La pillola dei cinque giorni dopo.

Da Lunedì sarà in vendita nelle farmacie italiane il farmaco EllaOne, più banalmente chiamato “la pillola dei cinque giorni dopo”. Come al solito ci ritroviamo a rincorrere molti altri paesi del mondo, trentanove, in cui il farmaco già esiste ed è in commercio da tempo.

Cosa cambia rispetto alla famosa “pillola del giorno dopo”? I produttori, l’ Hra Pharma, dicono che sia più efficace e meno rischioso per il corpo della donna, è un farmaco che necessita di una prescrizione medica e di un accertamento di non-gravidanza fatto con un semplice test.

Non è una pillola abortiva come la RU-486, ma anticoncezionale che agisce ritardando l’ovulazione in modo da prevenire la fecondazione. Questo passaggio è fonte di grosse polemiche; l’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che la gravidanza inizi nel momento in cui l’ovulo fecondato si impianta nell’utero, ma molti movimenti cattolici e non gridano all’immoralità del farmaco considerandolo abortivo in quanto la vita inizierebbe con la fecondazione dell’ovulo.

Siamo un paese in perenne ed affannata rincorsa, la pillola del giorno dopo in Italia necessita di ricetta medica per essere venduta mentre in Usa, Svizzera, Spagna e Francia è tranquillamente acquistabile in farmacia, facciamoci del male e guardiamo al Regno Unito dove pare che a Manchester si stia iniziando a distribuire gratuitamente. Ma qui viviamo nel paese che si prende a carico la difesa della vita come diritto umano, e il Movimento per la Vita ha già pronto il ricorso al Tar.

Non posso esaurire in un articolo la questione che l’introduzione di questo nuovo farmaco ripropone, ma vorrei comunque provare a porre l’accento su alcuni passaggi fondamentali che sembrano irrilevanti perchè scontati.

Si parla di bioetica ossia del momento in cui l’etica si prende a carico la vita umana, si parla di biopolitica in quanto l’etica sta sotto il dettame politico. Quando la politica decide della vita sorgono i problemi, e non è così facile stare in una posizione o in un’altra perchè vietare l’aborto è tanto grave quanto vivere in una società di individui che pensano di abortire un figlio con dei problemi in quanto “non avrebbe una vita felice”, “ma poi che vita gli faccio fare?” è una frase più che legittima ma identifica una trasformazione dell’essere umano che può portare a derive pericolosamente eugenetiche dettate dall’unico valore dell’utilità o del godimento.

D’altro canto però movimenti cattolici come il Movimento per la Vita intrisi di dogmatismo finiscono per andare a decidere della vita umana tanto quanto la Chiesa decise per la vita di Giordano Bruno. Nell’epoca contemporanea, in un occidente cristiano la vita è il valore supremo ed il mantenimento di questa un valore morale da difendere, ma di che vita si tratta? Si tratta della vita data da Dio, della vita biologica, vicina al puro dato medico. Se l’embrione è già “diritto umano” abortire è omicidio. Tutto fila liscio, ma due implicazioni forti sono imprescindibili.

Se la vita da difendere è la vita biologica allora l’embrione umano e la vita umana quale differenza avrebbero dall’embrione e dalla vita di un cavallo? Biologicamente di vita si tratta, e allora ecco che entra in gioco l’antropocentrismo biblico (e poi rinascimentale) che dalla Genesi pone tutte le creature del mondo a servizio dell’uomo.

La vita biologica umana è diversa dalla vita biologica di qualsiasi altro animale, è un diritto da difendere. Non ho mai sentito questi movimenti prendersi a cuore la vita dei maiali d’allevamento macellati in serie, l’antropocentrismo è ciò che rende il pianeta un qualche cosa al nostro servizio, il diritto alla vita umana è fondamentale e alle altre vite no. Difendere la vita come dato biologico significa difenderla con tutti i mezzi scientifici e non considerare gli altri aspetti dell’essere umano come la soggettività, il desiderio. La Chiesa ha sempre ripudiato la psicanalisi e questo è un tassello da considerare, ma considero la soggettività ed il desiderio degli esseri umani come “diritto” da difendere con tutti i mezzi, non tanto la vita biologica.

