L'alba dei morti dementi

L’alba dei morti dementi, l’ironia e l’omaggio nell’irresistibile commedia di Edgar Wright

Ci sono omaggi di tutti i generi. Citazioni, inserimento di elementi similari, inquadrature che richiamano alla memoria film del passato e grandi effetti dei cineasti che hanno elevato la settima arte. E poi c’è Edgar Wright, che nel 2004 ha preso un capolavoro della storia horror ed ha costruito dalle sue fondamenta una commedia intelligente, dalla geniale intuizione. Piena di una scorrettezza talmente meravigliosa da renderlo fin quasi dai suoi esordi un regista dal ben delineato stile autoriale.

Dopo una pausa di circa dieci anni dal suo primo lungometraggio A Fistful of Fingers (1995), Edgar Wright dirige e scrive – assieme a Simon Pegg  – L’alba dei morti dementi. Prendendo il grande classico del 1968 diretto da George A. Romero e omaggiandolo con un lavoro assurdamente comico, Wright riesce a mantenere comunque una rispettata venerazione per l’opera a cui si ispira.

Shaun e il risveglio degli zombie 

Shaun (Simon Pegg) è il commesso di un negozio di elettrodomestici. Arrivato all’età di trent’anni ancora non è in grado di comportarsi in modo del tutto maturo e a dare una svolta decisiva alla propria vita. Stufa della mancata crescita del suo compagno, la ragazza di Shaun, Liz (Kate Ashfield) decide a malincuore di rompere con l’eterno ragazzo. Questi è troppo legato alle solite serate al pub assieme all’amico nullafacente Ed (Nick Frost). Ma quando l’intera città sembra essere presa da un’epidemia che trasforma le persone in zombie, Shaun avrà l’occasione di far uscire l’eroe che in sé. Conquistando nuovamente Liz, cercherà nel frattempo di portare in salvo sé stesso e i suoi amici.

Il divertimento sregolato dei morti dementi

L’alba dei morti dementi è un puro concentrato di divertimento sregolato. La surreale fusione del film dell’orrore stretta all’unicità della scrittura, della messa in scena e dell’assemblaggio sincopato. Figure che caratterizzano la filmografia del regista e sceneggiatore britannico.

L'alba dei morti dementiPrimo capitolo che andrà a comporre il principio dell’irresistibile Trilogia del Cornetto, la quale proseguirà nel 2007 con Hot Fuzz e nel 2013 con La fine del mondo, la commedia viene costruita attraverso un montaggio frammentato, serrato, marchio distintivo delle opere dell’autore. Un lavoro di taglio e cucito minuzioso, che fa utilizzo di tutte le sue declinazioni esistenti. Connotativa, analitica, alternata, una costruzione visiva frenetica e di assoluta attrattiva che dona alla composizione artistica dell’autore un’aurea moderna, studiata e brillante.

Non parodia, ma vera dichiarazione di riconoscimento per il film di Romero La notte dei morti viventi. Con L’alba dei morti dementi Wright e Pegg non intaccano la struttura di base del lungometraggio preso come riferimento, ma rendono pienamente l’invasione insana e innaturale dei corpi senza anima. Come se gli avvenimenti vissuti da Shaun e dalla sua combriccola fossero parte dello stesso universo di quelli dell’originale, soltanto spostati in una differente parte del mondo e tendenti al presentarsi molto più buffi e carichi di ironia.

Zombie, lotte, sangue e Queen: gli elementi perfetti per L’alba dei morti dementi

Sangue, collusioni e cadaveri non mancano di popolare l’intera pellicola. L’alba dei morti dementi va infatti come partendo in sordina per poi innalzarsi ed esplodere a mano a mano che prosegue, culminando nell’iconico luogo del pub – costante dei film della Trilogia del Cornetto – dove la lotta agli zombie si consuma sulle immortali note dei Queen e della loro Don’t stop me now.

L’alba dei morti dementi è l’inizio di un mondo magnifico in cui i personaggi di Edgar Wright sono folli, unici, improbabili, scatenati. Un posto che, anche se pieno di zombie, vale la pena visitare.

 

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About

Martina Barone è nata a Roma nel 1996. Appena diplomata al Liceo Classico Pilo Albertelli, è pronta a seguire all’università corsi inerenti al cinema e tutti i suoi più vari aspetti. Ama la settima arte in tutte le sue forme, la sua capacità di trasporti in luoghi lontani e diversi e di farti immergere in storie sempre nuove. Ama poterne parlare e poterne scrivere. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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