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Anello e MVP delle Finals: la rivincita di Kevin Durant, 5 anni dopo

Rivincita doveva essere e rivincita è stata. Kevin Durant conduce i Golden State Warriors all’anello e conquista il premio di MVP delle Finali. Sono cinque, giorno più giorno meno, gli anni passati dalla prima finale di KD. Il prologo allora fu molto diverso e i suoi Oklahoma City Thunder uscirono sconfitti per 4-1 contro i Miami Heat di LeBron James. Ma com’è cambiato in questo periodo il neo campione NBA? Esaminiamo quattro tappe fondamentali della sua carriera professionistica.

L’esordio in NBA

Kevin Durant

AP Photo/David Zalubowski

Il Draft 2007 vede due giocatori contendersi la chiamata numero uno: Greg Oden e Kevin Durant. Il primo è un prospetto unico, un centro che non si vedeva dai tempi di Shaquille O’Neal. Il secondo è un’ala piccola che segna tanto ma ha un fisico molto esile per la sua altezza. Portland decide di puntare forte sul giocatore proveniente da Ohio State e solo poco tempo dopo rimpiangerà di aver fatto questa scelta. Alla seconda chiamata gli allora Seattle SuperSonics, che dopo un anno sarebbero diventati gli Oklahoma City Thunder, scelgono KD.

Bastano quattro gare per capire di che pasta è fatto il giovane giocatore: 18, 27, 24 e ancora 27 i punti segnati ai suoi esordi. Nonostante la squadra sia molto inferiore rispetto agli standard degli altri team, Durant chiude la stagione con 20.3 punti di media. Arriva sopra i 40 punti una volta, sopra i 30 per 6 volte e sopra i 20 per ben 36 partite. Dopo aver mostrato solo un assaggio del suo potenziale e zittito i critici che lo reputavano troppo “magro” per l’NBA, vince a mani basse il premio di Rookie of the Year.

Mondiale

Conclusa la sua terza stagione in NBA con una media di 30.1 punti e un record di 50 vittorie e 32 sconfitte, Durant prova la sua prima esperienza ai playoff ma esce sconfitto per 4-2 contro i Los Angeles Lakers (che poi avrebbero vinto l’anello). Durante la pausa estiva Kevin Durant decide di prendere parte alla sua prima competizione internazionale, il mondiale di basket in Turchia.

Senza Kobe Bryant, LeBron James e Dwyane Wade, Durantula prende sulle spalle il team USA e lo porta a vincere l’oro. Determinanti le ultime tre gare dove ha registrato, in ordine, 33, 38 e 28 punti. Vince anche il premio di MVP del torneo con ben 22.1 punti di media. Il tutto questo a soli 21 anni. Questo momento risulta importante perché per la prima volta la giovane ala piccola assapora un trofeo e capisce cosa vuol dire vincere qualcosa. Da lì in poi l’obiettivo principale di Durant sarà portare a casa l’anello NBA.

Oklahoma City Thunder 2011-2012

Getty Images

È l’anno del lockout e perciò il campionato inizia dopo e dura di meno (66 partite). I Thunder non sono più solo Kevin Durant ma anche Russell Westbrook e James Harden. Oklahoma chiude la stagione regolare al secondo posto ad Ovest dietro solo ai San Antonio Spurs. Il cammino ai playoff è abbastanza facile. 4-0 al primo turno contro i campioni uscenti Dallas Mavericks, 4-1 ai Los Angeles Lakers e infine 4-2 in rimonta contro la truppa di coach Popovich.

Durant e compagni affrontano in finale i Miami Heat di LeBron James. Il pronostico non è così scontato come sembrerebbe. Da una parte troviamo i big three della Florida pronti a conquistare il titolo dopo il fallimento della prima stagione. Dall’altra i big three di Oklahoma pronti invece a stupire. Gara 1 è dei Thunder grazie a una grande performance di KD, ma poi è dominio assoluto dei Miami che portano a casa la serie in 5 partite. Kevin Durant accarezza il titolo ma non riesce a vincerlo. Da allora in avanti per il numero 35 l’anello NBA diventerà una vera e propria ossessione. Ossessione che si ripercuoterà su tante scelte future.

Un sogno sempre accarezzato

Stagione dopo stagione Durant arriva vicino al ritorno in finale ma non riesce nell’impresa. Nel 2013 si scontra contro il muro Memphis e l’anno dopo esce contro San Antonio. Nel 2015, causa suo infortunio, i Thunder non riescono ad andare ai playoff. Infine arriviamo al 2016. I Thunder si classificano terzi dietro a Golden State (che fa l’anno record con 73-9) e San Antonio.

Ai Playoff eliminano al primo turno i Dallas, al secondo gli Spurs e approdano in finale di conference contro i Warriors. I pronostici sono tutti dalla parte degli avversari e nessuno darebbe una chance a Oklahoma. Durant e compagni, però, stupiscono tutti. Espugnano la baia in gara 1 e dopo sfruttando il fattore campo si portano sul 31. Sembra fatta eppure non è così. Qualcosa si sgretola e il sogno della finale si conclude dopo gara 4. Golden State vince per 4-3 e poi uscirà a sua volta sconfitta con i Cleveland Cavaliers.

La decisione Golden State Warriors

EPA

Durante l’estate Durant riceve molte richieste, tra cui Boston, San Antonio, Warriors e gli stessi Thunder. Il numero 35 sceglie alla fine di approdare in California con un unico obiettivo: vincere il titolo NBA. La scelta provoca reazioni durissime da parte sia della stampa sia dei tifosi. Alcuni lo paragonano alla scelta fatta da LeBron di andare a Miami. Inizia l’anno ma questa negatività e questo attacco continuano per tutta la stagione. Tutti aspettano un momento di difficoltà per andargli contro. Eppure lui rimane impassibile e pensa a giocare.

Arriva il momento della verità ma questa volta il copione è totalmente diverso. Golden State annienta prima i Portland Trail Blazers, poi gli Utah Jazz e i San Antonio Spurs e infine i Cleveland Cavaliers. I Warriors terminano la postseason con un record di 15 vittorie e 1 sola sconfitta. A guidare il team è Kevin Durant che si porta a casa il suo primo anello e il premio di MVP delle finali. La rivincita contro i critici, contro i tifosi, contro la stampa è arrivata. KD è per la prima volta campione NBA.

 

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About

Diplomato al Liceo Scientifico Statale “Ettore Majorana” (maturità scientifica) di Roma, frequenta la facoltà di Scienze della Comunicazione presso l’università Roma Tre. È da sempre appassionato di sport e in particolar modo di Basket. Segue da anni il campionato della NBA con particolare interesse per i San Antonio Spurs. Ha collaborato come redattore e video maker con i siti Basketlive e Basketitaly pubblicando diversi articoli. Ha inoltre svolto attività di collaborazione sul canale youtube Roma Breaking Videos. Attualmente è l’addetto stampa della società romana Smit Roma Centro. VICE CAPOSERVIZIO SPORT


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