La riscossa ambientale che vale

Uscendo di casa la mattina, per andare a scuola o in ufficio, noi tutti possiamo vedere – seppur in certi periodi – quanto piene di spazzatura siano le nostre strade. Cumuli e cumuli di residui organici, plastica e carta che vengono abbandonati sul immondizia-per-le-stradeciglio di una strada, con nessuno che se ne occupi. Talvolta perché le discariche sono sature, altre volte per lo sciopero degli operatori ecologici, fatto sta che periodicamente ci sono problemi legati alla questione “ rifiuti”.

Anche noi giovani, ormai, ci siamo rassegnati di fronte a questa situazione. Sappiamo che queste disfunzioni del sistema rifiuti ci sono state, ci sono e continueranno ad esserci. Sfortunatamente viviamo in una nazione, una regione (la Campania, per quanto mi riguarda), una provincia che vedono i rifiuti come un problema e non come una soluzione. Istituzioni che cercano in tutti i modi di liberarsene, non riuscendo a capire che sono, invece, una grande risorsa. E mentre noi soffochiamo, o quasi, tra i rifiuti tossici provenienti dal Nord Italia e le ecoballe di nostra produzione, in Germania e in Olanda si utilizzano tranquillamente termo valorizzatori efficienti e funzionanti. Sono processi che generano ricchezza, che noi contribuiamo ad ingigantire visto che spediamo la nostra spazzatura proprio da loro.

L’inquinamento, il riciclo delle materie prime e le aree di smaltimento sono realtà con cui, purtroppo , dobbiamo convivere, fino a quando non verrà trovata una tecnologia innovativa per eliminare queste problematiche completamente. E sono, purtroppo, delle entità con cui ogni giorno i cittadini, spesso i più indigenti, si trovano a stretto contatto, magari di fronte alla loro finestra. I governi e le amministrazioni di qualsivoglia grado o competenza non possono sicuramente restare indifferenti, lasciando così campo libero a Mafia e Camorra.

Purtroppo anche qui, come per qualsiasi altro ambito dove è assente lo Stato, domina la malavita organizzata. Paradossalmente, in quei territori diventati celebri in tutto il mondo per i sacchi di spazzatura che occupavano interi quartieri, la popolazione è spesso complice di questi veri e propri criminali, che vendono la nostra e anche la loro terra, solo per il profitto. Qualcosa però sta cambiando. I cittadini stanno cominciando a capire, finalmente, che la loro salute vale di più di un posto di lavoro come operaio. Che forse la salute dei loro figli, i quali molto spesso nascono con mutazioni genetiche, sarà compromessa per sempre e nessun assegno potrà restituirgliela.

Fino a quando esisteranno luoghi come la Terra dei Fuochi in cui una bonifica sembra impossibile o troppo dispendiosa, implicando l’ormai sicura desertificazione di una porzione della Campania Felix, nessuno dei nostri amministratori potrà dire di aver fatto di tutto per rispettare l’articolo 22 della Costituzione (con cui, ricordo, la Repubblica si impegna a tutelare la salute di tutti i cittadini, soprattutto gli indigenti).30082010073

La rivoluzione culturale che serve, deve partire però proprio dai cittadini, quelli che hanno ancora a cuore la terra dove vivono. Se ognuno di noi, a partire dalla cabina elettorale fino al momento serale in cui va a buttare il sacchetto di spazzatura, riuscisse ad invertire il trend andato di moda sino adesso di snobbare le pratiche del riciclo, del riuso di un rifiuto, i risultati sarebbero straordinari. Formulato questo pensiero però, rifletto sulla mia situazione, di giovane studente, che non sempre rispetta le regole per la differenziata e pensa all’inquinamento ambientale come qualcosa di perlopiù lontano e distante, e a maggior ragione mi ci metto anche io tra le persone che devono voltare pagina.

Puntare sull’amore  per la propria terra e nel rispetto che le dobbiamo, per tutto quello che ci dà, incondizionatamente, potrebbe nascere un timido e sparuto segnale di riscossa. In ognuno di noi, nel profondo della nostra coscienza, questo sentimento c’è e ci sarà sempre. L’attaccamento forte e viscerale con la madre terra, con le piante, gli alberi e i frutti che ci nutrono. In questo modo l’esile piantina diventerà un grande albero, simbolo di rinascita e cooperazione sociale. Cercando di seguire un po’ di più le orme di San Francesco e un po’ di meno quelle dei camorristi, nei nostri piccoli gesti quotidiani. 



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