L’agonia del cerino

Oggi lasciamo spazio alle dichiarazioni di due esponenti della maggioranza sui finiani, rei di aver osato anche solo ipotizzare un governo tecnico.

Partiamo da quella del portavoce del Pdl, Daniele Capezzone: «La sola discussione sulla possibilità di un esecutivo tecnico rappresenta uno schiaffo alla volontà popolare. Gli italiani – ha proseguito l’ex radicale – hanno votato Silvio Berlusconi nel 2008, e poi ancora nel 2009 e poi ancora sei mesi fa, nel 2010. È inaccettabile l’idea che, con manovre di palazzo, si sovverta quello che gli elettori hanno stabilito». Torna dunque alla ribalta il tormentone del centro(?)destra, quello della sovranità popolare, vero e proprio must per berlusconiani e leghisti. Proprio quelli che l’hanno cancellato eliminando la possibilità di esprimere una preferenza col Porcellum di cotanto padre, Roberto Calderoli, quello che da ministro della Semplificazione Normativa ha pensato bene di cancellare un piccolo reato denominato «associazione militare per scopi politici» per favorire i suoi colleghi di partito, reato che – come potete facilmente intuire – può tranquillamente essere depennato dalle stesse persone che vedono (o sognano?) un clima di tensione vicino a quello degli anni di piombo.

Ma non divaghiamo e torniamo al succo della frase di Capezzone. Con lui oggi apprendiamo che – avendo lui vinto in prima persona tutte le elezioni dal 2008 – Berlusconi in realtà è stato eletto presidente del Consiglio (balla: gli italiani eleggono i parlamentari che poi votano la fiducia al premier indicato dal Presidente della Repubblica), poi eurodeputato e infine governatore di Piemonte, Lombardia, Veneto, Lazio, Campania e Calabria: quelli che ricoprono queste poltrone, sono tutti prestanome. Scherzi a parte, è sempre molto interessante notare come la retorica dei berluscones si basi sulla semplificazione massima, che arriva quindi a coincidere con l’apoteosi del Capo, identificato a priori con la sua figura con tutti gli eventi positivi (per quelli negativi infatti la colpa è sempre degli altri: Lui non fallisce mai, è inconcepibile). Un meccanismo molto pericoloso, tendente a personalizzare in toto la politica e a renderla nei fatti uno scontro tra veri nemici, con tutte le conseguenze del caso: l’utilizzo di etichette preconfezionate per classificare qualsiasi cosa, l’ingresso di valori quali amore e odio (nella vita quotidiana solo sentimenti) e, quindi, l’abolizione del confronto dialettico, inammissibile in una guerra che si gioca con tutte le armi possibili lecite ed illecite (vedi il ritorno del dossieraggio), ma fondamentale per far emergere i pro e i contro di una qualsiasi opinione politica.

Lasciamo Capezzone ricordandogli che le manovre di palazzo incarnate dal tanto temuto governo tecnico sono già state messe in atto dai loro grandi amiconi, quelli della Lega, che alla fine del ’94 ribaltarono Berlusconi dando l’appoggio esterno al governo tecnico guidato da Lamberto Dini.

Passiamo alla frase del secondo berlusconiano doc, Fabrizio Cicchitto: «Mi sembra che Fli debba chiarire la sua posizione interna, fino a prova contraria sta nel governo con un ministro autorevole come Ronchi. Non si può stare in una maggioranza e nello stesso tempo prepararne un’altra». Spiace dover dare ragione ad un ex craxiano pronto a rinnegare il Cinghialone durante Mani Pulite per poi riabbracciarlo quando il suo compagno di compassi e grembiulini glielo ha ordinato essendo nel frattempo diventato suo datore di lavoro, però oggi ha ragione.

Quanto deve andare avanti ancora «il gioco del cerino», ovviamente collegato alla saga ornitologica basata su «falchi» e «colombe»? Quanto ci mettono i finiani ad ufficializzare definitivamente le loro posizioni e a rivendicare a gran voce le loro idee, mandando a quel paese il loro benefattore iniziale (ci concediamo una licenza ghediniana)? Per quanto tempo ancora il Paese deve restare al palo, bloccato dal continuo scontro interno alla maggioranza, che non può risolversi se non con un divorzio? Cosa aspettano gli uomini del Presidente della Camera a fare quello che a fatto, unico finora, Fabio Granata il 29 settembre, cioè votare contro la fiducia a Berlusconi? Tutte queste domande continuano ad aleggiare praticamente ininterrottamente da quel 29 luglio, giorno della cacciata dei finiani dal Pdl. Tutte queste domande continuano ad essere sempre attuali, data l’assenza di una benché minima risposta, nonostante la guerriglia applicata da entrambe le ali della maggioranza a tutto lo scibile politico sia diuturna; nonostante – soprattutto – un’intera Nazione sia abbandonata a se stessa in uno dei momenti di crisi più delicati, senza un vero potere legislativo, quello che (a differenza dell’esecutivo) fa le leggi in quanto eletto dal popolo sovrano.


About

Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. REDATTORE SEZIONE INTERNI


'L’agonia del cerino' has no comments

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

Shares