conflitto di interessi

Pro e contro della nuova legge sul conflitto di interessi

Una buona notizia c’è: la nuova legge sul conflitto di interessi, votata alla camera lo scorso 25 febbraio, è destinata a soppiantare in toto quella approvata dal secondo governo Berlusconi, l’incarnazione massima della malsana commistione tra pubblico e privato che, tra le altre malattie, ammorba l’Italia. Tuttavia, come già capitato con le norme sulla trasparenza e sulle unioni civili in via di approvazione, anche in questo caso la celebrazione del raggiungimento di standard minimi di civiltà è fortemente limitata dalla lettura delle carte.

Fonte: www.telegraph.co.uk

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IL PRECEDENTE: LA LEGGE FRATTINI.

Il ddl ora in discussione al Senato supera nettamente la cosiddetta «legge Frattini» del 2004. Essa prevede l’incompatibilità tra l’incarico di presidente del consiglio, di ministro, di viceministro, di sottosegretario e di commissario straordinario del governo e quello in altri enti, siano essi italiani o esteri, pubblici o privati. Rispetto a quest’ultima distinzione, se per i primi è prevista un’eccezione (un esponente dell’esecutivo può essere anche parlamentare), per i secondi non esistono deroghe.

La sovrapposizione tra diversi interessi che la legge mira a regolare è però di tipo esclusivamente economico: si ha un conflitto di interessi solo quando le azioni del membro del governo (come la partecipazione a un consiglio dei ministri convocato per intervenire su una particolare normativa) provocano un «danno per l’interesse pubblico» e hanno «un’incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio del titolare, del coniuge o dei parenti entro il secondo grado» o su quello «delle imprese o società da essi controllate». Nulla dunque viene detto su altri tipi di vantaggi che il rappresentante dell’esecutivo, approfittando del potere conferitogli dalla carica, potrebbe ottenere per sé o per i suoi protetti.

I SUOI LIMITI: ALCUNI ESEMPI DI CONFLITTO IMPUNITO.

Oltre che dal riferimento ai soli esponenti del governo, l’inefficacia della legge Frattini è resa palese da alcuni casi legati allo stesso Silvio Berlusconi. Non solo il criterio economico su cui è stata basata ha reso impossibile anche solo pensare di punire – per esempio – il suo intervento sulla questura per la liberazione di Ruby (il vantaggio cercato dall’allora premier era di un altro tipo: il silenzio della «nipote di Mubarak» sulla «cene eleganti» di Arcore di fronte ai funzionari di polizia); addirittura, grazie alle maglie molto larghe previste dalla legge, il dominus di Fininvest (e, di conseguenza, della galassia Mondadori, di Mediolanum e del Milan) ha potuto continuare a fare politica senza limitare la sua attività imprenditoriale: la norma gli ha imposto di lasciare unicamente, nel 2004 e nel 2008, subito dopo il conferimento dell’incarico di primo ministro, la presidenza della sua squadra di calcio.

Fonte: www.romacapitalnews.com

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La mera proprietà di un’azienda, infatti, non è sufficiente a far scattare il conflitto di interessi e, quindi, l’incompatibilità dell’imprenditore con la vita pubblica: grazie alle ambiguità e ai silenzi della legge, per conservare la guida delle proprie società durante gli incarichi di governo, a Berlusconi è bastato evitare di comparire formalmente nell’organigramma decisionale delle stesse società o lasciare momentaneamente i consigli dei ministri chiamati a decidere su questioni che potevano riguardarle.

Solo tenendo presente questi esempi, facilmente moltiplicabili (ovviamente anche a sinistra: ricordate, da ultimo, il «caso Boschi»?), si può comprendere quanto poco possa fare sul tema l’Antitrust, l’autorità garante della concorrenza e del mercato, cui la legge Frattini affida l’individuazione dei conflitti di interessi: con queste condizioni, arrivare alle sanzioni previste (la rimozione dell’esponente del governo dal consiglio dei ministri, o almeno una multa pari a quanto indebitamente guadagnato, aumentato al massimo di un terzo), è pura utopia.

LE NOVITÀ DELLA RIFORMA.

