La riscossa del Made in Italy, il futuro che vorrei!

Futuro artigiano. L’innovazione nella mani degli italiani. Vincitore del premio Compasso d’oro 2014: “per aver fornito ragioni economiche e pratiche per rivalutare l’artigianato industriale italiano in un’ottica non nostalgica ma proiettata verso il futuro”, è innanzitutto un manifesto alla capacità tutta italiana di “saper fare”, di saper realizzare prodotti di altissima qualità, abbinando sapientemente conoscenza delle tecniche del passato, spesso tramandate di generazione in generazione, e straordinaria abilità manuale.

3170960_72dpiEd è proprio per questo suo rappresentare “il libro di riferimento del Made in Italy” che è stato premiato nel maggio scorso, rompendo al contempo il paradigma classico della manifestazione che ha sempre visto premiati esponenti del mondo del design.

Ma facciamo un passo indietro. Stiamo parlando del libro dell’economista veneziano Stefano Micelli, edito per la prima volta nel giugno 2011 e giunto oramai alla quinta edizione, il cui contenuto – come scrive lo stesso autore – vuole essere “un viaggio in un’Italia forse poco nota, ma vitale e sorprendente”, alla riscoperta del mestiere artigiano, dei saperi che cela, delle immense capacità che raccoglie, dell’incommensurabile bagaglio tecnico che attraverso la tradizione tramanda.

Chiave di lettura e punto di vista dal quale privilegiare l’analisi, cosa che peraltro è nell’assoluto intento dell’autore, è la possibilità di credere che una contaminazione tra cultura artigiana, processi di globalizzazione e nuove tecnologie, non solo sia assolutamente possibile, ma sia una strada, (magari l’unica, aggiungerei!) perché il Paese possa compiere quel passo avanti da anni (tanti, troppi!) atteso ed auspicato.

Come non condividere la tesi dell’autore?

Il tessuto economico italiano è composito e variegato, fatto certamente di centinaia di migliaia di piccolissime imprese, ma tenuto assieme da un unico filo conduttore che ne ha reso possibile – in passato – crescita e sviluppo, economico e sociale: la capacità manifatturiera.

Ovviamente il modello, l’evoluzione verso il quale il libro intende stimolare, nulla ha a che vedere con la nostalgica rievocazione di arti e mestieri del passato. Ed aggiungo, neppure con lo stereotipo della manifattura dedita alla realizzazione in serie di capi ed oggetti dal basso profilo qualitativo, nonché a produzioni improntate a politiche di prezzo che possano tentare di contenere la concorrenza dei prodotti realizzati nell’est del mondo.

Dunque, nessuna riproposizione ‘tale e quale’ di quanto già visto, sperimentato ed ovviamente superato, ma una valorizzazione più ad ampio spettro delle competenze che il mondo ancora ci invidia in termini di capacità di saper lavorare la materia prima quasi infondendole un’anima e facendole assumere sembianze e caratteristiche di prestigio che pochi prodotti rivali hanno al mondo, anche attraverso il ricorso a grandi competenze in campo ‘artistico’ e di design.  Una manifattura guidata da politiche di differenziazione di prodotto, di estrema possibilità di personalizzazione dello stesso, così da renderlo il più congeniale possibile al proprio acquirente.

Produzioni realizzate in aziende brain intensive (cioè ad alto potenziale di capitale umano e di conoscenza), capital intensive (ad alto investimento di capitali in tecnologia, ricerca e sviluppo), con ambienti di lavoro modernamente ed adeguatamente organizzati (anche rispetto alle esigenze delle nuove famiglie italiane) e facendo ricorso a manodopera formata ed adeguatamente specializzata.

E’ indubbio, quindi, che quanto sopra esprima un’idea di impresa ben lontana da come siamo abituati a concepirla.

Quello in cui credo è, in sintesi, che si possa dar vita, grazie anche e soprattutto alla costante crescita del movimento italiano dei makers ed alla spinta innovativa che questo movimento culturale esercita sul sistema, ad un nuovo modello di business, una sorta di  restyling  di una ‘Old economy’, in grado di coniugare per esempio, artigianalità e nuovi materiali, come il carbonio.DSC_5196

Una sintesi, secondo me perfetta, della nostra storia e del futuro che tanti cervelli, anch’essi made in Italy, hanno dimostrato di sapere realizzare con competenza e lungimiranza.

E chiudo con un esempio (che poi in realtà è un incontro) con uno dei makers, una giovane ragazza, designer ed imprenditrice, Tania Marta Pezzuolo, che in pochi mesi e quasi per caso, ha con grande sagacia realizzato un prodotto la cui richiesta proviene da ogni angolo del mondo: accessori in fibra di carbonio.

Ebbene sì, che sia una borsa, che si tratti di una pochette, che si desideri una borsa da lavoro non convenzionale, la risposta è sempre la stessa: fibra di carbonio ‘modellata’ attraverso la stampa 3D.

L’utilizzo di tecniche e materiali innovativi, in questo caso, porterà alla realizzazione di una prima vera e propria collezione, a cura di un’azienda di Valentano che vanta una più che trentennale esperienza nel campo della lavorazione della pelle e della conseguente realizzazione di prodotti di lusso e che ha deciso di affrontare questa nuova sfida.

Fibra di carbonio, stampanti 3D, scarpe in pelle altamente personalizzate, nuovi sistemi di tecnologia per l’efficientamento energetico delle abitazioni. Insomma, una lunga serie di novità, che si possono ammirare in una Maker Faire (una fiera ricca di makers che espongono le proprie realizzazioni) e che possono e devono essere valorizzate non solo per farne il fulcro di una nuova rivoluzione industriale ma per ridare vita al nostro asfittico settore manifatturiero, il tutto all’insegna di un nuovo Made in Italy.


About

In qualità di Advisor presso la società di Revisione e Consulenza BDO Italia SpA (www.bdo.it), opera nell'area Governance-Risk-Internal Control. Laurea in Economia delle Istituzioni e dei Mercati Finanziari nel 2006, con una tesi in Tecnica di Borsa. Master e formazione professionale: - Intermediari Finanziari e Gestione del Risparmio (Master, Tor Vergata, 2006); - Diritto e Tecnica dell'assicurazione (Master, LIUC di Castellanza, 2011); - Credit Management (Master Executive, Il Sole 24 ORE Business School, 2014-2015). Dopo una breve esperienza in Banca Popolare Pugliese, dal 2007 e per 8 anni, fa parte del team di Milliora Finanzia Spa, intermediario finanziario di cui diventa Responsabile Operation nel 2011. Intraprende, a partire dal 2011, alcune occasionali collaborazioni in qualità di contributor con siti specializzati e riviste on line quali Diritto 24 – Il Sole 24 Ore, Compliancenet.it, DirittoBancario.it, AnalisiBanka.it, Simplibiz.net, oltre che con altri intermediari finanziari minori. Appassionato di auto, officine, restauri, inizia a collaborare con il blog di Wild Italy, alla sezione Motori, nell’ottobre 2013; partecipa al progetto di trasformazione del blog in testata giornalistica autorizzata in qualità di socio fondatore e componente del consiglio direttivo (2014). CAPOSERVIZIO ECONOMIA


'La riscossa del Made in Italy, il futuro che vorrei!' has no comments

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Shares