La Lombardia NON si costituisce parte civile contro la ‘Ndrangheta

È partito lo scorso 11 maggio il processo contro la ‘Ndrangheta in merito alla maxi operazione “Infinito” che nel luglio 2010 portò a più di 300 arresti, di cui 174 nella sola regione Lombardia. L’inchiesta, svolta dalla dda di Milano guidata da Ilda Boccassini in parallelo con quella di Reggio, scoperchiò il calderone lombardo facendo fuoriuscire il disegno criminale che la ‘Ndrangheta ha costruito in tutti questi anni – il clan di Coco Trovato lavorava in Lombardia già dalla fine degli anni ’70 – e mettendo a nudo la struttura di quella che è considerata la mafia più pericolosa del mondo. Dalle carte dell’inchiesta emerge la radicalizzazione sul territorio della ‘Ndrangheta che si presenta in numerose “locali”. In una intercettazione, Saverio Minasi spiega a Vincenzo Raccosta che “qua siamo venti “locali” siamo cinquecento uomini Cecè’, non siamo uno…Cecè vedi che siamo cinquecento uomini qua in Lombardia, sono venti “locali” aperti, è mai possibile che a tutti…che poi tu hai un problema dentro al locale tuo….i responsabili dei “locali” (inc.), che poi hai problemi dentro al locale tuo, te la sbrighi tu…basta! a me mi dici che va tutto bene…”. In realtà, le “locali” riscontrate sono state quindici ma, sempre nelle carte, si sottolinea che questo sia un dato per difetto.

Alla prima udienza, in cui erano presenti anche una trentina di imputati, sono arrivate le associazioni anti mafia come “Ammazzateci tutti” con Massimo Brugnone (che abbiamo intervistato poco tempo fa) e Qui Lecco Libera. Non solo, perchè a dare un segno ancora più forte erano presenti anche i ragazzi del Liceo Artistico milanese di Brera.
Dei 174 arrestati, 119 hanno chiesto il rito abbreviato che partirà il prossimo 9 giugno, mentre 39 hanno preferito il rito ordinario ed è proprio per loro che si è tenuta questa prima udienza. Fa gli imputati presenti in aula si sono visti l’ex direttore della Asl di Pavia Carlo Chiriaco, l’ex carabiniere Michele Berlingieri, Ivano Perego imprenditore milanese della Perego Strade e Vincenzo Novella, figlio del boss Carmelo Novella.

Il boss Pino Neri, indicato come colui che doveva riorganizzare la Lombardia, non si è presentato motivando la sua assenza a causa della sua malattia che lo vede costretto a sottoporsi alla dialisi. E così scrive che “Non posso sopportare lo stress del viaggio e dell’udienza, prima della seduta di dialisi a cui mi devo sottoporre”. (Povero stronzo! ndr)

Ma la notiza che più dovrebbe impressionare è il fatto che in aula siano arrivati gli avvocati della Regione Calabria, delle città di Bollate e Pavia a costituirsi parte civile e, in più, fra le persone indicate dai pm come parte offesa c’è pure la Banca D’Italia che, molto porbabilmente, si aggregherà come parte civile alla prossima udienza – c’è stato infatti un piccolo problema di comunicazione. Ma da questo risulta un grande vuoto. Proprio quello della regione che è la scenografia di quello che sembra essere un film di Francis Ford Coppola ma che invece è la cruda realtà, e che quindi dovrebbe essere la prima a dare un segno di fermezza: la Lombradia. Infatti nessun avvocato della regione si è presentato per costituirsi parte civile destando stupore fra i presenti. L’avvocato della Calabria ha espresso così la sua incredulità: “Ma come, la Lombardia non si costituisce? In Calabria è assolutamente routine nei processi di ’ndrangheta, è prassi da sempre e negli anni la Regione ha ricavato anche milioni di euro come risarcimento per i danni subiti.”

Ecco quindi che si aggiunge un tassello a quello strato di omertà presente nel nord. Nessun imprenditore taglieggiato presenti nell’inchiesta ha mai denunciato. E uno solo di questi ha deciso ora di costitursi come parte civile. Non è un caso, credo, che proprio Formigoni, governatore della Lombardia, lo scorso aprile se ne uscì con la frase “La Lombardia non è mafiosa“. I dubbi sono leciti, così come le constatazioni. E allora viene un altro ripensamento quando tornano alla mente quella parole dette dalla onorevole Santanchè che descriveva la Boccassini come “una metastasi della democrazia che fa male alle istituzioni e che non serve la Stato ma è CONTRO lo stato!”.

E mi vergogno…..

GIAMPAOLO ROSSI
giampross (at) katamail.com


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Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo.
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