Il testo della legge approvata alla camera da Pd e Ncd modifica sensibilmente la situazione, innanzitutto perché estende ai parlamentari, ai governatori, ai consiglieri regionali e ai membri delle cosiddette authority gli stessi obblighi di trasparenza previsti dalla Frattini per i soli esponenti del governo. Inoltre, cercando di spingersi oltre il concetto di «famiglia tradizionale» tanto di moda in questo periodo, la riforma comprende nel novero dei soggetti controllati dall’Antitrust anche chi convive stabilmente col politico e non solo i coniugi e i parenti più stretti.

Oltre a ciò, il ddl dà una definizione più puntuale della materia: si ha un’irregolarità «in tutti i casi in cui il titolare di una carica di governo sia titolare di un interesse economico privato tale da condizionare l’esercizio delle funzioni pubbliche ad esso attribuite o da alterare le regole di mercato relative alla libera concorrenza». Con questa formulazione pare dunque sufficiente la sola proprietà di una grossa azienda per far scattare l’incompatibilità del singolo con le cariche pubbliche.

Fonte: guidaconsumatore.com

Fonte: guidaconsumatore.com

Altro miglioramento è dato dall’aumento delle multe per chi omette dei dati o dichiara il falso all’Antitrust, confermata nel ruolo di controllore in materia: oltre a poter essere perseguito penalmente, il politico dovrà pagare una multa tra i 5 e i 50mila euro e dovrà risarcire lo Stato con una cifra compresa tra il doppio e il quadruplo «del vantaggio patrimoniale effettivamente conseguito». Per le cariche elettive (quelle di parlamentare e di consigliere regionale), il testo prevede inoltre per la prima volta anche l’ineleggibilità: chi detiene un conflitto di interessi o lascia la politica oppure, come già previsto dalla Frattini, affida le proprie attività a un blind trust, un organismo esterno che, durante l’incarico pubblico, gestisce le società dell’interessato senza potergli rendere conto. Nel loro insieme, queste sanzioni cercano di prevenire la creazione del conflitto: è proprio questo il punto di forza della riforma rispetto alla legge del governo Berlusconi, che invece può intervenire solo quando la commistione tra pubblico e privato è già avvenuta.

LE QUATTRO CRITICITÀ.

Nonostante questi passi in avanti, la nuova legge lascia almeno quattro dubbi rispetto alla sua effettiva efficacia:

1) I limiti delle sanzioni: per quanto aumentate rispetto alla Frattini, sono ancora troppo basse per garantire la prevenzione del fenomeno.

2) La platea degli interessati, ancora troppo ristretta: nonostante il suggerimento esplicito della commissione parlamentare per le questioni regionali, la legge non riguarda gli amministratori degli enti locali, come i consiglieri provinciali e comunali. Pur ampliando il numero di controllati, si continuano a individuare due categorie di amministratori pubblici e a garantire a una la sostanziale impunità.

Fonte: dire.it

Fonte: dire.it

3) La conservazione del solo criterio economico per l’individuazione del conflitto di interessi: fino allo scorso dicembre, la bozza del ddl stabiliva la sussistenza dell’interferenza tra un interesse pubblico e uno privato «anche in assenza di uno specifico vantaggio economicamente rilevante»; come già visto, riprendendo la legge Frattini, il testo approvato dalla camera limita alla sola sfera economica la possibilità di individuare il conflitto. Per fare un esempio, anche questa riforma non consentie di punire il comportamento dell’ex ministro Maurizio Lupi, aduso durante la reggenza del ministero delle infrastrutture ad affidarne le redini ai suoi amici di famiglia.

4) La modifica la composizione dell’Antitrust, ovvero l’ennesimo capitolo della saga «il controllore scelto dai controllati». Se, fino ad ora, i membri dell’autorità chiamata a far rispettare la legge in materia erano «nominati con determinazione adottata d’intesa dai presidenti della camera dei deputati e del senato della repubblica», ovvero da chi è chiamato a garantire la neutralità delle istituzioni, con la nuova legge le nomine diventano di parte: i cinque membri vengono scelti direttamente dai parlamentari, alcuni dei soggetti interessati dalla legge; a partire da un elenco stabilito a maggioranza di due terzi dalle commissioni parlamentari, tre verranno indicati dai deputati, due dai senatori.

Nel complesso, se il superamento della legge Frattini pare indubbio, le criticità del testo uscito dalla camera dovrebbero imporre ai senatori chiamati a valutarlo nei prossimi mesi profonde riflessioni prima di approvarlo definitivamente: per come si presenta oggi, la riforma è lontana da garantire una cura in grado di debellare il morbo.

 

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Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. REDATTORE SEZIONE INTERNI


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