Trilogia del Dollaro

#Imperdibili: La Trilogia del Dollaro compie 50 anni, quando il western diventa cult

Il prossimo 23 dicembre, saranno 50 anni esatti dalla prima proiezione in Italia de Il Buono, il Brutto e il Cattivo, terzo e ultimo film della cosiddetta Trilogia del Dollaro. Mezzo secolo di successo, fama e ammirazione. La “saga” che ha cambiato il modo d’intendere gli “spaghetti western“, e il genere madre in generale, è considerata oggi un cult assoluto del cinema mondiale, nonostante non sia nata con le stesse premesse.

Sergio Leone

Sergio Leone

Il genio di Sergio Leone, il successo e la carriera di Clint Eastwood, il talento e le interpretazioni magistrali di Gian Maria Volontè e Eli Wallach: tutti elementi che, prima o poi, vengono ricondotti da critica e spettatori al celebre trittico western. Della serie “tutto iniziò così“. La Trilogia del Dollaro è diventata storia.

Trilogia del Dollaro: cosa, come, quando

La Trilogia del Dollaro, come si evince dal nome stesso, è composta da tre film: Per un Pugno di Dollari (1964), Per qualche Dollaro in più (1965) e Il Buono, il Brutto e il Cattivo (1966). Tutti diretti dal regista romano Sergio Leone. Le colonne sonore, invece, sono del grande Ennio Morricone.

Sebbene le tre storie siano una molto diversa dall’altra, comprese trame, citazioni e personaggi, il protagonista principale è – più o meno – sempre lo stesso. Un cowboy pistolero, taciturno e imperscrutabile, che non ha né nome né tantomeno un passato, caratterizzato costantemente da un poncho e da un sigaro sempre acceso. Lo interpreta – per chi non lo sapesse – Clint Eastwood.

Nella prima delle tre pellicole (Per un Pugno di Dollari), il cowboy s’insinua nella lotta a colpi di pistola tra due famiglie – i Rojo e i Baxter – di un vecchio villaggio ai confini del west. Il cattivo nevrotico e spietato è Ramon, impreziosito dall’interpretazione carica e teatrale di Gian Maria Volontè.trilogia del dollaro

Nella seconda (Per qualche Dollaro in più), i due attori non cambiano, ma stavolta mentre Eastwood interpreta (allo stesso modo) un cacciatore di taglie, Volontè si cala nella parte di un bandito ricercato, che vuole rapinare la banca più importante di tutta l’America: quella di El Paso. A combattere l’antagonista, però, non c’è solo Clint, ma anche Lee Van Cleef, il vecchio colonnello Mortimer.

Nella terza e ultima (Il Buono, il Brutto e il Cattivo), Volontè cede il posto a Eli Wallach (il Brutto), mentre ritroviamo ancora Eastwood (il Buono) e Van Cleef (il Cattivo). Qui la trama è decisamente più complessa, poiché tutti e tre i personaggi, in un modo o nell’altro, si ritrovano uno contro l’altro nel tentativo di recuperare una cassa piena di dollari dispersa e sotterrata. Il sostrato, anche se è altamente rilevante, è la guerra di secessione americana.

Trilogia del Dollaro: da zero a cento

E pensare che il primo film (Per un Pugno di Dollari) era nato con premesse per nulla positive. Sergio Leone sognava da tempo di dirigere un western, e nel 1963 trovò l’ispirazione giusta grazie a La sfida del Samurai di Akira Kurosawa, al quale la pellicola fa ampio riferimento.Trilogia del dollaro

Trovata “l’ispirazione”, però, bisognava cercare produzione e cast. Per un Pugno di Dollari fu finanziato con un budget basso come film di riserva dalla Jolly Film di Roma, che in quel momento puntava tutto su Le Pistole non discutono di Marco Caiano, e da altre due case di produzione straniere. Leone è costretto a girare proprio sul set di Caiano, per limitare ancor di più il budget.

Per il ruolo del protagonista, invece, furono vagliati i nomi di Charles Bronson, James Coburn, Richard Harrison e Cliff Robertson. Ma nessuno di questi, per un motivo o per l’altro, fu ingaggiato. La scelta finale, quasi un’ancora di salvezza, cadde su Clint Eastwood, giovane attore americano semi sconosciuto, che si era fatto notare per la serie tv Rawhide, un western tipicamente USA. L’ingaggio di Eastwood era poco più della metà di quello richiesto dagli altri attori contattati.

