La speranza che manca all’Italia e l’incertezza che non passa

Qualche giorno fa ho ascoltato un sondaggio radiofonico che rivelava come l’incertezza sia uno dei sentimenti più diffusi in Italia in questo momento. D’impulso mi sono detto che non è poi chissà quale scoperta.

Basta guardarsi attorno e se ne capisce il perché. Suicidi quotidiani di imprenditori, centinaia di posti di lavoro andati in fumo ogni giorno ed una classe politica che, di certo, non tenta di migliorare questa situazione. E’ sconvolgente, però, una così italianiradicale diffusione dello sconforto e del pessimismo nelle case degli italiani. Un popolo che , universalmente, è sempre stato simbolo di ottimismo e solarità. Per arrivare a questo punto sono occorsi cinque anni di crisi economica mondiale, che non sembra arrestarsi, e la mancanza di prospettive per un Paese ormai in declino. In cui l’incertezza la fa da padrone.

E proprio incertezza è una parola che, a mio modesto parere, copre una serie di altri problemi più nascosti, celati agli occhi dell’opinione pubblica e che stanno contribuendo a farci tornare a scenari di 20-30 anni fa. Sotto tutti i punti di vista. I giovani sono le grandi vittime di questi anni. Sempre più fragili e introversi, a causa della società dell’apparenza e dei “ mi piace”, stanno vivendo questa crisi come un colpo di accetta alle loro speranze e ai loro sogni.

Significativa è la drastica riduzione dei matrimoni e delle nascite. In un contesto economico e sociale che non vede sbocchi professionali per i giovani, la strada obbligata è quella di rinviare i propri sogni. Mettersi a fare altro piuttosto che inseguire ciò che si amerebbe fare, bloccando in questo modo la ripresa e soprattutto l’ottimismo nel futuro. Sì, nel futuro. Perché penso, forse un po’ ingenuamente, che la nascita di un bambino o la creazione di una famiglia, porti con sé un messaggio di speranza rivolto al futuro. In una società, come quella contemporanea, che sta vedendo il capovolgimento di posizioni e comportamenti rimasti immutabili negli anni, non possiamo pensare che le persone vivano serenamente la propria vita senza una minima certezza.

A questa situazione di incredibile confusione sta contribuendo, in maniera significativa, la mancanza di valori fissi e comuni a tutti. Personalmente, da giovane studente di liceo classico quale sono, noto che l’ incertezza, parola ormai popolarissima in tutti i quotidiani e le riviste, sta intaccando profondamente i comportamenti personali. Ed in particolare quelli degli uomini. Noto infatti che mentre le donne sembrano reagire più o meno facilmente alla perdita del lavoro e alla mancanza di denaro, gli uomini perdono ogni punto di riferimento. Non si sentono più rivestiti della carica di pater familias e ritengono di aver perso ogni importanza, anche all’interno del nucleo familiare.

Ad una fragilità esterna, quindi, corrisponde una debolezza interna, psicologica, che mina l’uomo e la sua psiche. La crisi sta infatti distruggendo intere famiglie e ciò che è peggio, non si intravedono segnali di miglioramento. I comuni cittadini soffrono, si disperano, esprimono il loro dolore pubblicamente, con manifestazioni ed interventi in televisione.

L’incertezza si ripropone nella politica sotto forma di instabilità. La recente frattura nel PDL ne è una prova. Si pensa di reagire ad una crisi morale, prima ancora che economica, creando fazioni, partiti personali, aree di influenza per ridurre i rischi di una frantumazione totale del sistema. Ed in questo Paese alla ricerca continua di quella stabilità vista come la panacea dei problemi di ogni sorta, si continua a brancolare nel buio.

Dalla perdita di valori fissi anche in politica, ossia dalla fine delle ideologie, si è andati avanti con una riproposizione di idee già note, di pensieri già elaborati e di poche cose realizzate. Riproponendo ogni volta le stesse facce e le stesse parole di cambiamento e rivoluzione per conquistare i voti. Senza rivoluzionare un bel niente. La crisi, il declino economico e politico, il ritorno dell’emigrazione giovanile e le folle accalcate davanti alle mense dei poveri sono immagini chiare, nitide di un Paese che sembra non avere purtroppo nulla da offrire a noi giovani.

Già perché alla fine l’incertezza che caratterizza un intero Paese si riversa interamente su di noi, giovane e flebile speranza di un domani migliore.



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