La strategia della paura

Comodo tirare preventivamente in ballo il terrorismo, richiamando le Br e il sangue delle loro vittime senza fornire alcuna motivazione che possa giustificare tale evocazione, avvalendosi di dichiarazioni generiche, astratte, prive di elementi concreti, fatte di suggestioni e percezioni non meglio precisate, come ad esempio la seguente:

«Ho paura, ma non per me, perché sono protetto. Ho paura per persone che potrebbero non essere protette e proprio per questo diventare bersaglio di una violenza politica, che nel nostro paese non si è del tutto estinta perché l’Italia ha conosciuto l’anomalia di circa 40 anni di terrorismo ideologizzato. Oggi vedo una sequenza dalla violenza verbale, alla violenza spontanea, alla violenza organizzata che mi auguro non arrivi ancora una volta anche all’omicidio come è già accaduto, l’ultima volta dieci anni fa proprio con il povero Marco [Biagi] nel contesto di una discussione per molti aspetti simile a quella di oggi».

Le frasi sono quelle odierne che Maurizio Sacconi ha pronunciato in un’intervista rilasciata a Skytg24. Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, parlando dei cosiddetti «licenziamenti facili» (termine per lui errato, anzi, «assolutamente falso»), ha così messo in rapporto il clima degli anni ’70 con quello di oggi, basandosi unicamente sulle reazioni che sta avvertendo in prima persona, ovviamente lasciate alla perspicacia dell’ascoltatore. Da queste parole infatti non si capisce a quali violenze stia pensando il ministro: partendo da quelle «verbali», si riferisce alla semplice constatazione di Fini del rischio di un autunno caldo, all’ipotesi di uno sciopero generale di tutte le sigle sindacali o alla meno recente evocazione del morto in piazza di qualche tempo fa di Di Pietro? Forse – parlando delle violenze «spontanee»/«organizzate» – si stava solo riferendo alla devastazione romana operata dai black bloc durante la manifestazione degli indignados, magari da collegare ai disordini dei famigerati No Tav di luglio in Val di Susa oppure (perché no?) a quelli dello scorso dicembre procurati dagli universitari o agli scontri del 2009 targati No Dal Molin? Chissà. L’unica cosa certa infatti è che a Sacconi questi giorni hanno ricordato l’omicidio Biagi perpetrato dalle nuove Br nel 2002, un trait d’union che collega ipso facto il 2011 agli anni di piombo.

Le domande che qui dobbiamo porci concretamente sono a questo punto altre: a cosa serve accostare l’oggi ai sanguinosi anni ’70, soprattutto senza fornire alcun dato oggettivo? Perché evocare quel particolare e doloroso periodo storico gratuitamente, senza cioè alcuna effettiva giustificazione? Perché a farlo è uno degli uomini di quello Stato che – se inteso nel senso positivo – dovrebbe essere preposto a garantire e a tutelare la nostra sicurezza, prevenendo quindi nei fatti il possibile ritorno di quel clima? A nostro avviso la segretaria della Cgil, Susanna Camusso, ha risposto perfettamente, chiarendo bene la questione con due possibili alternative: 1) Sacconi lo ha fatto avendo degli elementi specifici, e allora – oltre a doverli comunicare alle autorità giudiziarie competenti per non violare l’art. 361 del c.p. – «è utile che si dotino le forze ordine degli strumenti per proteggere le persone, visto che in questa fase si pensa a tagliare i fondi per le forze di sicurezza»; 2) semplicemente, sta solo cercando di «inquinare un clima già molto difficile».

Nel nostro piccolo ovviamente speriamo di vedere confermata la prima ipotesi, se non altro per non offrire nuovi spunti ai soliti complottisti, pronti magari a richiamare una delle più celebri esternazioni di Francesco Cossiga, quella contenuta nella lettera spedita nel 2008 al capo della polizia Antonio Manganelli. Parlando nello specifico del trattamento da riservare alle manifestazioni degli universitari, l’emerito Presidente era arrivato a teorizzare il sistema generale alla base del mantenimento del potere in tempi difficili per la politica: «Un’efficace politica dell’ordine pubblico – scriveva Cossiga – deve basarsi su un vasto consenso popolare, e il consenso si forma sulla paura, non verso le forze di polizia, ma verso i manifestanti», ovvero gli oppositori, magari amici dei terroristi, ovviamente da isolare a priori.


About

Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con “Wilditaly” e citato ne “I nuovi mostri” di Oliviero Beha nell’elenco delle “associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online “Conaltrimezzi”, dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. REDATTORE SEZIONE INTERNI


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