La macchinazione

La macchinazione, il film di Grieco tra rivelazione e omaggio

Fonte: www.movielicious.it

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La macchinazione è un film complesso che sfugge ad  una caratterizzazione univoca: più che un racconto, ci appare un’inchiesta, una ricognizione, un’indagine profonda sulla misteriosa scomparsa di uno dei più grandi scrittori e intellettuali militanti del nostro Novecento. David Grieco, collaboratore di Citti (in Mortacci e I Magi randagi), e prima ancora attore ( in Teorema) e assistente alla regia dello stesso Pasolini, sceglie di ridefinire gli ultimi tre mesi di vita di Pasolini, squarciando quel velo di omertà reticenza che per lungo tempo ha coperto la realtà dei fatti e portando alla luce le dinamiche nascoste e per lo più sconosciute di un vero e proprio complotto, una macchinazione per l’appunto, che vede coinvolte forze politiche, bande organizzate e istituzioni giuridiche nella Roma degli anni ‘70.

Il film si apre con l’immagine di Pasolini, significativamente interpretato da Massimo Ranieri, ripreso in macchina con il suo compagno Nino Pelosi, un giovane omosessuale di borgata legato all’ambiente delinquenziale della Banda della Magliana. 

Pasolini è impegnato nel montaggio di Salò o le 120 giornate di Sodoma, uno dei suoi film più discussi, e contemporaneamente nella stesura di Petrolio, un romanzo che è piuttosto un verbale di magistratura e un atto di accusa contro il potere economico e politico di E. Cefis, elaborato a partire dal libro di G. Steimetz “Questo è Cefis” sugli intrighi e le trame orditi dall’ex presidente dell’Eni e della Montedison, quando entra nel mirino dei servizi segreti e di gruppi criminali come figura pericolosa da eliminare. Così, con il pretesto di ottenere un riscatto per la pellicola trafugata di Salò, nella notte tra l’1 e il 2 novembre viene condotto da alcuni malavitosi presso l’Idroscalo di Ostia che si trasforma quasi in un set cinematografico dove  si svolge una pantomima orchestrata nei minimi dettagli: qui verrà  picchiato violentemente e investito, ormai agonizzante, da un veicolo identico al proprio in modo tale da far risultare colpevole dell’omicidio l’inconsapevole Pelosi come se fosse  alla guida dell’auto dell’amante.

La verità oscura sulla fine di Pasolini

“Chi ha ucciso Pasolini?”: è questo il sottotitolo ammiccante de La macchinazione che nasce come concretizzazione della risposta latente a una domanda che da anni ci si pone nel mondo della cultura  non solo italiana, ma internazionale. Di fronte ad uno scrittore di indiscusso talento, che è innanzitutto un uomo divenuto negli anni audace portavoce di disagi  collettivi e rivendicazioni sociali,attivo partecipante alla lotta sociale in un’Italia ormai annaspante, totalmente immersa nel marasma della contestazione giovanile e della guerra anacronistica tra partiti, soffocata dalla corruzione, da biechi meccanismi di potere, da loschi giri di denaro e cocaina, David Grieco tenta di portare alla luce la verità oscura sulla sua  scomparsa districandosi in una rete sempre più fitta di personaggi ed avvenimenti che popolano questa vicenda.

Fonte: www.mondofilm.it

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Il regista, presente con il medico legale Durante alla perizia nello sterrato dell’idroscalo, compie una scelta rivoluzionaria: realizzare un film che nasca dalla testimonianza personale e dall’osservazione diretta dei fatti, senza indulgenze sentimentali, compiaciuti patetismi, morbose allusioni alla sessualità contrastata dello scrittore (elementi costanti in buona parte della filmografia precedente sul tema); un film che sia essenzialmente  una rivelazione, non soltanto degli eventi succedutisi in quei giorni, quanto piuttosto dell’intero mondo interiore, della coscienza intellettuale e della visione della contemporaneità storica di Pasolini.

