“La Principessa e la Regina”, antologia confusionaria

imagesLa Principessa e la Regina – E altre storie di donne pericolose” è una raccolta di racconti cui partecipa il celebre George R.R. Martin, autore delle “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”, la saga di libri fantasy che ha ispirato il telefilm “Il trono di spade”.

La storia presentata dallo scrittore è un altro prequel della famosa saga (dopo “Il cavaliere dei sette regni”): la vicenda si svolge circa due secoli prima dei fatti narrati nel racconto principale. Tratta la terribile guerra civile che dilaniò la famiglia Targaryen alla morte di re Viserys I.

Seguono racconti di altri scrittori, quali Joe Abercrombie, Megan Abbott, Cecelia Holland, Melinda Snodgrass, Jim Butcher, Carrie Vaughn, Joe R. Lansdale, Megan Lindholm e Lawrence Block; in un mix di racconti fantastici, fantascientifici, avventurosi e talvolta inquietanti.

CRITICA.

Di per sé questo non sarebbe un cattivo libro, anzi, una raccolta di racconti fantasy può essere molto interessante: permette al lettore di muoversi tra stili diversi e autori altrettanto diversi restando tuttavia fedele a un filo conduttore, una costante comune che può essere il genere, o qualcosa di più sottile a livello di contenuti.4a82b493ae7463e9d0411c984caa629b

O almeno, questo dovrebbe essere in teoria, perché in pratica ciò non avviene. O è troppo sottile per bastare a soddisfare un lettore affamato e appassionato. Sorvolando sulla poco chiara esplicitazione di quanto George R.R. Martin sia partecipe al progetto (qualche ingenuo potrebbe credere che sia il solo autore o quasi, poiché il suo nome è scritto con il carattere più grosso di qualsiasi altro elemento nella copertina e la trama del suo racconto è l’unica riportata nel libro), il che può essere inteso come una mossa scorretta con cui si cerca di far “abboccare” i lettori con “l’esca” “Martin”.

Ma la delusione non si limita solo a questo. Fossero splendidi racconti si potrebbe anche perdonare, ma la maggior parte sono noiosi, mediocri e danno la sensazione di incompletezza. Colpa della brevità (la maggior parte circa venti-venticinque pagine)? Certo, un racconto breve è un qualcosa di complicato. Riuscire a riassumere in poche battute tutta una storia, specie fantasy-avventurosa con un inizio e una fine degni di questo nome non è davvero semplice. Questo lo possiamo concedere in difesa degli autori, ma, è pur vero che parliamo pur sempre di autori. Scrittori. Romanzieri, come li si vuol chiamare. Gente che lo fa di mestiere.

Ragion per cui, di fronte a un testo come quello di Joe Abercrombie non si può che arricciare il naso, sia per la protagonista, un personaggio che non esita ad attirarsi qualche antipatia, sia per la… Povertà del racconto. Una storia che si potrebbe download (1)leggere su un qualche sito gratuito e privo di controllo, non certo in una raccolta curata dal grande Gardner Dozois.

Stesso si può dire di “La conchiglia esplosiva”, di Jim Butcher, forse un gradino sopra Joe Abercrombie, ma ciò può benissimo essere dovuto allo spazio a sua disposizione (più del doppio delle pagine), in cui si commette anche il grave errore, almeno quando ci si rivolge a un pubblico di ragazzi e ragazze adolescenti, di presentare la protagonista bella perché/anche perché magra, eccessivamente magra.

Certo, ci sono anche testi buoni, come quello di Melinda Snodgrass, “Le mani che non c’erano”, ma sono una netta minoranza.

Insomma, nell’insieme l’antologia non convince, e pur avendo vinto il “World Fantasy Award”, resta un’opera deludente, almeno per chi si aspettava una creazione in totale (o a maggioranza) “stile Martin”.

 

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About

Studentessa di Editoria e Scrittura presso la Sapienza di Roma. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA.


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