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La profezia dell’armadillo, la graphic novel di Zerocalcare prende vita nel film di Emanuele Scaringi

Abbiamo recensito La profezia dell’armadillo, trasposizione cinematografica del primo libro a fumetti di Zerocalcare per la regia di Emanuele Scaringi. In sala dal 13 settembre

 

Quando nel 2014 Zerocalcare (pseudonimo di Michele Rech) annunciò sul suo blog che il primo libro a fumetti da lui realizzato, La profezia dell’armadillo (edito da Bao Publishing), sarebbe diventato un film con attori in carne e ossa per la regia di Valerio Mastandrea, il web iniziò a gongolare di piacere misto a paura. D’altronde si parla del primo grande successo di uno dei fumettisti italiani più idolatrati degli ultimi anni, eletto portavoce della generazione dei quasi trentenni prima e degli over 30 poi, ma capace di parlare un po’ a tutti grazie al suo attingere per strisce e graphic novel a esperienze di vita così ancorate al reale da rendere l’identificazione con stati d’animo e ansie varie pressoché inevitabile, sempre con la risata pronta a erompere.

Passati un po’ di anni da quell’annuncio bomba, del progetto sembravano però a un certo punto essersi perse le tracce. Salvo poi vederlo finire nelle mani registiche di Emanuele Scaringi – al suo esordio nel lungometraggio – con inizio riprese nel 2017 per la produzione di Fandango e Rai Cinema. Fino alla fatidica presentazione ufficiale del film al 75° Festival di Venezia nella sezione “Orizzonti”.

Sinossi

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Su sceneggiatura dello stesso Michele Rech insieme a Oscar Glioti, Valerio Mastandrea e Johnny Palomba, l’adattamento cinematografico de La profezia dell’armadillo parte sì dalla graphic novel di Zerocalcare, per presentarsi al tempo stesso come qualcosa di diverso che strizza l’occhio al resto della produzione fumettistica dell’autore.

La storia racconta del 27enne Zero (Simone Liberati), disegnatore senza lavoro fisso che vive a Roma nel quartiere periferico di Rebibbia. Zero si dà da fare tra ripetizioni di francese, un noioso lavoro in aeroporto e illustrazioni per gruppi musicali punk indipendenti. Nel tempo libero va a trovare la madre (Laura Morante) e affronta le peripezie quotidiane insieme all’amico di infanzia Secco (Pietro Castellitto). Il tutto tra una discussione e l’altra con un grosso Armadillo (Valerio Aprea), incarnazione della sua coscienza critica. La notizia della morte dell’amica di scuola Camille (Sofia Staderini) lo costringerà a meditare sulla vita, tra incertezze e incomunicabilità.

Una trasposizione non facile

Non poteva che essere un prodotto molto diverso dal fumetto l’adattamento per il grande schermo de La profezia dell’armadillo. Chi ha letto la graphic novel sa infatti bene come l’opera disegnata proceda come un susseguirsi di varie tavole autoconclusive per poi nel complesso portare a una più grande riflessione. Il tutto intervallato da flashback dell’adolescenza di Zero per raccontare il rapporto con Camille. Il film di Emanuele Scaringi riesce – pur tra qualche incertezza e scoordinazione – a rendere dignitosamente per immagini cinematografiche una storia a cui non è così facile dare una struttura più omogenea, e che solo apparentemente sembra non portare da nessuna parte.

Azzeccata la scelta dei bravi Simone Liberati e Pietro Castellitto che – forti di una non scontata naturalezza – riescono a non rendere mai caricaturali i personaggi di Zero e Secco incarnandone invece bene spirito, vizi e manie, tanto da portare lo spettatore a volergli bene come anche accadeva nel fumetto. Penalizzato da un agghiacciante costume di scena (non importa quanto l’”effetto Gabibbo” sia voluto o meno) Valerio Aprea dietro la pesante maschera dell’Armadillo riesce da parte sua a farsi perdonare lo shock dell’impatto visivo iniziale grazie alle perle di irresistibile cinismo e verve distruttiva.

I fan di Zerocalcare troveranno nel film la struttura portante della graphic novel e non un adattamento tavola per tavola. Se qualcosa inevitabilmente si è andato a perdere, qualcosa di nuovo si è invece positivamente aggiunto. A partire da riferimenti sparsi al resto della produzione fumettistica di Michele Rech che non sarà arduo cogliere (madri vs pc vi dice niente?).

Il mondo di Zero

Incorniciato da un prologo e un epilogo animato che ricordano quelle che sono le origini di carta del film, La profezia dell’armadillo di Emanuele Scaringi sceglie per la narrazione uno stile tradizionale che non vuol essere particolarmente originale ma quasi rispecchiare il mondo di Zero. Quello di tanti giovani non più giovani che cercano il proprio posto nel mondo, persi in una post-adolescenza infinita. In cui Roma è una città vista non nel suo complesso ma in zone da attraversare come se si attraversasse una frontiera. Tanto che un’uscita al centro rappresenta quasi un’esplorazione di un mondo altro popolato di strane creature (vedi l’incontro con la Greta di Diana Del Bufalo).

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Un esordio dignitoso

Se il film funziona meglio negli scontri/dibattiti tra Zero e Secco, è nei flashback legati all’adolescenza di Zero insieme all’amica Camille che La profezia dell’armadillo perde un po’ di smalto. Come se il regista non sentisse suo fino in fondo quello spaccato nostalgico di vita passata – quando si era “leggeri” – che invece racchiudeva i momenti di maggiore poesia malinconica della graphic novel, non a caso ispirata a eventi reali della vita del suo autore.

Manca in definitiva un po’ di “cuore” in più ne La profezia dell’armadillo film, che non riesce a “brillare” mai davvero. Anche a causa probabilmente della penalizzazione data dai lunghi problemi produttivi e/o da un budget contenuto. Eppure va riconosciuta all’opera di Emanuele Scaringi la capacità di mantenere un giusto equilibrio tra rispetto della fonte e desiderio di portare avanti non un semplice copia-incolla. Di aver cercato di dare il meglio, e di averlo fatto alla fine senza troppo deludere. Non un esordio folgorante, ma sicuramente onesto, capace di lasciare qualche interessante riflessione tra bocconi amari e sorrisi strappati.

La profezia dell’armadillo sarà al cinema dal 13 settembre con Fandango Distribuzione.

Fonte foto: fosforopress.com

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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