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La politica dei marziani

Scritto da Gianluca Caporlingua il 9 - January - 2010 Letto 86 volte

Siamo governati da gente totalmente scollegata dalla realtà. Il mondo, ed il nostro Paese è in prima linea, è schiacciato da una fortissima crisi economica ben lontana dal vedere la fine.

La gente stenta ad andare avanti, perde il lavoro e non riesce a vedere alcun futuro per sé e per la propria famiglia. Ma loro criticano i “disfattisti che si lamentano”.

La mafia opera all’interno dello Stato sin da prima della famosa trattativa di inizio anni Novanta (quando i rapporti si infittirono e si normalizzarono, diciamo). I pentiti fanno rivelazioni sconvolgenti sull’attuale classe dirigente italiana.

Ma loro preferiscono minimizzare, svilire, denigrare i collaboratori di giustizia, minacciando provvedimenti per ridurli al silenzio. E poi invece (un classico del rovesciamento della realtà), a reti unificate viene dato il massimo credito ad un boss mafioso che dice di non conoscere, di non ricordare e nel contempo lancia messaggi neanche troppo velati a chi di dovere.

A volte viene da chiedersi se si rendano davvero conto di ciò che dicono con un candore ed una tranquillità che verrebbe da considerarli fuori di senno…
Prendiamo Angelino Alfano, per esempio.

Un paio di mesi fa, in diretta televisiva, alla domanda del giornalista Floris sulla connotazione politica o meno della sentenza Mills, il Ministro della Giustizia rispose testualmente: “Io non giudico le sentenze…è una sentenza che riguarda un cittadino inglese e che non è in diretto riferimento al Presidente del Consiglio” . Ora, forse avrebbe fatto una figura migliore tirando fuori la solita manfrina della magistratura politicizzata perché, francamente, ascoltando quelle parole passai dall’incredulità al fastidio. Eh sì perché ci vuole coraggio ad affermare una cosa del genere per commentare la condanna di un individuo (Mills) proprio per essere stato corrotto da un altro individuo (Berlusconi), che però non può essere processato perché protetto da uno scudo spaziale (guarda caso chiamato Lodo Alfano). Oppure bisogna essere semplicemente degli stolti. Ma dato che non voglio credere alla tesi sulla stoltezza di chi ci governa, l’incredulità per certe uscite lascia spesso spazio al fastidio. Tanto fastidio. Rabbia.

Infatti, tendo più a ritenere che questi usino quella tattica ben collaudata che si riassume nell’aforisma del Ministro della Propaganda nazista, Joseph Goebbels: «Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità». Andare in TV ed insistere sul concetto che Berlusconi è un santo e che i giudici vogliono fare del male, colpendo lui che è innocente, al Paese, funziona. Ovvio, bisogna esprimere questi concetti con candore e dimenticandosi del pudore (questo lo sanno fare bene, devo dire). Bisogna mentire sapendo bene di farlo, ma con “sincerità”, con la faccia di chi non capisce di cosa mai si meraviglino certi increduli interlocutori.

Le perle di Angelino Jolie, però, sono tante. La più recente è quella del 7 gennaio, durante il vertice in Prefettura a Reggio Calabria con Maroni ed i vertici della sicurezza. Il ministro ha spiegato che “la parola ‘ndrangheta sarà inserita nei testi di legge dello Stato…Vogliamo colmare così una lacuna nella legislazione nazionale, in cui fino adesso si è citata soltanto la mafia”. Ecco perché fino ad ora non avevano fatto nulla per combatterla, non capivano cosa fosse! Ma l’ilarità del momento lascia spazio allo sconforto. Perché non è una battuta, purtroppo.

E che dire delle figure barbine di un altro illustre esponente del governo, il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa? Ad esempio, sempre durante una puntata di Ballarò, alla lettura delle dichiarazioni di Spatuzza su Dell’Utri e Berlusconi, ‘Gnaziu si accorse di un omissis. Apriti cielo! Il malcapitato Floris fu accusato di manipolazione. Urla di sconcerto per l’omissione, a detta del ministro, di una frase di Spatuzza che avrebbe definito Dell’Utri “compaesano” e “senatore” in riferimento ad un periodo in cui il braccio destro di Berlusconi non era politico né esisteva ancora Forza Italia. Quel La Russa sì che è un volpone! Smascheratore di giornalisti rossi! Peccato che qualche minuto dopo, Floris recuperò l’omissis incriminato e dimostrò che la frase mancante dalla dichiarazione era semplicemente “io chiesi se Berlusconi era quello di Canale5” .

La Russa, spalle al muro ma con nessuna intenzione di ammettere il proprio errore (e questa è una prerogativa fondamentale dei berluscones), decise quindi di spostare il discorso sull’attacco personale e l’insulto al povero Floris. Quando si dice che la miglior difesa è l’attacco…

Ma quello che più di tutti sembra vivere un altro tempo e su un altro pianeta è il leghista Castelli. I suoi show ad Annozero sono, a dir poco, pezzi degni di approfondito studio antropologico. Anche l’altra sera, i suoi interventi sono risultati un compendio di frasi fatte e vuoti luoghi comuni e, cosa peggiore, hanno dimostrato come il padano abbia irrimediabilmente perso il contatto con la realtà. Travaglio, nel suo intervento, denuncia la vergogna dei rimborsi elettorali. E lui cosa fa? Risponde che “la politica ha un costo” beccandosi un ovvio rimbrotto da parte del giornalista: “pagatevelo!”.

Popolo” e “lavoro”, però, stanno sempre in bocca. Nella teoria i leghisti sono bravissimi. Lavorano dalla mattina alla sera e si credono gli unici al mondo. Ad una precaria della scuola che sottolinea la differenza fra ciò che le televisioni raccontano (shopping, viaggi, spese…) e la realtà vissuta dalla maggior parte degli italiani (incertezza, stenti, un futuro a tinte nere…), Castelli risponde che “ci vuole più spirito positivo…i nostri padri hanno fatto l’Italia senza avere la pappa pronta”. E se gli si fa notare che i precari si ammazzano di lavoro in condizioni spesso estreme, come insegnare in classi di 30 bambini, lui controbatte che “ho rtrovato la foto delle elementari in cui c’eravamo io e Formigoni ed eravamo 44! E nessuno si lamentava”. “Forse è proprio quello il problema”, chiosa l’insegnante “disfattista”. A onor del vero, però, Castelli una cosa che mi trova d’accordo l’ha detta. Nell’incoraggiare il reclutamento dei giovani nelle file politiche della Lega, rassicura: “lavorando [e te pareva…] si può arrivare in alto…persino io sono diventato Ministro!”.

GIANLUCA CAPORLINGUA

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