L’altra faccia di Twitter.

– Ogni riferimento a cose, fatti o persone è puramente casuale.-

 

scuola corridoioEro appena uscita da scuola, quando la bionda del terzo liceo mi venne a sbattere contro.

“Guarda dove metti i piedi”, mi urlò contro, mettendosi le mani sui fianchi, in attesa di una risposta.

“Scusami, non ti avevo visto… Sono da poco in questa scuola”, risposi guardandomi intorno.

 Ci stavano osservando tutti, ridacchiando tra di loro.

“Cosa?! Tu non avevi visto me?! Semmai sono io ad averti ignorato, sfigata come sei!”, ribatté con il viso rosso di rabbia, con un che di saccente nelle sue ultime parole.

Girò i tacchi e se ne andò tra gli applausi del “pubblico”.

 

In lontananza notai la macchina di mia madre, corsi verso di lei e mi infilai dentro senza proferire parola.

“Anche questa settimana è andata, ti trovi bene nella tua scuola?”, domandò mia madre.

Per fortuna non si era accorta dell’incidente appena avvenuto.

Due settimane di scuola e già mi avevano etichettata come sfigata.scuola_studenti_maturita1R400_0

Per fortuna che sono in primo liceo e dovrebbe essere “un nuovo inizio”, proprio in tutti i sensi.

Annuì con la testa.

“Ludovica, che succede?”

“Niente, mamma. Sono solo stanca.”

 

Arrivammo a casa, buttai la cartella per terra e mi rintanai nella mia camera.

Accensione del computer in corso. Internet. Facebook.

Iniziai a vedere i post recenti e, alcuni, parlavano della mia figuraccia odierna sullo status pubblicato dalla bulletta di oggi.

“Povera piccola, se ne ritornasse nella campagna sperduta da dove è venuta!”

“Ahahah avete visto che faccia ha fatto?! Stava per piangere!”

“Non ha ancora capito con chi ha a che fare, mi fa pena… No, scherzo! Ahahah”

v65oai7fxn47qv9nectxRicacciai indietro le lacrime, chiusi Facebook e passai a Twitter, il mio rifugio dentro 140 caratteri.

“Anche oggi un disastro a scuola. Sono cosi sola. #presentiskillingme “

Iniziarono a rispondermi delle ragazze nella mia stessa situazione e cominciai a farci amicizia

 

Il pomeriggio passò cosi velocemente e avevo, quasi, dimenticato il problema iniziale.

Arrivò il momento della cena e mi sedetti a tavola, vicino a mia madre.

Un piccolo tavolo con tre sedie.

Una era vuota e lo sarebbe rimasta per sempre.

Mamma si accorse che il mio sguardo era fisso su quella sedia.

“Abbiamo cambiato casa e luogo per ricominciare, poi basta fissare una sedia e senti che quell’assenza è cosi asfissiante”, sentenziai con un nodo in gola.

“Manca anche a me..”, si limitò a rispondermi, scostando la sedia.

Avevo perso mio padre due mesi fa. Un infarto ed è volato via. Un fulmine a ciel sereno. Inutile dire che mi manca da morire.

I miei compagni lo sapevano, ma non importava.

Le loro domande sul “come ci si sente a vivere senza i rimproveri di un padre? Deve essere figo!”, mi facevano star male. Mi mancavano perfino i suoi rimproveri.

Arrivò il momento di andarsene a letto, mi buttai sulla brandina in cui avrei dovuto dormire e infilai le cuffiette per ascoltare la musica, un’altra mia salvezza.

ragazza-ascolta-musica-laptop_183374

Jessie J, con i suoi favolosi acuti, mi ripeteva: “Don’t lose it all in the blur of the stars! Seeing is deceiving, dreaming is believing, it’s ok not to be ok. Sometimes it’s hard, to follow your heart. Tears don’t mean you’re losing, everybody’s bruising… Just be true to who you are!”

Lacrime amare scorrevano sul mio volto, un dolore silente si insinuava dentro di me.

Dopo molto tempo, il male lasciò spazio al sonno e, finalmente, mi addormentai.

 

7.00 AM

La sveglia suonò ed io mi alzai di soprassalto.

Avrei dovuto affrontare un altro giorno di scuola con tutte quelle persone che, anche solo scrutandomi, mi avrebbero preso in giro senza pietà.

