La Jamaica che corre con il suo eroe.

Il 5 Agosto scorso Usain Bolt è diventato il primo uomo nella storia a vincere due Olimpiadi consecutive nei 100 metri piani. Nel secondo gradino del podio l’altro giamaicano Blake. Dominio incontrastato dei corridori dell’isola caraibica che si ripetono nella finale dei 200 metri andando addirittura a riempire ogni gradino del podio: Bolt, Blake, Weir.

Ultima vittoria per la Jamaica  la staffetta 4×100, le forze degli atleti si sommano e sfondano il muro dei 37 secondi: nuovo record del mondo. Può bastare? No, perchè nei 100 metri piani femminili l’oro è della giamaicana Shelly-Ann Fraser-Pryce e pure il bronzo è colorato di giallo, verde e nero con Veronica Campbell-Brown.

La piccola isola corre veloce e con i suoi atleti riesce a guardare dall’alto in basso nazioni come gli Stati Uniti, Cina e Gran Bretagna. Dico Gran Bretagna perchè la notte del 5 agosto, in cui Bolt fece sognare tutto il mondo, tutto il popolo giamaicano era già in strada, era già in festa per ricordare quel che avvenne 50 anni fa, il 6 Agosto 1962 quando allo scoccare della mezzanotte (tra il 5 e il 6 Agosto) venne ammainata la bandiera della corona inglese per issare quella giamaicana. Al National Stadium di Kingston con i governatori di molte nazioni c’erano migliaia di persone, pronte ad iniziare una nuova strada, una nuova corsa.

Da quel giorno la storia dell’isola è una storia fatta di luce e tenebre, è una storia di povertà e guerra civile, di fame e gravi condizioni sociali. È però anche la storia di un’isola che ha dato vita alla musica di Bob Marley (ricordato quest’anno con l’uscita del documentario “Marley”, a breve nelle sale italiane) che ha riempito di speranza tre generazioni. È la storia di una cultura, come quella rastafariana, che guarda all’Africa come madre e che canta la dignità e i diritti di ogni essere umano sulla terra.

Accanto ai vecchi rastafariani che svolgono i loro riti troviamo però lotte per il dominio dei territori in cui spacciare, sfruttamento umano, prostituzione; come Cuba sembra che un’isola tanto mistica sia destinata a diventare colonia commerciale degli Stati Uniti, ogni cosa delicata e bellissima è sempre in equilibrio. Così è per la musica reggae, musica di lotta e di terra che nel 2012 è spesso contaminata da temi “turbocapitalistici” come il sesso, l’uso sregolato di droga, la forza fisica, il machismo.

Nonostante l’appello di molti musicisti e cantanti reggae, storici e non, la paura è che lo spirito di quel 6 Agosto 1962 sia stato dimenticato negli anni e che molti giamaicani stiano mutando stile di vita inseguendo necessità a stelle e strisce: benessere materiale, denaro, potere. Nell’isola della luce e della tenebra l’anniversario dell’indipendenza è stata la notte di Bolt che ben rappresenta quella gente: la forza, lo spirito e la danza finale. Un solo uomo è riuscito ad incarnare di nuovo uno spirito di unità che si era forse perso nel tempo e per questo lo si può definire eroe, la speranza è che tutta l’isola con la sua gente possa seguire il vento di Bolt e correre sulle proprie gambe anche perchè, lo hanno dimostrato, degli Stati Uniti non ne hanno proprio bisogno.

ANDREA NALE

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