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La solitudine dei veri giornalisti

Scritto da Mariluna Bartolo il 20 - October - 2010 Letto 674 volte

Un giornalista non nasce con il tesserino in tasca, a meno che non sia figlio di Emilio Fede o Bruno Vespa. Deve superare moltissime prove e la prima sfida è doverlo dire ai propri genitori, i quali rappresentano sempre la cultura di una società e, in Italia, la cultura è maschilista. Secondo i genitori il lavoro di giornalista non porta soldi e, per questo, non è adatto ai ragazzi. Se invece sei una ragazza, questo lavoro, non va bene lo stesso, perché devi stare in casa ed avere una famiglia. Il teatrino degli stereotipi non risparmia mai nessuno.

Comunque, dopo i genitori, bisogna affrontare i colleghi. Questi possono essere teneri coniglietti o squali pronti a divorarti. Però, nel momento in cui riesci ad entrare in una redazione, possiedi una forza incredibile, i lettori. Siete proprio voi la forza di un giornalista, magari molto giovane.

Sapete, all’inizio il giornalismo a me non garbava. Mi sembrava una scemata scrivere articoli che il giorno dopo erano già vecchi. Arrivò una persona e mi disse di leggere le biografie dei migliori giornalisti italiani. Lo feci. Così dissi a quest’uomo che non mi avrebbe mai vista su un fronte di guerra con in mano solo una macchina da scrivere, come Oriana Fallaci.
Eppure ora la mia più grande aspirazione è proprio quella!
Essere un pò pazzi a volte aiuta ad essere giornalisti.
A volte darei tutto per tornare indietro, riavvolgere il nastro e diventare un adolescente normale che gira per negozi e si vede con le amiche. Ma non posso farlo, ormai sono questo e sto inseguendo un sogno.

La solitudine per i veri giornalisti è, alle volte, proprio questo. Il sogno che insegui si tramuta in solitudine. Ma, il tuo sogno è più forte di tutto e di tutti e tu combatti, ti divincoli e vai avanti. Nonostante tutto. Nonostante tutti.
Ma la peggiore solitudine per un giornalista arriva nel momento in cui non può scrivere nè denunciare, come è avvenuto ad Indro buttato fuori dalla redazione da lui stesso fondata.
Anche Enzo Biagi e Santoro si sono dovuti adattare ad un editto bulgaro calato dall’alto. Secondo me, in quei momenti si sono sentiti soli, perchè non avevano più i lettori vicino.

Fra tutti i sentimenti umani quello della solitudine è di certo il più stringente e vissuto come totalizzante. Se c’è una cosa che non possiamo, nè vogliono fermare, questa è la solitudine. Essa ci rende deboli e questa è una cosa che per il potere è molto utile. Una persona debole non potrà mai togliergli le sedie da sotto il culo.
Un Italia debole implica anche giornalisti deboli. Scegliete voi se cambiare le cose.

MARILUNA BARTOLO

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