Dopo essermi vestita, salì in macchina con mamma che, come sempre, mi avrebbe accompagnato davanti alla mia scuola.

Come ogni giorno, aprii Twitter e notai che la ragazza di ieri mi aveva menzionato su un tweet: “Buongiorno, ieri sei stata male… Oggi,
però, #StayStrong.”

Un sorriso mi illuminò il volto, quella semplice frase aveva scaturito in me una forza che non pensavo di avere.

Sentivo di avere un’amica al mio fianco, nonostante la distanza.

Twitter-on-a-computer-scr-007Qualcuno che credeva davvero in me e che, con quella frase, mi avrebbe fatto affrontare la giornata con una carica in più!

Dovevo essere forte, come sempre.

“E sii forte.”

Grazie a te, amica mia.

——————————–

Sono ombre, ombre che molto spesso – nei corridoi rumorosi delle scuole – quasi rischi di non notare, sono ragazze fragili che ogni giorno si rinchiudono dentro un Social Network, dove la loro vera identità è sconosciuta, per scappare alle prese in giro dei compagni di scuola.

Fragilità.

Ecco che cosa le accomuna.

Insicurezza.

La stessa che non dà modo di rispondere alle provocazioni dei “bulli”.

La loro unica colpa è far trapelare quell’insicurezza che fa da gancio per chi vuole farsi temere, seguire e idolatrare.

Le ragazze con una situazione familiare problematica, solitamente, sono le più colpite perché la mancanza di una relazione equilibrata – con uno o entrambi i genitori – ha fatto sì che si creasse una condizione di sviluppo psicosociale. Erikson la definisce come “Fiducia o Sfiducia di base” (in questo caso sfiducia, ovviamente).

Imbarazzo. Si tratta molto spesso di imbarazzo.

Vengono prese in giro anche per una minima cosa o, la maggior parte delle volte, per un qualcosa di inventato, che non esiste.

Tutto ciò, avviene nei luoghi dove c’è un particolare afflusso di adolescenti, come scuole e ritrovi comuni.

Gli occhi di tutti puntati addosso e la voglia, sempre più profonda, di rinchiudersi in loro stesse.

Si sentono colpevoli, come se davvero fossero quelle “sbagliate” e per non dare un dispiacere ai genitori, tengono tutto dentro.

Il problema di questa situazione è il fatto che sia “silente”, rendendola, quindi, ingestibile. 

Chi mai si sognerebbe di andare a confidarsi con gli insegnanti?

Devono farli rimanerne fuori per non essere “punzecchiati” ulteriormente.

Il rapporto di “alleanza” con i professori, infatti, emarginerebbe totalmente il soggetto dalla classe ed è ciò che lui non vuole.

Il suo unico desiderio è quello di poter iniziare a relazionarsi con il prossimo senza alcuna paura di venir allontanato.

Ci prova in tutti i modi possibili, anche rispondere ad una beffa con un sorriso, per poi morire dentro.

Solitamente, nei Social Network come Twitter, sorgono dei veri e proprio punti di ritrovo dove, attraverso un hashtag (“etichette” che permettono a più persone di ritrovare messaggi “etichettati” con un determinato argomento), gli adolescenti con problemi simili iniziano a conoscersi tra di loro e finiscono per instaurare un forte rapporto di amicizia/solidarietà in soli 140 caratteri.

Questa peculiarità, rende Twitter una vetrina sociale che riesce a metterti in contatto con il mondo, velocemente.

Eppure basterebbe poco, veramente poco per cominciare ad andare controcorrente e rompere un silenzio che da troppo tempo avvolge queste piccole situazioni quotidiane. Basterebbe che “gli adulti” tendessero meno le orecchie, per non sentire poi nulla, e aprissero di più gli occhi. 

MIRIAM SPIZZICHINO

Segui Wilditaly.net anche su:


About

Studia Scienze della comunicazione presso l’Università di Roma Tre. Nota blogger esperta di moda, gestisce da tempo due blog personali, Pensieri Senza Confini e Rebel Fashion Blog. Scrive su diversi giornali, quali Shalom, Lusso Style e Fanpage. Nel dicembre 2013 è uscito il suo primo libro: Le malattie del nostro mondo. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA.


'L’altra faccia di Twitter.' has no comments

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

Shares