La “minaccia greca” all’Eurozona: facciamo chiarezza

Governo:fonti Ocse, Padoan a Economia, torna da Sidney

Pier Carlo Padoan

“Siamo tutti vincitori. È un grande passo avanti per l’Europa“. Sono le parole del ministro dell’Economia Padoan, a commento del raggiunto accordo del prestito ponte concesso alla Grecia.

Siamo sicuri che sia esattamente così? Proviamo a fare qualche semplice ragionamento.

La posta in gioco è il futuro dell’Europa. E come tale, si tratta di una posta troppo alta perché si permetta alla Grecia una exit strategy, che sia essa più o meno concordata, rispetto alla moneta unica.

Se la Grecia intraprendesse la strada della propria autonomia monetaria, significherebbe conclamare la reversibilità del processo di adesione alla moneta unica ed a tal proposito le parole di Mario Draghi, Presidente della Banca Centrale Europea, di qualche tempo fa, per il quale “l’euro è e deve essere irreversibile in tutti i suoi stati membri”, la dicono lunga sull’opportunità che si verifichi un’eventualità di questo tipo e sulla possibilità che la stessa rappresenti il primo evento di una uscita a catena da parte di altri stati. La capacità della moneta unica di fronteggiare siffatto rischio è forse considerata ridotta.

Oltretutto, una Grecia fuori dalla moneta unica che dovesse riuscire, artefice del proprio destino, a rimettere a posto la propria situazione economica, rappresenterebbe un esempio troppo “goloso” perché qualcun altro non tenti di seguirlo. E questo rappresenterebbe un problema anche per la “forte” Germania. Di contro, questo scenario, almeno nel breve termine, ha poche possibilità di realizzarsi.

Le mosse degli ultimi tempi, sono state senza dubbio quelle di due “contendenti”che si muovono entrambi su di un filo teso, il medesimo filo teso, con l’accortezza tipica di chi non vuole cadere giù ma non vuole neppure che l’esile filo si spezzi. I destini della Germania (e con essa dell’Europa) e della Grecia sono, infatti, indissolubilmente ed irrimediabilmente legati tra loro. Un’Europa senza la Grecia potrebbe avere ripercussioni sull’assetto tutto: una moneta unica dalla credibilità ulteriormente minata farebbe ancor meno di ora da collante tra i paesi membri, minando le fondamenta del progetto Europa-Unita.

tsipras-varoufakis

Tsipras e Varoufakis

Inoltre, Tsipras e Varoufakis (ministro dell’Economia) conoscono benissimo i rischi di un’uscita dalla moneta unica: la svalutazione di una piuttosto improbabile “nuova dracma” creerebbe non pochi problemi sia sul territorio nazionale (inflazione dovuta alla crescita dei prezzi) che al di fuori dei confini (nel rapporto di provvista con i fornitori esteri). Quale sarebbe, infatti, nel breve periodo il valore della “nuova dracma”? E chi accetterebbe di buon grado di intrattenere rapporti commerciali con la Grecia basati sulla nuova moneta?

In Grecia sono pienamente consapevoli di questo, è per questo che l’unica strategia possibile è quella di prendere tempo, in attesa di valutare se e come poter allentare la morsa delle riforme richieste. In Europa sono altrettanto consapevoli che l’exit strategy equivarrebbe ad una certa impossibilità della Grecia di rimborsare il proprio debito. Tuttavia, un effetto molto simile a quello dell’uscita dalla moneta unica avrebbe un percorso che non fosse capace di mettere la Grecia in condizione di far fede ai propri impegni finanziari: che convenienza avrebbe, in presenza di default, continuare ad adottare l’Euro nella penisola greca? Il processo di reversibilità dell’Euro sarebbe nuovamente innestato.

La lettura politico-economica della situazione potrebbe essere la seguente. Il popolo greco si è espresso mandando al governo chi aveva promesso in campagna elettorale che avrebbe intaccato il rapporto di forza tra la Grecia e la germanocentrica Europa in qualsiasi maniera, rendendosi artefice delle proprie scelte (ma non di un proprio destino fuori dall’Eurozona) all’interno della moneta unica ma con un ruolo nuovo, quello cioè di chi si fa promotore di scelte economiche differenti dall’austerità della Troika. Per cui, Tsipras e Varoufakis hanno portato sul tavolo la propria linea, ostentando (nel mentre si consumava una massiccia emorragia di capitali dallo stato ellenico) rigidità delle proprie posizioni ed eccessiva sicurezza, poiché, qualora un accordo non fosse stato raggiungo, l’uscita della Grecia sarebbe stata imputabile ad una volontà altrui e non ad un atto autonomamente deliberato.

Tsipras e Varoufakis, pienamente coscienti del mandato politico ricevuto dal popolo e consapevoli dell’inscindibilità delle fortune della Grecia da quelle dell’Europa tutta, hanno cercato di logorare la rigidità europea lavorando ai fianchi la Troika con una strategia spavalda e con la certezza di chi sa che la propria sconfitta avrebbe un prezzo anche fuori dal territorio greco.

E’ per questa ragione che l’accordo raggiunto potrebbe essere una finestra aperta per dare respiro alla Grecia in attesa che entrambi gli attori sulla scena ridisegnino una strategia condivisa che draghi-tsipras-merkel-apeporti la Grecia stessa a guadare il fiume della propria crisi economica. Riscadenzare il debito potrebbe a questo punto essere la soluzione più probabile ed opportuna.