Si consideri il fatto che l’eliminazione della soggettività e l’identificazione dell’umano come caratteristica biologica è stato il piano del nazismo e dei campi di concentramento; bisognerà allora affrontare il grande problema di come il desiderio sia incanalato nella società contemporanea, il luogo del nostro desiderio è il più malleabile dal potere e ideologie come quella cristiana l’hanno eliminato sostituendolo con questi dogmi come il “diritto alla vita” che suona più come un “obbligo alla vita” che di umano non ha proprio nulla.

ANDREA NALE

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Posted by on Mar 31 2012. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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6 Comments for “La pillola dei cinque giorni dopo.”

  1. una sola cosa…
    piuttosto che di occidente cattolico sarebbe meglio parlare di occidente cristiano
    :)
    seppur sempre in fase discendente
    :)

  2. Andrea Nale

    Vero vero, cambiato. Grazie!

  3. Giacomo

    <>

    Dal Catechismo della Chiesa Cattolica.

    Non esprimo opinioni in merito se non che spesso si semplifica il Cristianesimo a ideoligia, quando invece si propone come qualcosa di totalmente opposto. Esiste un libro chiamato Catechismo della Chiesa Cattolica in cui è espressa la posizione ufficiale della Chiesa riguardo tematiche attuali e non. Spero queste parole non vengano banalizzate ma lette con occhi di chi sa con che cosa ha a che fare.

  4. Matteo Marini

    Giacomo, dovresti riscrivere le parole che avevi messo tra virgolette perché non sono visibili. Grazie :-)

  5. Giacomo

    2416 Gli animali sono creature di Dio. Egli li circonda della sua provvida cura. 292 Con la loro semplice esistenza lo benedicono e gli rendono gloria. 293 Anche gli uomini devono essere benevoli verso di loro. Ci si ricorderà con quale delicatezza i santi, come san Francesco d’Assisi o san Filippo Neri, trattassero gli animali.

    2417 Dio ha consegnato gli animali a colui che egli ha creato a sua immagine. 294 È dunque legittimo servirsi degli animali per provvedere al nutrimento o per confezionare indumenti. Possono essere addomesticati, perché aiutino l’uomo nei suoi lavori e anche a ricrearsi negli svaghi. Le sperimentazioni mediche e scientifiche sugli animali sono pratiche moralmente accettabili, se rimangono entro limiti ragionevoli e contribuiscono a curare o salvare vite umane.

    2418 È contrario alla dignità umana far soffrire inutilmente gli animali e disporre indiscriminatamente della loro vita. È pure indegno dell’uomo spendere per gli animali somme che andrebbero destinate, prioritariamente, a sollevare la miseria degli uomini. Si possono amare gli animali; ma non si devono far oggetto di quell’affetto che è dovuto soltanto alle persone.

    Non so il motivo ma le ha cancellate

  6. Ti ringrazio di questo tuo commento, non avevo mai letto queste parti in effetti. Io non ho mai detto che il cristianesimo impone di essere brutali con gli animali, ed apprezzo queste righe in cui l’amore per gli animali ed il creato sorge palese. Tuttavia quello che avevo scritto viene confermato, soprattutto dal “2417″, gli animali vengono posti come inferiori all’uomo e per questo è possibile un’uso di questi, è “legittimo servirsi” degli animali, accettabili anche le sperimentazioni mediche. C’è totale differenza tra gli esseri umani e gli animali, poi che gli esseri umani siano portati ad amare ed essere benevoli verso questi è un altro discorso. Resta la struttura di fondo che porta varie implicazioni, Dio ha consegnato gli animali a noi. L’occidente poi ha tenuto questa visione del mondo che è una struttura storica da discutere, nella storia c’è graduale apertura a quello che si considera umano e detentore di pieni diritti. Nel mondo greco c’erano gli schiavi che non erano uomini liberi, poi il cristianesimo ha esteso a tutti gli esseri umani l’uguaglianza; poi c’è stato il razzismo che considerava più umani di altri e la nostra società è fortemente influenzata dal sessismo. Nuove strade si stanno aprendo verso un’altra forma di discriminazione, lo specismo che considera una specie migliore delle altre. Ma ci stiamo spostando dall’argomento in discussione.

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