La piazza si tinge di viola per il No B Day

Roma è stata invasa dal popolo viola. Il NO B DAY, ha radunato – dopo un lungo corteo da piazza della Repubblica – a piazza San Giovanni, 1 milione di persone (secondo gli organizzatori), 90 mila (secondo la Questura).

Al di là delle cifre – che vengono sempre strumentalizzate dalle autorità e dalla classe politica – ieri è scesa in campo, l’Italia della “Resistenza”, l’Italia che – attraverso uno strumento straordinario, qual’è la rete – manteneva (e mantiene tutt’ora) una coscienza critica e una capacità di indignarsi (fortunatamente!) che li ha spinti ad uscire fuori dalle case per tentare di cambiare questa realtà, per tentare di smuovere i piloni che tengono in piedi la struttura della casta politica.

L’iniziativa, è partita on line, per la prima volta dalla rete. Proviamo a ripercorrere “le tappe” che hanno dato vita a questa grande rivoluzione: l’idea, prende forma il giorno successivo alla bocciatura del Lodo Alfano – su Facebook –  attraverso la creazione, da parte di un gruppo di blogger, della pagina “Una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi”. Le loro richieste sono state, sin da subito, chiarissime: <<Berlusconi deve dimettersi e difendersi, come ogni cittadino, davanti ai Tribunali della Repubblica per le accuse che gli vengono rivolte>>, aggiungendo: <<Riteniamo che il finto fair play di alcuni settori dell’opposizione, costituisca un atto di omissione di soccorso alla nostra democrazia>>. Vista all’inizio, come un’impresa senza speranza di riuscita, in poco tempo cominciò a essere diffusa e condivisa fra i migliaia di utenti del social network creato da Mark Zuckerberg, facendo crescere la lista dei sostenitori vertiginosamente. Viene scelto come colore ufficiale dell’evento, il viola (non presente su alcuna bandiera di partito ed, inoltre, colore dell’autodeterminazione)

Il 14 ottobre prende il via la creazione della pagina di Twitter; del blog e del sito; la traduzione dell’appello in 10 lingue e la fondazione dei gruppi locali. La loro organizzazione si basa su un concetto molto semplice: chiunque ha una qualche competenza specifica, può dare una mano. Dodici giorni dopo (il 26 ottobre), il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero e il Presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, indicono una conferenza stampa, per annunciare la propria partecipazione alla manifestazione. Alla lista degli aderenti, si aggiungeranno anche i Verdi e una parte della Cgil. Si mobilita anche il mondo della cultura. Firmano l’appello decine di artisti: da Andrea Camilleri, a Dario Fo e Franca Rame ad Ascanio Celestini. Comincia la promozione anche su alcuni quotidiani, come “Il Fatto Quotidiano” di Padellaro (che ha seguito il “movimento”, fin dal 10 ottobre).

Il 19 novembre, viene ospitato ad Anno Zero, uno degli organizzatori del No B Day (il Griso) e si realizza l’inimmaginabile: la pagina della manifestazione tocca la quota di 300.000 sostenitori. I primi di dicembre, partono le operazioni di volantinaggio, volte a tenere alta l’attenzione verso la fatidica data del 5. Il Pd, tanto per cambiare, non sa che fare: partecipare oppure no? Bersani tentenna, aspettando il suggerimento di “baffino” D’Alema (alla fine, darà comunque il suo benestare, ma non presenzierà) ; Rosy Bindi afferma: <<Se non fossi Presidente del partito, ci andrei>> capite bene come stanno messi…..

Gli unici che – inizialmente – non hanno esitazioni, sono Furio Colombo, Ignazio Marino ed In Scalfarotto (Vice Presidente del Pd). Alla fine comunque verrà adottata la linea del: “Se proprio ci volete andare, andateci” (difatti, parteciperanno – alla fine – : Furio Colombo, Franceschini, Rosy Bindi, Ignazio Marino, Debora Serracchiani). La Bindi, dichiararerà in seguito: <<Parteciperò come tanti nostri militanti, dirigenti ed elettori del Pd, Sarò insieme a loro: devono sentirsi a casa loro nella piazza e nel Pd. Come ha detto Bersani, tutti devono dare una mano a unire e non a dividere l’opposizione, per costruire insieme un progetto efficace di alternativa alla destra di Berlusconi>>.

Finalmente, arriva il grande giorno. Migliaia e migliaia di persone – da ogni parte d’Italia – si riversano in piazza della Repubblica, cominciano a campeggiare cartelloni raffiguranti il Premier dietro le sbarre e la dicitura “Pensiero stupendo”, striscioni con su scritto: “Berlusconi dimissioni”, lettere formato gigante (trasportate da 4/5 ventenni) che compongono la parola “Dimettiti”.

