La Resistenza partigiana

Al di là delle ovazioni in piazza Venezia all’annuncio dell’ingresso dell’Italia nel conflitto, l’andamento della guerra causa tra la popolazione un crescente malessere verso il regime, del quale approfittano i gruppi antifascisti, già presenti prima dell’8 settembre.

Sono i comunisti i primi ad organizzarsi, seguiti da socialisti, liberali e cattolici. Dal movimento Giustizia e Libertà, dei fratelli Rosselli, nasce il nuovo Partito d’Azione, al quale si aggiungono il Partito Socialista di Unità Proletaria, il Partito Liberale e della Democrazia del Lavoro, il Partito della Democrazia Cristiana. I vari gruppi superano le differenze ideologiche, relative soprattutto all’atteggiamento da tenere verso la monarchia una volta caduto il fascismo, e si intrecciano dando vita ai Comitati delle opposizioni, anticipatori dei Comitati di Liberazione Nazionale, istituiti immediatamente dopo la caduta di Mussolini e la conseguente fine del fascismo, nel luglio 1943.

Il governo Badoglio si muove in modo ambiguo, tiene trattative segrete con gli Alleati senza in alcun modo studiare come fronteggiare le inevitabili reazioni tedesche. Il 3 settembre l’Italia firma l’armistizio, proclamato solo cinque giorni dopo, senza che i soldati italiani abbiano ricevuto alcuna indicazione su come comportarsi nei confronti dei tedeschi, amici prima e improvvisamente nemici occupanti ora. Lo stato di co-belligerenza con gli Alleati non fa che peggiorare la situazione.

Gli anglo-americani sono bloccati a nord di Napoli, mentre nel resto della penisola si attivano gruppi di partigiani, con azioni di guerriglia e sabotaggio, sia in montagna che in città. Ai partigiani si uniscono anche semplici soldati e ufficiali, che non vogliono arruolarsi nella Repubblica Sociale Italiana di Salò, stato ufficialmente fondato e guidato da Mussolini, liberato dagli amici tedeschi, in realtà organismo fantoccio in mano al Terzo Reich.

La Resistenza non è solo opposizione armata. In appoggio alle bande partigiane vanno anche gli operai, con scioperi e manifestazioni di protesta, e la gente comune, spesso pronta ad aiutare apprestando viveri o fornendo rifugi e nascondigli. Bisogna però ammettere che i sentimenti della popolazione cambiano in parte a causa della violenza della reazione nazistea che per evitare il diffondersi su ampia scala dei movimenti partigiani, non esitano a giustiziare anche chi aiuta, in qualsiasi modo, i partigiani.

Anche gli Alleati iniziano a prendere in considerazione i resistenti, rifornendoli con sempre maggior impegno, pur prediligendo le formazioni apolitiche o comunque non collegate a movimenti di stampo marxista. Il timore è che che, a guerra finita, eventuali istanze rivoluzionarie sconvolgano gli equilibri già inevitabilmente precari del governo della capitale.

La liberazione di Firenze, nell’agosto 1944, dà il segno di come la Resistenza possa concretamente dare un valido contributo alla lotta antifascista. Purtroppo, il nuovo fermo degli anglo-americani lungo la linea gotica costringe i partigiani a passare un altro inverno nascosti sulle montagne, in attesa della primavera successiva, quando la linea gotica è superata e gli Alleati possono avanzare e procedere alla liberazione dell’Italia settentrionale, supportati da insurrezioni spontanee un po’ ovunque. Subito dopo la liberazione, il CLN dell’Alta Italia si assume tutti i poteri politici e militari, e riesce a salvare gli impianti industriali ancora intatti, a riportare l’ordine e ad attaccare le truppe naziste in ritirata e i fascisti della RSI.

SCRITTO DA STEFANIA PER Voglio Resistere



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