Nel frattempo però, le misure che il duo Tsipras-Varoufakis dovrà accingersi a varare, con la benedizione dell’Eurogoverno, potranno essere assunte all’interno di un perimetro dai confini meno stringenti rispetto al passato, o almeno così si spera. Rimaniamo comunque alla finestra per verificare quale sarà l’esito del programma di riforme, guardandoci bene dai facili trionfalismi.

Ad ogni modo è su questo punto che prende avvio un altro tipo di valutazione, non solo economica ma anche politica. Due sono, infatti, le ragioni che rendono di fondamentale importanza la libertà di manovra che la Grecia dimostrerà di avere.

Intanto la fumata bianca dei giorni scorsi sembra mostrare una inversione di tendenza nei rapporti Europa-paesi membri nella misura in cui non sarà l’Eurogoverno a dettare alla Grecia l’agenda delle riforme, ma sarà la Grecia a programmarle per poi sottoporle alla Troika.

In secondo luogo, la strategia Greca e l’accordo raggiunto aprono una crepa nella strategia economica monocratica che ha caratterizzato questi anni. E come se non bastasse, l’accordo raggiunto, non solo mina profondamente il ruolo della Germania ma crea ulteriore scompiglio negli stati membri, poiché paesi quali – ad esempio – Spagna ed Italia hanno dovuto, invece, in passato seguire rigidamente i dettami dell’Eurogoverno. E quest’ultimo aspetto potrebbe creare non pochi problemi di consenso, sul piano nazionale, ai diversi governi, andando ad alimentare quel nazionalismo monetario anti-euro che non farebbe altro che ingrossare le fila dei partiti che ne cavalcano l’onda. In questo senso, attenzione alle crescenti aspirazioni degli altri paesi, nei confronti di politiche economiche lontane da quelle, obtorto collo, adottate fino ad ora. Anche in questo senso una nuova strategia economica condivisa (ed in direzione anti-austerity) da tutti i paesi membri, sarebbe auspicabile, anche alla luce della pochezza dei risultati prodotti dal piano di austerity imposto alla Grecia in passato.

Problema simile potrebbe interessare gli stessi ellenici, seppure in misura minore, dovendo sia Tsipras che Varoufakis affrontare la propria opinione pubblica, nel caso in cui le loro riforme non saranno poi così radicalmente anti-austerity come promesso.

Grecia-Merkel-augura-forza-e-successo-a-neo-premier-Tsipras-640x424Ma al di là dell’analisi politica la vera riflessione, al di là anche del grado di autonomia e manovra che verrà concesso ai greci, riguarda, in un momento come questo, in cui la lunga crisi continua ancora a mietere vittime, l’euro non si è dimostrata una moneta capace di sorreggere l’eterogeneità degli stati aderenti e le istituzioni non sono riuscite a varare politiche economiche in grado di far ripartire l’economia, la capacità che tutti i governanti si adoperino nella direzione di una vera svolta alle strutture su cui l’Eurozona si fonda, lavorando al fianco della Grecia prima e di ciascun altro paese poi, per poter intraprendere la via di una unità sovranazionale in grado di disegnare i nuovi tratti di un’Europa completamente diversa da quella che conosciamo oggi.

[…] In assenza di condizioni per una riforma del sistema finanziario e della politica monetaria e fiscale che dia vita a un piano di rilancio degli investimenti pubblici e privati, contrasti le sperequazioni tra i redditi e tra i territori e risollevi l’occupazione nelle periferie dell’Unione, ai decisori politici non resterà altro che una scelta cruciale tra modalità alternative di uscita dall’euro. (The Economists’ Warning, Financial Times, Settembre 2013)

Siamo tutti vincitori? Forse sarebbe più opportuno pensare che la “prova greca” è la vera partita e che solo una nuova Europa ci vedrebbe tutti vincitori.

 

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About

In qualità di Advisor presso la società di Revisione e Consulenza BDO Italia SpA (www.bdo.it), opera nell'area Governance-Risk-Internal Control. Laurea in Economia delle Istituzioni e dei Mercati Finanziari nel 2006, con una tesi in Tecnica di Borsa. Master e formazione professionale: - Intermediari Finanziari e Gestione del Risparmio (Master, Tor Vergata, 2006); - Diritto e Tecnica dell'assicurazione (Master, LIUC di Castellanza, 2011); - Credit Management (Master Executive, Il Sole 24 ORE Business School, 2014-2015). Dopo una breve esperienza in Banca Popolare Pugliese, dal 2007 e per 8 anni, fa parte del team di Milliora Finanzia Spa, intermediario finanziario di cui diventa Responsabile Operation nel 2011. Intraprende, a partire dal 2011, alcune occasionali collaborazioni in qualità di contributor con siti specializzati e riviste on line quali Diritto 24 – Il Sole 24 Ore, Compliancenet.it, DirittoBancario.it, AnalisiBanka.it, Simplibiz.net, oltre che con altri intermediari finanziari minori. Appassionato di auto, officine, restauri, inizia a collaborare con il blog di Wild Italy, alla sezione Motori, nell’ottobre 2013; partecipa al progetto di trasformazione del blog in testata giornalistica autorizzata in qualità di socio fondatore e componente del consiglio direttivo (2014). CAPOSERVIZIO ECONOMIA


'La “minaccia greca” all’Eurozona: facciamo chiarezza' have 1 comment

  1. 27 Maggio 2015 @ 12:45 pm "Non per un'Europa tedesca, ma per una Germania europea" | Wild Italy

    […] però, che il “Grexit“, l’incapacità di rimborsare i propri creditori, siano un interesse di tutti e coinvolga […]


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