La pubblicità del canone Rai: esempio di disinformazione bugie e inganni

Da un po’ di giorni va in onda la nuova pubblicità per invogliare gli italiani a pagare il canone Rai. Protagonista della “fiction” è, tanto per cambiare, Pippo Baudo, che si alterna ora all’intramontabile Simona Ventura e che, in momenti differenti, fanno visita alla famiglia media italiana entusiasta della sorpresa.

Tutto sembrerebbe perfetto, l’atmosfera natalizia, la tipica calda accoglienza delle famiglie italiane verso ospiti più o meno illustri e graditi (si capisce subito che gli spot non sono stati girati a Rosarno..), i bambini felici di incontrare i loro beniamini (e anche i genitori, che da piccoli, erano sicuramente fan dell’eterno Pippo Baudo..) etc etc.

Ma c’ è qualche piccola “inesattezza” nel messaggio che viene mandato: sia la Ventura che Baudo, chiedono se si è già provveduto a pagare il canone e come si trovano gli inquilini con i nuovi servizi della piattaforma del digitale terrestre; ma cosa c’entra il pagamento del canone Rai col digitale terrestre???

Baudo, domanda se ci sia armonia fra marito e moglie ora che si hanno a disposizione ben 12 canali sui quali spaziare tra calcio, fiction e addirittura “informazione” e poi dice che tutto questo ha un irrisorio costo di 30 centesimi al giorno (per un totale di circa 110 euro l’anno).

La verità è che, pagando il canone Rai, non si ha la possibilità di vedere nessun canale; in regioni come Lazio, Val D’Aosta, Sardegna, Campania e tutte quelle in cui il segnale analogico è stato disattivato, i canali Rai si possono vedere solo acquistando un televisore di nuova generazione o munendosi di decoder digitale terrestre (oppure comprando una scheda Mediaset Premium).

L’associazione di idee che si vuol passare attraverso questa pubblicità è: pagando il canone Rai si accede ai servizi in chiaro del digitale terrestre; in realtà è vero esattamente il contrario, basta  infatti dotarsi di digitale terrestre, SENZA PAGARE ALCUN CANONE RAI, per fruire dei canali in chiaro della piattaforma che comprende tra gli altri, i tre canali Rai dove imperversano, a un po’ più di 30 centesimi al giorno, Pippo Baudo e la Ventura.

Pongo due domande per chiarire meglio:

Se io vivo a Roma, non acquisto un televisore predisposto per il digitale terrestre e non possiedo un decoder, pagando il canone, vedo Pippo Baudo sulla Rai in Tv?

Risposta: No.

Se invece, io vivo a Roma, acquisto un televisore con integrato digitale terrestre o un decoder, NON pago il canone Rai, posso vedere “Quelli che il calcio” della Ventura?

Risposta: Si.

La terza domanda vien da se….

Si potrebbe obiettare il tutto, dicendo che in verità il canone Rai, non è un abbonamento che da diritto alla visione dei canali, è infatti un’imposta sul possesso o sulla detenzione dell’apparecchio e deve essere pagato indipendentemente dall’uso del televisore o dalla scelta delle emittenti televisive (letteralmente dal sito della Rai); ma allora, a maggior ragione, perche la pubblicità associa il pagamento di una tassa di proprietà alla visione di canali, per giunta al di fuori del servizio pubblico? Sarebbe come dire che, pagando il bollo auto, lo Stato ti fornisca di una bella fiat Multipla.

VINCENZO PACILE’



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