con un “partito invisibile”, per così dire, che ha raccolto questi consensi in soli 50 giorni. Sì, hanno votato l’uomo Monti. Perché diciamo la verità, non hanno certo fatto la differenza i voti di UDC e FLI.

Un premier uscente, scomodo per molti, sicuramente poco apprezzato per via della politica di austerity imposta, non già da lui direttamente, ma dall’Europa, che stringeva l’Italia nella morsa del cambiamento necessario per restare fra i “grandi decisori”. E ve lo ricordo, perché mi piacerebbe mettere i puntini sulle “i”, laddove non molti li hanno messi.

Monti era uomo ormai divenuto ingombrate per quegli stessi partiti che lo avevano appoggiato. Fatte le cose scomode, poteva tornare a casa.

Tanta incoerenza e una campagna elettorale nella quale troppe volte si è comportato da politico quale egli stesso ha sempre detto di non essere. Tanti errori, dunque, lungo il suo cammino.

Ma una cosa è certa, non è un grande escluso. Perché il suo risultato deve far riflettere, soprattutto se paragonato a quelli di partiti e coalizioni più forti, che da anni, se non da decenni, lavorano alla loro identità e alla raccolta di consensi.

 

E ADESSO? LA TERZA REPUBBLICA COMINCIA ANNASPANDO

In chiusura, il quesito che voi tutti vi stavate aspettando. Cosa accadrà?

Adesso…l’ingovernabilità. Proprio quello di cui aveva bisogno l’Italia dei disoccupati, delle imprese che fanno fatica, dei giovani a cui sono state tolte le speranze, degli esodati e dei cassa integrati.

Oggi – ovviamente seconda la mia umile opinione e quasi certamente non secondo quella di noti storici e politologi contemporanei – si apre la Terza Repubblica, che lentamente e affannosamente dovrà cercare in tutti i modi di non morire, perché con essa rischierebbe di morire tutta l’Italia.

MARCO BARUFFATO



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