La prostituzione all’ombra del Colosseo.

A pochi passi dal Colosseo, tra gli eleganti vicoli del rione Monti, al centro della città Eterna, si apre uno scenario di promiscuità e vergogna. Un bordello a cielo aperto. Dieci donne straniere vendono il proprio corpo sulle scalinate di Via dei Quattro Cantoni. Sia di giorno che di notteGermany's Escort Girls Anticipate Increasing Demand During World Cup. Tappa fissa per chi esce dal cinema a luci rosse di Via Sforza, uno dei pochi rimasti nella Capitale. Basta fare solo 100 metri e girare l’angolo. Un po’ come la passeggiata fatta per digerire dopo un’abbondante cena al ristorante: doverosa. Prima al cinema, poi con le prostitute. Sono tutti uomini tra i 50 e i 70 anni, con difficoltà a esprimere la propria sessualità in modo sano. Entrano in sala con lo sguardo basso e occhiali scuri. I soldi già in mano. Pagano senza parlare e si avviano nel buio. Ma quel che succede tra le mura del Old Moon poco importa. È lì fuori, su quelle scale di pietra dell’antica Roma che si compiono i “peccati”.

Cristina, 29 anni, albanese. Faria, 22, somala. Katia viene dalla Bielorussia e ne ha solo 18. Ragazze con passati lontani e storie diverse, ma unite dallo stesso destino. La loro vita è appesa al filo dei desideri di un bruto, intrappolata tra le mani del loro protettore, M. Cristina, la più grande tra le “colleghe”, sono ormai molti anni che lavora con l’uomo.  Esattamente dodici. Cristina prima di conoscere M e di diventare una prostituta, era una sedicenne come tante, ottimista e determinata. Sono state proprio la risolutezza e la nausea della normalità, tipiche della sua età, che l’hanno portata a sperare in una nuova vita, migliore di quella in Albania. Ma il destino è stato crudele. L’Italia vista dal vivo non è  come appare sul piccolo schermo, fatta di stacchetti e lustrini, di giochi a quiz e televendite.

L’ Italia, per Cristina, è un incubo. Dal viaggio nei barconi, in più di cento. Ammassati come bestie, senza neppure  riuscire a resizerrespirare. All’arrivo a Brindisi, dove è stata prelevata da alcuni “ amici” di famiglia. La stessa famiglia che non vede e non sente dal 2000. Prima di arrivare a Roma, una coppia di connazionali la teneva blindata in un appartamento insieme a altre cinque donne. Dopo circa un anno, in cui è stata trascinata di città in città, di cliente in cliente, è giunta, infine tra le vie dell’Esquilino. 

Cristina, anche se non ha subito le terribili torture a cui vengono sottoposte gran parte delle prostitute, non ha futuro.  Nessuna libertà, nessun diritto.  “Non ho parenti qui, non ho fidanzato, neppure amici” racconta la giovane,  “siamo sempre e solo noi ragazze”. Imparare a convivere non è stato semplice, ma ora sono tutte molto unite. Anche abituarsi a fare del sesso con persone estranee non è stato facile. Alcune di loro erano vergini, altre alle prime armi. Sono dovute crescere in fretta. Odiano questo mestiere, ma non sanno come uscirne. Il sogno di Cristina è avere la possibilità di studiare e fare tanti bambini. Con i soldi che mette da parte vorrebbe comprare una casa in Albania dove poter trascorrere magari solo l’ estate, perché ormai il suo futuro è qui.

In Italia la prostituzione non è illegale. Lo sfruttamento della prostituzione e l’adescamento, si.  Ci sono sette proposte di legge in Parlamento:  tutte mirano a modificare la legge Merlin del ’58, che dispose l’abolizione delle case chiuse. L’elemento comune delle resizer (1)proposte è la condanna dello sfruttamento e della prostituzione coatta. Così la domanda sorge spontanea:  “Eppure tra via Cavour e Santa Maria Maggiore ci sono molte stazioni di polizia e carabinieri “.  Lei, che non capisce il senso dell’ osservazione, risponde “polizia? La polizia non è un è problema . Vengono, chiacchierano e se vanno”.  Solo una volta, molti anni fa, è stata arrestata e fatta rimpatriare. Ma qualche giorno dopo, si trovava già in territorio italiano, trascinata oltre il confine dalle forze dell’ ordine albanesi e venduta a nuovi sfruttatori e criminali.

Si dovrebbe dare una possibilità a chi, come Cristina, non ha scelto questa vita. A chi è stato colpevole solo di sperare e rischiare. A chi viene brutalmente sfruttato e privato del suo futuro. Invece, le istituzioni italiane chiudono gli occhi. E’ un dato di fatto che, dal ’58 ad oggi, il fenomeno della prostituzione si è totalmente spostato nelle strade, facendo così proliferare situazioni di criminalità, di schiavismo e di degrado sociale che una corretta disciplina di liberalizzazione, accompagnata da una concreta lotta alla criminalità potrebbero tentare di risolvere.



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