La spending review e l’università: uno scopo politico.

Gli studenti perdono ancora una volta e l’università italiana è ferita, ferita dalla crisi e dalla cattiva gestione delle autorità. Da molto tempo infatti, in Italia il mondo degli studenti è visto come una risorsa economica e la differenza tra la gestione universitaria e quella aziendale è sempre più sottile. I conti devono tornare, i numeri devono incastrarsi perfettamente.

Ecco quindi da una parte università di prestigio dove lo studio scientifico e tecnologico vengono finanziati da grandi aziende private, e dall’altra poli universitari morti che funzionano a stento e lontani da qualsiasi prospettiva europea, con l’unico scopo di creare bilancio con le tasse degli studenti.

Il problema ovviamente è a monte, nel considerare la cultura ancora una volta come un qualcosa da tagliare: io che leggo in un prato non creo PIL. I principi economici che hanno sostituito i principi Costituzionali non trovano valore nella ricerca e nella cultura, soprattutto riguardo gli studi umanistici.

Non c’è da stupirsi quindi che dopo la tanto odiata riforma Gelmini ancora oggi, ad Agosto quando gli studenti sono in vacanza, questa spending review giunge al suo ultimo atto e dopo l’iniziale decisione di aumentare le tasse agli studenti fuoricorso, i costi-sociali del ministro Profumo, si è deciso di aumentarle a tutti con uno scopo ben preciso.

Aumento delle tasse

Studenti fuori corso: rincaro del 25 per cento fino a 90 mila euro di reddito Isee; 50 per cento fino a 150 mila e 100 per cento in più per chi percepisce un reddito superiore ai 150 mila euro.Studenti “in corso”: dal 2013 al 2016 non potrà superare l’inflazione per gli studenti con reddito Isee inferiore a 40 mila euro lordi, per tutti gli altri ci sarà un aumento non ancora precisato.

Un taglio sostanziale negli ultimi quattro anni (da 7,5 miliardi a 6) ha creato un necessario aumento delle tasse in tutti gli atenei. Ovviamente se lo Stato ti toglie fondi devi recuperarli da qualche parte, ammesso ma non concesso che la gestione dei bilanci sia sempre trasparente e mirata all’offerta formativa. Varie università italiane hanno dovuto aumentare le tasse fino a imporre tassazioni illegali come è successo a Pavia (e in altre 33 università italiane) dove gli studenti hanno fatto ricorso al Tar ottendendo un rimborso di 1, 7 milioni di euro.

La legge 197  impone alle università italiane una tassazione a carico degli studenti non superiore al 20% dei finanziamenti statali ricevuti. In questa situazione molti altri studenti si stanno mobilitando con ricorsi al Tar contro le proprie università, una situazione insostenibile per il governo che con quest’aumento “legale”, governativo, blinda le università e impedisce agli studenti qualsiasi ricorso possibile in quanto l’aumento non è più selvaggio, è parte della revisione dei conti.

Questa specie di condono mostra la vera faccia dello strumento tecnico (la spending review) del governo, è un qualcosa che di tecnico ha molto poco e  segue una politica della cultura che da molto caratterizza l’Italia dove se sei uno studente sei un “costo-sociale”, un problema per il governo, devi almeno fruttare qualcosa altrimenti vai a lavorare. Che futuro ha uno stato in cui gli studenti sono considerati come zavorra?

 ANDREA NALE 



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