Quando il film uscì al cinema fu un inaspettato successo planetario. Ad oggi la pellicola ha incassato in totale oltre 200 milioni di euro (più di 400 miliardi di lire), partendo da una spesa iniziale di 80 milioni del vecchio conio. Un boom significativo che ha dato lo slancio necessario per gli altri due film, finanziati con budget astronomici se si tiene conto del primo. Il Buono, il Brutto e il Cattivo, ad esempio, è stato girato con un budget di 1,3 milioni di dollari. Eastwood passò da uno stipendio di 15 mila dollari, per il primo, a 250 mila più il 10 per cento dei ricavi al botteghino, per il terzo.

Da Sergio Leone a Quentin Tarantino

Oltre all’aspetto economico, la Trilogia del Dollaro è stata un crescendo anche per ciò che riguarda la critica e l’accoglienza. Il Buono, il Brutto e il Cattivo è considerato il western più bello della storia e una delle pellicole migliori in assoluto. Il sito americano IMDB, nella classifica dei 250 film più belli di tutti i tempi, lo mette al nono posto, come primo western e primo film non americano in lista.

trilogia del dollaro

Tarantino e Morricone

Tutto quello che ne è scaturito ha fatto epoca. Tutti i western girati successivamente non hanno mai raggiunto il successo della Trilogia, né tanto meno sono risultati così innovativi da riscrivere le regole del genere. Lo stereotipo dellostraniero senza nome“, per esempio, è stato definito da Per un Pugno di Dollari in poi. Lo stesso Clint Eastwood si è autocitato più e più volte, con i film Lo straniero senza nome, Il Texano dagli occhi di ghiaccio e Il Cavaliere Pallido che riprendono ampiamente quel preciso topos cinematografico.

Nonostante siano tanti gli autori e i film che citano, propriamente o impropriamente, elementi della Trilogia del Dollaro, il regista contemporaneo che ne ha più preso ispirazione è senz’altro Quentin Tarantino. Il suo The Hateful Eight ne è un esempio lampante. Persino la colonna sonora ha la stessa firma dei film di Sergio Leone; Ennio Morricone ha ricevuto anche l’Oscar per il suo lavoro nel western di Tarantino. D’altronde non è un segreto che il regista di Knoxville abbia profonda devozione nei confronti della filmografia di Leone.

“Al Cuore Ramon”

Oltre ogni dato, però, il giudizio finale spetta sempre al pubblico. In questo caso, essendo film che festeggiano più di 50 anni di età, è soprattutto la memoria dello spettatore a fare la differenza. È quella memoria che giudica se un film è cult oppure no. Sotto questo punto di vista, la Trilogia del Dollaro rispetta tutte le regole base dei film di culto: dialoghi celebri, scene indimenticabili, musiche epiche. Ogni ruolo ha la sua parte.

Le tre colonne sonore di Ennio Morricone sono canticchiate, usate come sottofondo nelle pubblicità e remixate in ogni salsa. I Metallica hanno utilizzato – e riadattato – il brano L’estasi dell’Oro (da Il Buono, il Brutto e il Cattivo) come intro per i concerti dei loro tour.

Oppure: chi di noi non ha mai detto, almeno una volta nella sua vita, “quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto“? Magari questa frase viene recitata da un bimbo di 10 anni, che non sa nemmeno chi sia Gian Maria Volontè o cosa significhi Per un Pugno di Dollari. E la famosa scena del “triello? Degli sguardi in primo piano di Clint Eastwood, Eli Wallach e Lee Van Cleef al termine del Il Buono, il Brutto e il Cattivo? Nessuno può sapere con certezza quanti siano i film che hanno fatto riferimento a quella sequenza geniale, firmata Sergio Leone.

Insomma, se c’è un’opera che fa la storia, che diventa un cult, che viene tramandata di generazione in generazione, non lo decide la critica (o perlomeno non solo). Sono i tributi, le citazioni e tutti quegli elementi dei film che sono entrati a far parte della nostra cultura, anche slegandosi dalle pellicole stesse, che ci dicono che la Trilogia del Dollaro ha creato un modello e riscritto un’epoca. Della serie film da guardare prima di morire. Obbligatoriamente.

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Classe 1992, originario di Albano Laziale, consegue la maturità scientifica nel 2011 e nello stesso periodo inizia a collaborare con varie testate di livello locale. Sempre dal 2011 studia "Lettere Moderne" all'Università La Sapienza di Roma e diventa speaker ufficiale e blogger della web radio www.radioliberatutti.it, nella quale conduce un programma sportivo, a cadenza settimanale, dal nome "Sport 43". Dal 2013 scrive periodicamente per giornali cartacei come "VelletriOggi", "Il Corriere Tuscolano" e "Il Caffè dei Castelli Romani", con articoli che variano dalla cronaca all'attualità, dallo sport alla politica, passando per cultura e spettacolo. Appassionato, a volte maniacale, di sport, cinema, musica e motociclette, è cresciuto con la voglia di scrivere di ciò che più lo attira. VICEDIRETTORE DI WILD ITALY


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