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La teoria del tutto, l’universo di Stephen Hawking in un biopic

Era il 2014 quando, in un momento cinematografico in cui i biopic affollavano i nostri schermi cinematografici (tra Big Eyes, The Imitation Game, American Sniper o Il giovane favoloso), veniva trasposta in immagini la vita di un genio (allora) ancora vivente. Quella del fisico, matematico, cosmologo e astrofisico Stephen Hawking.

La teoria del tutto film

Fonte: rollingstone.it

Un nome che non ha bisogno di tante presentazioni, visto che può essere a ragione considerato una vera icona scientifica. Per i suoi celebri studi sull’origine dell’universo o i buchi neri. Come pure per le comparsate in trasmissioni televisive e prodotti audiovisivi della pop culture, come I Simpson o The Big Bang Theory. Ma, suo malgrado, noto anche per la malattia del motoneurone che lo ha afflitto in vita, costringendolo su una sedia a rotelle e a comunicare con un sintetizzatore vocale. Condizione che, nel bene e nel male, ne ha cristallizzato l’immagine pubblica. Ma che pure non gli ha impedito di diventare uno dei più grandi scienziati al mondo.

Un’interpretazione insidiosa

Una sfida complessa quella di interpretare Hawking sullo schermo, psicologicamente e soprattutto fisicamente. In cui già vari attori si erano cimentati (come Benedict Cumberbatch in un tv movie del 2004) e che avrebbe potuto rendere La teoria del tutto una farsa fallimentare. Fortunatamente questo insidioso pericolo è stato scongiurato dalla splendida performance del protagonista Eddie Redmayne (Animali fantastici e dove trovarli, The danish girl), non a caso vincitore del premio Oscar 2015 come protagonista maschile e del Golden Globe come Miglior attore in un film drammatico. Capace come è stato di un’immedesimazione perfetta e controllata, che rifugge il macchiettismo per erigersi quasi a poesia del corpo. In grado di trasmettere la sofferenza – emotiva e non – di un fisico martoriato. Ma anche la lucida intelligenza di un uomo dalla mente brillante, capace di erigersi al di sopra dei propri limiti e risplendere, nonostante tutto.

Sinossi

La teoria del tutto, diretto da James Marsh (premio Oscar 2009 per il Miglior documentario con Man on Wire), tra le possibili direzioni narrative sceglie di adattare Verso l’infinito (Travelling to Infinity: My Life with Stephen, in Italia edito da Piemme), libro di memorie di Jane Hawking, prima moglie dell’astrofisico.
All’Università di Cambridge, nel 1963, il giovane Stephen è un promettente laureando in fisica con la passione per la cosmologia. A una festa scolastica incontra la studiosa di lettere Jane (Felicity JonesRogue One: A Star Wars StorySette minuti dopo la mezzanotte), ed è subito colpo di fulmine. I due sono destinati a stare insieme, ma la loro vita a cambiare col tempo. Come è noto non solo Stephen comincerà ad essere affetto da una forma di Sla, ma soprattutto lascerà un segno nella storia della scienza.

Un drammone da lacrimuccia

La teoria del tutto film

Fonte: dailymail.co.uk

Inutile legarlo. La teoria del tutto è un bel drammone volutamente commovente ed elegantemente confezionato, che mira in tutti i suoi elementi a smuovere l’emotività dello spettatore. Dalla fotografia patinata di Benoît Delhomme alle poetiche note musicali di Jóhann Jóhannsson. Dalla sceneggiatura di Anthony McCarten che punta sulla ultra romantica e dolente storia d’amore tra Jane e Stephen e la condizione fisica di quest’ultimo, alle interpretazioni sentite e toccanti dei due protagonisti. Il che, se si accetta preliminarmente il genere nel quale il film si inscrive inevitabilmente, non per questo preclude il piacere della visione, anzi.

La teoria del tutto prende un po’ tutte le direzioni senza troppo fissarsi su una in particolare. È un po’ storia d’amore, un po’ racconto degli studi di un genio, un po’riflessione sulle conseguenze della malattia. Eppure, anche nella sua natura ibrida, riesce a portare più di un punto a suo favore. Eddie Redmayne e Felicity Jones sono chimica perfetta e autenticità, e la lacrimuccia rigenerante è sempre dietro l’angolo.

Se forse è proprio la genialità scientifica di Hawking che viene più degli altri aspetti sacrificata, quel che La teoria del tutto infine risulta è comunque una storia edificante e in un certo senso confortante. Un invito a guardare in grande anche quando la vita sembrerebbe dare così poco. A conquistare passo passo preziosi minuti in più di quel tempo così sfuggente e limitato. Un inno all’amore, alla tenacia, alla speranza.

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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