Alle ore 14 si comincia a percorrere Via Cavour (e poi Via Merulana) in direzione di piazza San Giovanni, dove è già stato allestito il palco e i vari gazebo dell’Idv (con una raccolta firme), de “il Fatto Quotidiano” e dei partiti aderenti.  Ogni tanto il corteo si ferma e comincia a saltare sul posto, al grido di: <<Chi non salta Berlusconi è!>>. Verso le 15.30, arrivo (perchè anche io ero presente insieme a qualche sostenitore di Wild Italy) al punto focale dell’evento, dove vedo esibirsi un gruppo di giovani musicisti, i quali cominciano ad intonare l’inno della manifestazione. Tante le personalità che si sono avvicendate sul palco o di cui hanno proiettato un contributo, in quanto non potevano esserci: da Margherita Hack – di cui hanno proiettato un video – si domanda come mai Angelino Alfano (e il Governo in generale), si lasci mettere i piedi in testa dal Premier e si chiede inoltre, dove sia finita la dignità di queste persone; ad Ascanio Celestini (che ha paragonato Berlusconi ad un’industriale produttore di merda) a Dario Fo e Franca Rame (il primo si è detto stufo di questa situazione di merda in cui viviamo mentre lei ha letto un monologo scritto poco prima riguardante il nostro paese e le donne).

La giornalista (corrispondente finlandese in Italia), Liisa Liimatainen, ha portato la sua testimonianza, relativa allo stato dell’informazione italiana e di come – la stampa estera – vede il nostro paese. Giorgio Bocca e Antonio Tabucchi, non potendo presenziare, hanno mandato due filmati, commentando la manifestazione e l’anomalia democratica, rappresentata da Silvio Berlusconi. Tabucchi – nel filmato – ha conversato con uno degli organizzatori, sottolineando che si è allontanato dal nostro paese, anche se lo ama profondamente, a causa di ciò che sta vivendo. Bocca è stato più diretto, definendo gli italiani che hanno votato Berlusconi (alle Politiche del 2008) “antidemocratici”.

Mario Monicelli, ha lasciato il suo segno (intervenendo di persona) lanciando un appello ai giovani: <<Chiedete uguaglianza, giustizia e diritto al lavoro. Niente più di questo. La libertà è già un’altra cosa>>. Scroscianti applausi, per il fratello di Paolo Borsellino, il quale – insieme al suo “popolo delle agende rosse” – ha preso la parola, dichiarando: <<Vogliamo fuori la Mafia dallo Stato. Il vero vilipendio è che persone come Schifani e Berlusconi occupino le istituzioni. Schifani non vuole chiarire i rapporti avuti con la mafia nel suo studio professionale>>.

Le reazioni da parte della maggioranza, fra ieri ed oggi, sono arrivate a iosa. Renato Brunetta, Ministro per la Pubblica Amministrazione: <<Loro suonino le loro trombe, noi suoneremo le nostre campane>>. Il deputato Margherita Boniver, critica: <<Non ci verrebbe in mente di insultare e demonizzare l’avversario politico che invece è il fatto saliente della manifestazione, che usa i soliti slogan delle piazze rosse>>. Per il piduista Fabrizio Cicchitto: <<questa è la dimostrazione che c’è una parte cospicua della sinistra guidata da Di Pietro, dal suo partito e da un pezzo del Pd che gioca tutte le sue carte sullo scontro frontale, sul giustizialismo, sulla demonizzazione dell’avversario>>.

Tralasciando tutte le altre dichiarazioni di questi politicanti – legate da un filo rosso che ci addita come “giustizialisti”, come persone che “sanno solo urlare insulti”, come un orda di Spatuzza – bisogna mettere in chiaro una cosa: la manifestazione di ieri, è stata organizzata per la prima volta dalla rete, da ragazzi come noi che – ogni giorno – lottano con i nostri stessi problemi e che, stufi di questa situazione, hanno organizzato questo evento per smuovere le coscienze degli italiani. Le dichiarazioni del Governo e della sua maggioranza di sudditi, denotano solo una cosa: che HANNO PAURA! Si sono resi conto – per la prima volta – di quanto sia straordinaria la rete e di come sia riuscita a portare in piazza così tanta gente che si è ”rotta i coglioni” di essere governata da loro. Faranno tutto il possibile per ostacolarci, questo è sicuro. Comunque sia, ieri è scesa in piazza la fetta dei cittadini di cui hanno più paura, il cosiddetto “popolo pensante”, che non si arrende, che non vuole finire lobotomizzato dai media.  Non eravamo – come continuano a dire – al seguito di Di Pietro. Chi era presente, avrà potuto constatare che le bandiere del suo partito c’erano, ma lui si è unito al corteo dei cittadini…..non è salito sul palco a tenere un comizio per racimolare qualche voto in più.

Ieri, oltre a me, sono scesi in piazza tanti altri Italiani a cui sta a cuore il nostro paese, che vogliono difendere la democrazia e la Carta Costituzionale, troppo spesso calpestate da un Primo Ministro, mafioso e piduista, e da questo Governo di inquisiti e pregiudicati.

Un’altra Italia è possibile e realizzabile…ieri ne abbiamo avuto la prova, cominciandola a ricostruire insieme.

MATTEO MARINI


About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics – Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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