Uno svelamento dirompente, dunque, reso possibile dal ritrovamento di nuove prove ,ma  al tempo stesso un omaggio sottilmente dissimulato  ad una delle figure più banalmente svilite dalla critica letteraria dei nostri anni, spesso trascurata nella complessità delle sue riflessioni e in quegli aspetti della vita privata e morale alieni dall’impatto mediatico e dall’enfasi  della trasgressione.

Grieco crea così un’opera dalle molteplici sfaccettature dove la ricostruzione documentata  dei fatti si intreccia con l’efficace immediatezza delle scenografie (sia di interni che di esterni con effetti speciali di Mario Zanot) e si fonde con la suggestione della colonna sonora, album dei Pink Floyd destinato in origine ad Arancia meccanica (Atom Hearth Mother Suit del 1970) che diviene completamento indispensabile della narrazione in quanto “sfonda”, per citare lo stesso Pasolini in La musica del film, le immagini piatte o illusoriamente profonde, dello schermo, aprendole sulle profondità confuse e senza confini della vita”. Ricorre, inoltre, a frequenti citazioni dai suoi stessi articoli o dalle  opere che divengono espressioni privilegiate per manifestare la sua atipica posizione politica, la sua avversione verso il consumismo della realtà capitalistica e l’ aggressiva denuncia contro l’omologazione e l’inevitabile spersonalizzazione di una società massificata.                                                                                                                                               

Nemmeno la scelta degli attori è lasciata al caso nell’attenta costruzione de La macchinazione: Massimo Ranieri (amico di Pasolini che pochi mesi prima di morire, in uno spogliatoio, gli disse ” Sai che è proprio vero che Tu ed io ci somigliamo molto?”),  straordinario attore di teatro, vincitore del Donatello con Metello e amato da registri stranieri quali Claude Lelouch, si rivela l’interprete ideale di un personaggio sfuggente, a tratti ambiguo, di difficilissima identificazione.

Fonte: cinema-tv.guidone.it

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Tra gli altri : Libero de Rienzo e  Matteo Taranto (nel ruolo rispettivamente di Antonio Pinna e Sergio), Milena Vukotic (Susanna Colussi, la madre di Pasolini), Francois Xavier Demaison (Moreau, il giornalista che intervista Pasolini) e Roberto Citrani (Giorgio Steimetz), attori formatisi nell’ambiente teatrale, candidati e vincitori di numerosi premi, che dunque preservano  la limpidezza e purezza di una recitazione spontanea. Ma l’elemento più originale, che è al contempo quello di maggior vicinanza con la concezione filmica di Pasolini, è la volontà di rendere protagonisti dei giovani (Luca Bonfiglio e Marco D’Andrea come i fratelli Borsellino e soprattutto Alessandro Sardelli nel ruolo di Pino Pelosi), quei ” ragazzi di vita “, come Ninetto o Riccetto, cuore stesso dei suoi romanzi, che conservano ancora quella leggerezza e semplicità incorrotta tali da rendere La macchinazione scorrevole, quasi un racconto di un episodio di vita quotidiana (seppure in alcuni momenti eccessivamente dilatato dalla focalizzazione su dettagli secondari), ma al contempo più drammatico e incisivo nella sua manifesta attualità.

La macchinazione lancia dunque allo spettatore un messaggio, che è piuttosto un monito per il presente e un’ esortazione per il futuro: è necessario oggi valorizzare il ricordo dei grandi intellettuali che nel passato si sono battuti contro le mistificazioni e gli inganni del nostro tempo, farne emergere persino la voce polemica e le critiche più scomode da tollerare, indagare nella ricerca dei motivi che li hanno condotti ad assumere concezioni alternative dell’esistenza cosicché la verità, non essenzialmente una verità sulla morte quanto piuttosto sulla vita stessa, non venga mai travisata e tristemente distorta.                                             

La macchinazione è nelle sale dal 24 marzo, prodotta da Propaganda Italia in collaborazione con Montfluor Films, e distribuito da Microcinema Distribuzione.

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About

Nata a Roma nel 1995, ma napoletana d'origine, studia Lettere moderne presso l'Università di Roma Tre. Interessata e poliedrica, appassionata d'arte, cinema e teatro, ama la letteratura fin da bambina e ha fatto della scrittura il mezzo per conoscere se stessa e il mondo. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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