La Vittoria – Cronache di una battaglia

NEWS_190336“Abbiamo vinto”.

Solo questa frase risuonava nella sua testa come l’ultimo appello disperato di una mente stanca. Arrancava sul terreno fangoso, voltandosi costantemente indietro, terrorizzato all’idea di vedere l’ennesimo plotone raggiungerlo.

La gamba gli pulsava terribilmente e la piaga sulla coscia iniziava a mandare un puzzo nauseabondo. Si pulì un rivolo rosso che gli scendeva dalla benda intorno alla fronte, ormai gravida di sangue. Le schegge della bomba gli avevano lacerato la parte destra della testa, compromettendo l’occhio.

Ma avevano vinto.

Eppure c’era qualcosa che non gli tornava. Se avevano vinto perché era solo nel mezzo della città? Perché non c’era altro che il lontano sussurro del vento e nessuna voce, nessun volto?

La via bianca era coperta dei cadaveri dei nemici, l’estremo omaggio allo Stato. Dietro una barricata, alcuni suoi compagni senza nome giacevano riversi.

La testa gli girava. Si appoggiò al muro, macchiandolo del suo rosso. Anche la ferita al costato aveva ripreso a sanguinare e buttare sangue e pus. Respirò a fondo, ma l’odore lo nauseò.

Mancava poco. Mancava poco. Doveva controllare, voleva. Bisognava esser sicuri che non ci fosse più alcun nemico, che avessero preso la città. Perché se così fosse stato, allora avevano vinto per davvero. Era la fine, non poteva mollare ora.

Voltò l’angolo, scorgendo in una via chiusa alcuni cadaveri fucilati. Erano una famiglia, tre donne, quattro bambini, alcuni anziani. Chi erano, cosa era accaduto, chi era stato?

Non importava, perché loro avevano vinto.

E il tacere degli altri – quelli per terra – era un assenso silenzioso.9470352011_10a798fdd8_b

Ebbe un capogiro e si ritrovò piegato a metà, in un angolo, a vomitare sangue. Si strofinò con la manica stracciata, appoggiandosi alla baionetta scarica e continuando ad andare avanti. Gli mancava una piccola parte di città. Non incontrò nessuno. Per le strade, nelle case, per terra e cielo, solo i decrepiti muri e le porte cigolanti. Arrivato alla fine cadde ginocchioni sulla porta della città, dalla cui breccia erano entrati. Chi aveva vinto?

Uomo, non domandarti ciò che non devi. Continua ad assistere ignaro agli eventi, burattino nelle mani di te stesso, artefice della tua rovina.

Rovinò a terra, nessuna espressione nel volto, come una bambola di pezza accantonata in fondo al cesto di una bambina cresciuta. Artefice della vittoria, della Sconfitta sulla Vittoria.

Non chiedere, non dubitare. Non oltrepassare quella porta. Se vai, non puoi tornare. Lascia questo alle voci non ascoltate di quei poveri pazzi che chiami poeti.

 

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About

Studentessa di Editoria e Scrittura presso la Sapienza di Roma. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA.


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