La reazione della Francia dopo i fatti di Parigi

A meno di tre giorni dagli attentati parigini, la Francia ha già indicato le sue soluzioni. Di fronte al Congresso del Parlamento riunito a Versailles, ieri il presidente François Hollande ha presentato le misure che il Paese prenderà per affrontare la minaccia terroristica. Il discorso pronunciato di fronte ai rappresentanti della popolazione segnerà sicuramente una nuova svolta nella storia della Repubblica: ufficializzando da subito l’ingresso in guerra del suo Paese (colpita nei suoi «valori», nella sua «gioventù» e nelle sue «abitudini», «la Francia è in guerra» contro l’Isis), il presidente ha annunciato di voler «mettere tutta la potenza dello Stato al servizio della protezione dei concittadini».

LA POLITICA ESTERA: COOPERAZIONE E AZIONI MILITARI.

Dopo il cordoglio per le vittime, la condanna delle azioni terroristiche e il rifiuto della definizione di «guerra di civiltà» («questi assassini non ne rappresentano nessuna»), Hollande è entrato nel dettaglio hollande congrèsdei provvedimenti, a partire dalla politica estera.

Considerata l’escalation internazionale degli atti terroristici dell’Isis nel 2015, si inviterà innanzitutto il Consiglio di sicurezza dell’Onu a indire nel più breve tempo possibile una riunione straordinaria per affrontare il tema, organizzando nel contempo, per creare un fronte comune, degli incontri con Obama e Putin (considerato da più parti l’alleato scomodo quanto indispensabile in questa nuova guerra).

A livello europeo si richiederà inoltre l’applicazione dell’articolo 42.7 del trattato dell’Unione, che impone agli Stati membri di aiutare la nazione che ha subito un’aggressione armata sul proprio territorio. Pur nella volontà di garantire la possibilità di offrire asilo politico ai rifugiati («sono le vittime di questo stesso sistema terroristico»), Hollande ha detto che si farà infine portavoce in Europa di una stretta sui controlli alle frontiere europee, chiedendo inoltre misure più severe per punire il traffico d’armi.

La Francia però non si limiterà a questo. Il presidente infatti ha rivendicato la necessità dei bombardamenti sulla Siria (ripresi subito dopo gli attentati di Parigi, sabato), ma non solo: dopo aver ricordato gli interventi nella fascia del Sahel, Hollande ha affermato che «non si tratta di contenere l’Isis, ma di distruggere questa organizzazione per salvare dei popoli, come quelli della Siria e dell’Iraq, ma anche quelli del Libano, della Giordania, della Turchia, di tutti i Paesi confinanti». Se ne deduce dunque che i raid proseguiranno e potranno riguardare anche territori non siriani.

LA POLITICA INTERNA: MILITARIZZAZIONE E STATO D’EMERGENZA.

La svolta militare del discorso trova un corrispettivo nei provvedimenti di politica interna. Ricordando che «sono stati dei francesi, venerdì, a uccidere dei francesi», il presidente ha ricordato i primi provvedimenti presi durante il Consiglio dei ministri straordinario convocato poche ore dopo i fatti di sangue, in particolare la proclamazione dell’état d’urgence (letteralmente lo ‘stato d’emergenza’) che, in deroga alla preventiva autorizzazione giudiziaria, ha permesso subito, tra l’altro, una serie di perquisizioni e di limitazioni alla libertà di movimento, decisive per lo sviluppo delle indagini.

paris militariHollande ritiene però che ciò non basti per fronteggiare il pericolo. Perciò ha proposto l’approvazione di una serie di leggi ordinarie che portino a 3 mesi (rispetto ai 12 giorni previsti attualmente) la durata massima dello stato d’emergenza, che diano la possibilità di revocare la cittadinanza francese a chi, nato in Francia, rappresenta una minaccia per la nazione, che aumentino gli strumenti investigativi degli inquirenti e allarghino i limiti della legittima difesa degli agenti.

Garantendo un intervento volto a rafforzare il contingente delle forze dell’ordine (gendarmerie, polizia penitenziaria, polizia doganale), il presidente ha invocato anche una modifica della Costituzione per introdurre una condizione intermedia tra l’attribuzione di poteri speciali al solo capo della Repubblica che contrasti una minaccia «grave e immediata» (articolo 16) e lo stato d’assedio che, in caso di una guerra vera e propria, attribuisce direttamente all’autorità militare particolari competenze (articolo 36). Hollande infatti ha rilevato che i due articoli della Carta vanno addirittura oltre l’effettiva necessità sorta con gli attentati: la minaccia dell’Isis al momento non sta impedendo l’attività politica. Per questo motivo, rifacendosi anche alle modifiche costituzionali proposte nel 2007, si è proposto di valutare la sola modifica dell’articolo 36, in particolare con l’affiancamento, allo stato d’assedio, di quello d’emergenza, ovviamente nella versione modificata dalla proposta di legge ordinaria (che fungerebbe da ponte fino all’approvazione della revisione costituzionale).

FRANCIA VS  ITALIA.

Come facilmente prevedibile, le proposte contenute nel discorso di Versailles non hanno trovato un appoggio unanime, anzi. C’è chi, a destra, le ritiene inadeguate rispetto a quanto accaduto e chi, a sinistra, pensa che il sacrificio delle libertà individuali che esse richiedono vada oltre i benefici che potrebbero arrivare (peraltro solo eventuali, data la complessità del tema), soprattutto per aver accettato la sfida dei terroristi sul piano bellico. Resta un dato di fatto: dopo appena tre giorni, la Francia è di nuovo in piedi, pronta a cercare le soluzioni alla minaccia dell’Isis nei luoghi a ciò deputati. Magari quanto proposto è pure sbagliato (come ricordato da Gino Strada, la guerra porta solo a nuove guerre) ma, rispetto al solito, fazioso, triste e inconcludente teatrino della politica italiana, siamo su un altro pianeta.

 

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About

Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. REDATTORE SEZIONE INTERNI


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