Il racconto della manifestazione a Roma di giugno 2009

Il racconto della manifestazione a Roma di giugno 2009

Molte volte, alzandomi la mattina e ripiombando nella solita routine, nel traffico caotico e assordante, nell’andirivieni distorto e assente della gente che si muove frettolosa come un fiume di formiche, mi sono chiesto se la mia città avrebbe mai potuto regalarmi uno scenario diverso.

Oggi è successo, Roma non sembra più la stessa , sono fermo in piazza della Repubblica, piena di musica e colori, circondato da una marea di persone che parlano tra loro, discutono, discutono anche concitatamente e fremono, come me, nell’attesa della partenza. E’ tutto così nuovo, così strano, sembra quasi che i palazzi e i monumenti intorno a noi non siano una semplice cornice fissa, ma prendano vita attraverso questa immensa folla. Dentro di me sale l’emozione mi sento un’importante goccia in questo agitato mare di pensieri.

È la mia prima partecipazione ad una manifestazione; insieme ai miei amici ho preparato striscioni colorati con slogan di protesta e ora siamo pronti ad urlare il nostro dissenso perché siamo in piazza per difendere la scuola.

All’improvviso sento scendere tutto intorno a me il silenzio, il cielo si rabbuia e rumoreggia arrabbiato – come la folla un attimo fa – e poi la pioggia scende a rovinare tutto e la mia avventura finirà prima di iniziare.

La delusione prende dentro di me il posto dell’eccitazione e mentre sto pensando a queste cose sento di nuovo salire le voci della folla, animate da nuovi entusiasmi, mi accorgo che ci stiamo muovendo: il serpentone umano comincia a snodarsi per le vie della città ignaro della pioggia che ci frusta ad ogni passo.

Mi guardo intorno e scorro i visi dei miei amici di marcia: visi giovani e incuriositi, visi maturi e arrabbiati, visi intensi e decisi, così diversi da me eppure in questo momento così simili nel sentire. Vedo una luce negli occhi, come di una possibile speranza, di un coraggio sempre meno timido a far sentire la propria voce.

Intorno a noi la città si anima al nostro passaggio fatto di palloncini colorati, striscioni e una strana e nuova musica nasce dall’armonizzarsi dei suoni dei fischietti e delle voci che cantano slogan; tante finestre si aprono su di noi come mille occhi, i passanti si fermano alcuni incuriositi, altri infastiditi.

Nella mia testa si agitano e si mescolano mille pensieri e passo dopo passo, slogan dopo slogan, vado avanti alla conquista della mia città gridando con decisione a tutti ciò in cui credo, vorrei che questa giornata non finisse mai.

Ora sono nel mio letto, ma la mia mente è ancora in marcia perché sento di aver dato un contributo importante anche se ero uno tra tanti, per un giorno sono stato, come dice A.Schweitzer, “una goccia nell’oceano ma questo è ciò che dà senso alla tua vita.”

Federico Cecchini



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