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#Animagic: La sposa cadavere, la fiaba gotica in stop-motion di Tim Burton

Colori sgargianti e un Aldilà carico di ottimismo. La Sposa Cadavere rappresenta uno dei punti più alti della poetica burtoniana

 

la-sposa-cadavere-tim-burtonUn piccolo gioiello d’animazione firmato dal visionario Tim Burton. Questo è La sposa cadavere (Corpse Bride). Per dar vita a questa fiaba lugubre dall’animo romantico la cui uscita nei cinema risale ormai al 2005, Burton sceglie di ricorrere alla tecnica della stop-motion, come avvenuto precedentemente per Nightmare Before Christmas. Pellicola quest’ultima da lui ideata e prodotta ma che, nei primi anni ’90, aveva rinunciato a dirigere per dedicarsi a Batman – Il Ritorno, affidando tale compito all’amico Henry Selick.

Per La Sposa Cadavere, Tim Burton (Big Fish, Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali) è invece deciso a tenere ben salde nelle sue mani le redini di un progetto maturato nella sua mente per quasi un decennio, ispirato a un vecchio racconto popolare dell’Est Europa riferitogli dall’amico di vecchia data Joe Ranft, storyboard supervisor per Nightmare Before Christmas e ideatore di storie per la Pixar. Con il semplice racconto di un uomo diviso tra due donne, una viva e una morta, fu quindi Ranft – morto in un incidente stradale poco prima dell’uscita nelle sale della pellicola – a dare il via alla fervida e stravagante immaginazione di Burton, che già nel 1993 cominciò a disegnare i primi bozzetti.

Tra artigianalità e digitale

All’elaborazione visiva dei personaggi, a cui il regista conferisce la poetica e lo stile inconfondibile che permea fin dagli albori le sue creazioni, Burton si dedica con un’accuratezza maniacale valorizzata dalla tecnica della stop-motion, che dona alle sue opere un fascino e una qualità artigianale difficilmente ottenibile con la computer grafica. Eppure Tim Burton non rifiuta a priori la rivoluzione apportata dal digitale, soprattutto per i vantaggi che esso comporta in fatto di tempi di lavorazione e risparmio economico, e decide quindi di lasciare da parte l’idea di lavorare con la pellicola e di girare invece La Sposa Cadavere con macchine digitali.

Il regista si circonda di un team creativo composto, come di consueto, da fidati colleghi, tra cui il direttore della fotografia Pete Kozachik e lo stop-motion animator di Nightmare Before Christmas Mike Johnson. Con Johnson sceglie di co-dirigere la pellicola, così da poter delegare parte del lavoro in buone mani mentre è impegnato sul set de La Fabbrica di Cioccolato, girato nello stesso periodo.

La lunga gestazione del progetto ha permesso un adeguato sviluppo della sceneggiatura, affidata alla collaboratrice di lunga data Caroline Thompson (Edward mani di forbice, Nightmare Before Christmas) e in seguito rivista da John August e Pamela Pettler. Vincente si è rivelato lo spessore conferito ai personaggi e alla profondità dei sentimenti che li anima, soprattutto in una storia dalle ambientazioni cupe e sinistre che contrappone con intelligenza il mondo dei vivi e quello dei morti, giocando a invertire completamente qualsiasi norma e convenzione.

Mondo dei morti VS mondo dei vivi

la-sposa-cadavere-tim-burtonI protagonisti del film, Victor e Victoria (doppiati nelle versione originale da Johnny Depp e Emily Watson), sono due anime dotate di grande sensibilità, che si muovono in un universo impersonale dai tratti gotico-vittoriani, popolato da individui gelidi e arrivisti rappresentati perfettamente dai loro genitori, gli Everglot e i Van Dort, che vedono l’imminente matrimonio tra i due ragazzi come un contratto per guadagnare un titolo nobiliare o un’opportunità per risanare le tasche della famiglia. Niente a che vedere con il mondo dei morti nel quale Emily (Helena Bonham Carter), la sposa cadavere, trascina Victor a seguito di un equivoco che li rende ora legittimamente marito e moglie.

Le immagini si animano di colori sgargianti ispirati – per stessa ammissione del regista – ai film di Mario Bava, e una realtà in genere raccapricciante e spaventosa si rivela invece carica di energia e umorismo. Nell’Aldilà, abitato da personaggi dalle fattezze grottesche, da un gruppo di outsider che rivendica con fermezza la propria originalità, la musica non è vista come un elemento sconveniente, ma allieta e coinvolge i defunti, tanto da rendere il trapasso meno traumatico.

Ad accogliere Victor ci pensa il jazz trascinante di Bonejangles, lo scheletro leader del gruppo musicale, a cui ha prestato la propria voce Danny Elfman, autore delle musiche de La Sposa Cadavere e compositore di quasi tutte le colonne sonore dei film di Tim Burton. Gli appassionati del cinema d’animazione avranno inoltre sicuramente notato il chiaro omaggio al primo corto animato della serie Disney Silly Symphony, The Skeleton Dance (1929), presente nel brano Remains of the Day, in cui un gruppo di scheletri trasforma le proprie ossa in strumenti musicali.

Di citazione in citazione

la-sposa-cadavere-tim-burtonNella pellicola abbondano richiami e citazioni: dal look di Emily che si ispira a quello di Elsa Lanchester in La moglie di Frankenstein, ai riferimenti all’universo disneyano dove Burton ha mosso i suoi primi passi nel campo dell’animazione, passando per quel “Francamente me ne infischio” del classico Via col Vento. Ma La Sposa Cadavere attinge soprattutto da quei mondi dark e spettrali di cui il regista ci ha fatto innamorare e che negli anni continua a riprendere, estendere e far evolvere.

Così, se Emily perde arti come la dolce Sally di Nightmare Before Christmas e Victor somiglia alla versione cresciuta di Vincent – protagonista dell’omonimo corto animato del 1982 – si potranno infine notare le analogie tra il regno dei morti de La Sposa Cadavere e l’oltretomba di Beetlejuice – Spiritello porcello.

In una filmografia che ha dato ampio spazio a luoghi macabri e tenebrosi abitati da creature mostruose e malinconiche, ma più umane di quegli esseri comunemente definiti ‘normali’, La Sposa Cadavere trova la sua giusta collocazione per rappresentare ad oggi uno dei punti più alti della poetica burtoniana.

Scritto da Sara Palieri

 

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