La sfida di Nichi

In questi giorni, anzi mesi, di continui scandali di corruzione, mentre si scoprono ogni giorno nuove cricche di affaristi che si appoggiano in gran parte sul potere politico di maggioranza, si ha sempre più la sensazione che stavolta a Berlusconi e i suoi sodali non basteranno le solite smentite e invocazioni al complotto di massa.

Ormai la situazione del nostro paese è chiara: le istituzioni sono per lo più in mano a uomini volti solo a favorire sé stessi e i propri amici, in un perenne inciucio tra appalti truccati, nomine pilotate e collusioni con la mafia, il tutto condito da un allegro scambio di favori e contro favori, il più delle volte di natura sessuale( Bertolaso e lo stesso Silvio insegnano). Il momento è delicato per la maggioranza tanto più che uno dei due cofondatori del PDL, Gianfranco Fini, spalleggiato da una quarantina di deputati che in lui si riconoscono, ha ormai intrapreso una battaglia politica  contro i suoi “alleati” su temi fino ad ora mai sentiti nel dibattito all’interno del regno berlusconiano, quali la legalità e il contrasto della corruzione pubblica.

Ecco che in un frangente non solo di palese difficoltà di Berlusconi (che di quest’Italia malata è il primo responsabile) ma delicato soprattutto per il nostro paese, sarebbe sempre più necessaria un’opposizione decisa e ferma, che lotti con tutti i mezzi a sua disposizione per tirarci fuori dal fango e da una crisi economica affrontata dal governo con la sua caratteristica leggerezza e sbadataggine. E invece il PD che fa? Niente. Non sento o leggo nulla che assomigli a trincee parlamentari  degli uomini di sinistra su leggi vergognose come quella sulle intercettazioni o sdegno e volontà di avere spiegazioni sulla cricca di Verdini e Dell’Utri. Apprendiamo oramai quotidianamente da autorevoli esponenti del partito che “ormai Berlusconi è alla frutta” e frasi fatte del genere che ripetono da anni, venendo poi sempre battuti alle elezioni; per affossare Berlusconi e il suo impero allo sbando servirebbero posizioni forti, un progetto serio per le prossime elezioni che parta da oggi, cosi da non farsi trovare impreparati come fu dopo la vittoria di Prodi nel 2006.

Non bastano i confusi mugugni quotidiani di Bersani, che per carità sarà un politico competente, ma non può pretendere – con le sue dichiarazioni ambigue e non sempre chiare all’ascolto – di essere in grado di guidare in modo serio un paese difficile come l’Italia. In questo senso confesso le mie grandi aspettative per la candidatura di Nichi Vendola a Presidente del Consiglio nel 2013. Intendiamoci: non considero Vendola un santo o il salvatore della patria e una sua eventuale vittoria incontrerebbe non poche difficoltà da molti punti di vista; tuttavia la sua presa di posizione sulla volontà di correre alle primarie del centro-sinistra mi ha colpito.

Di fronte ai continui tentennamenti dei dirigenti del PD, finalmente c’è un uomo politico, anche “nuovo” se vogliamo, che parla con parole chiare agli italiani delusi e sfiniti da questa egemonia berlusconiana, ed il suo è un programma di aiuto alle categorie in difficoltà da un lato e di rilancio del sistema paese dall’altro. Vendola parla ai giovani, alle piccole aziende, agli impiegati come ai nuovi imprenditori: è un uomo che ha il coraggio di impegnarsi per “liquidare il berlusconismo” (intervista a Sky Tg24).

Purtroppo bisogna fare i conti con i dirigenti PD i quali, Bersani in testa, non hanno perso tempo per esprimersi negativamente sull’auto candidatura del presidente pugliese. Il loro progetto (perdente in partenza a mio giudizio) sarebbe quello di presentare il segretario come candidato, in una coalizione incentrata sull’alleanza con l’UDC di Casini, partito ambiguo ed opportunista, che vede tra le sue fila tra l’altro numerosi imputati e condannati per reati di corruzione, bancarotte o associazioni mafiose. Sarebbe questa l’alternativa a Berlusconi? No grazie. Perciò già da oggi, luglio 2010, mi sento coinvolto nel progetto di Nichi Vendola: per l’Italia, contro Berlusconi, ma anche in barba ai vecchi tromboni del PD. 

TOMMASO BUZZELLI   



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