La vendetta di un uomo tranquillo, l’esordio alla regia di Raùl Arèvalo

Il prossimo 30 marzo arriva nelle sale il film d’esordio alla regia di Raùl Arèvalo, La vendetta di un uomo tranquillo (Tarde paraLa vendetta di un uomo tranquillo film la ira), distribuito da Bim Distribuzione e già vincitore di quattro premi Goya, tra cui uno come miglior attore non protagonista a Manolo Solo, e un premio Orizzonti come miglior attrice a Ruth Diaz, al Festival di Venezia.

Sinossi

A Madrid vivono tre persone: una ragazza madre disillusa e sfiorita, un timido impacciato sempre in cerca di uno sguardo da incrociare e un ex galeotto. Sembra l’inizio di qualche cinica barzelletta moderna, ed è in effetti questa la sensazione che si ha all’inizio del film. La storia parte lentamente e sembra non essere una delle più brillanti. Un breve flashback ci introduce la vicenda. Nel 2007 Curro (Luis Collejo) accetta di fare da autista per una rapina in una gioielleria, ma sfortunatamente sarà l’unico del gruppo ad essere arrestato e condannato a una pena di otto anni.

Costretto alla galera, Curro lascia la fidanzata Ana (Ruth Diaz) e il figlio appena nato, condannandoli a loro volta ad una vita di solitudine. È così che, pur soffrendone, Ana finisce per abituarsi alla sua condizione e all’assenza del compagno. In questo scenario fa capolino il personaggio di José (Antonio De La Torre), silenzioso e schivo, nei cui gesti tuttavia si riesce ad intravedere l’ombra di una grande sofferenza nascosta, che lo rende apparentemente vulnerabile e bisognoso d’affetto.

Il potere dell’odio

Da qui in poi sarebbe facile intuire il resto della storia. Così come nella realtà quotidiana siamo spesso tentati di giudicare dalle apparenze, così durante il film ci convinciamo quasi subito che Curro sia un violento senza speranza di redenzione, il classico cattivo per cui non si può fare il tifo, e che per Ana non ci sia altra strada che scappare con l’adorabile Josè e cominciare una nuova vita. Ma cosa si nasconde dietro quest’uomo apparentemente senza passato e senza personalità? Ben presto capiamo che quella misteriosa sofferenza è dettata dalla rabbia per la perdita della fidanzata e per le sofferenze del padre in seguito ad una rapina nella gioielleria di famiglia, la stessa da cui Curro tenta di scappare nel 2007 e che segnerà le esistenze di tutti.

Ciò che muove le azioni di Josè non è tanto il bisogno di un amore quanto la volontà di vendicarne uno ormai finito. La vendetta diventa il suo solo obbiettivo, uccidere gli artefici della sua solitudine, ma per portare a termine il suo sanguinoso piano di morteLa vendetta di un uomo tranquillo antonio-de-la-torre-luis-callejo dovrà avvalersi di un’esca. Una sola persona potrà permettergli di incontrare le sue future vittime, e quella persona è Curro. L’ex galeotto diventa suo malgrado il mezzo attraverso il quale l’odio di Josè si manifesta e colpisce. Nella sua mente non c’è spazio per altro, solo un gesto radicale lo libererà dal dolore e i rapinatori saranno l’agnello sacrificale.

Una regia audace e attenta

Il thriller di Arévalo lascia incollati allo schermo, non solo per le capacità degli attori, o per la profondità con cui vengono trattati temi come quello della vendetta e della redenzione. La vendetta di un uomo tranquillo ci apre gli occhi sull’impossibilità di conoscere qualcuno fino in fondo e sugli sconvolgenti poteri che l’odio può esercitare sui nostri pensieri, la nostra personalità e il nostro futuro. La rabbia diventa l’unica arma contro un’ingiustizia troppo grande, quasi un modo per purificare l’anima dall’odio, per buttarsi alle spalle il passato e ricominciare. La violenza si fa spazio in tempi e modi inaspettati, eppure molto realistici.

La regia di Arèvalo, audace e attenta ai particolari, ci porta molto vicino ai personaggi, permettendoci di studiarne le stranezze e gli indizi nascosti, ma lo fa in modo naturale. Non ci sono colpi di scena all’americana, ne canzoni di sottofondo che annunciano momenti di svolta. La vendetta di un uomo tranquillo è un thriller degno del cinema internazionale, girato però con la stessa naturalezza di un video amatoriale, durante il quale si ha davvero la sensazione di spiare i segreti dei personaggi. Arèvalo ci racconta così bene la vendetta da farcela sembrare familiare e plausibile, e per questo ancora più spaventosa.

 

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Simona Scardino

Nata nel 1990 in Molise. Diplomata al liceo classico e laureanda in lettere moderne all’università La Sapienza di Roma. Collabora da anni con blog e quotidiani online tra cui InLibertà, L’Indiependente Webzine e Distorsioni. Grande appassionata di musica rock e di cinema, ama leggere e coltivare la passione per la scrittura. Nel 2012 crea il blog Fuoridallarete (http://fuoridallarete.wordpress.com/). COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA

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