L’arte del ricatto

Gli stereotipi sul genio italico attingono dal nostro passato: più volte siamo stati protagonisti di avanguardie e la nostra creatività ha spesso rimediato alla nostra disorganizzazione. Al di là dei luoghi comuni l’immaginario straniero e italiano sulle nostre virtù è ancorato ad un’immagine di gente imprevedibile capace di grandi slanci ma anche inaffidabile.

Lo “stile” governativo di questa legislatura si caratterizza sempre di più con il ricatto. L’uso diffuso di questa pratica genera una tale complessità di rapporti che solo un genio del male può controllare.

L’impero berlusconiano è cresciuto smisuratamente grazie alla corruzione, alla truffa e alla spregiudicatezza. Il ricorso a questi mezzi presuppone dei ricatti.

L’uso di pratiche fuori dalle regole è di per sé un ricatto: solo chi si trova in una posizione dominante può stabilire regole diverse da quelle condivise e se si accetta di stare a queste nuove regole si riceve anche un premio, diversamente si viene esclusi.

Anche in politica funziona così e difatti sono sempre poche le voci “fuori dal coro”. Ultimamente la classe politica, e primariamente la maggioranza, è entrata in un vortice crescente di ricatti. L’iniziale coalizione di governo si basava su tre attori principali (Berlusconi, Fini e Bossi) che stabilivano le regole cui tutti dovevano attenersi. Questo era possibile per l’ampia maggioranza numerica che costituiva un deterrente a qualsiasi tentativo isolato di modificare quelle regole. Con l’uscita di Fini, l’attuale maggioranza si fonda su Berlusconi, Bossi e un numero consistente di “cani sciolti”. A dicembre il premier è riuscito ad ottenere il voto di fiducia, e successivamente ha anche aumentato il numero di voti a sua disposizione, ma come dimostra la nomina di Romano a Ministro, tutto questo ha un prezzo. I prossimi conti saranno saldati con qualche sottosegretariato e altri pagamenti di cui sappiamo meno.

C’è un paradosso in questa situazione: da grande ricattatore, Berlusconi è diventato ricattato. Al momento il “genio italico” sopperisce alle difficoltà. Con sprezzo del pericolo il premier riesce a tenere insieme questa accozzaglia di mendicanti, ma la domanda è: fino a che punto si spingerà pur di esaudire delle richieste potenzialmente infinite? Inoltre, coloro che erano già parte di questa maggioranza accetteranno di buon grado i nuovi equilibri o pretenderanno a loro volta qualcosa in modo da ristabilire le gerarchie nei confronti dei nuovi adepti? Già da dicembre si avvertono scricchioli. Le prime dichiarazioni “fuori dal coro” sono arrivate da due Ministri: Carfagna e Prestigiacomo. Dichiarazioni, peraltro, subito ammorbidite e poi accantonate (avranno ricevuto le garanzie cercate?). Ultimamente anche Miccichè, in rappresentanza del gruppo Forza del Sud, ha avanzato delle richieste condite da minacce di crisi.

Il problema è che avendo sdoganato questo sistema di ricatti e concessioni a molti attori, tanti altri posso aggiungersi. Teoricamente, tutti possono diventare indispensabili.

Ma a dispetto di quanto si potrebbe pensare, quella che si sta delineando è la situazione politica più favorevole al premier. Ad eccezione della Lega, non esistono altri attori che siano legati a lui da un progetto politico. Il legame della nuova maggioranza è costituito dai soldi Berlusconiani che sono sufficienti a garantire la fedeltà di alcune decine di accattoni. D’altronde, eliminando i compromessi di natura politica, l’attenzione del governo può essere rivolta agli unici veri obiettivi: fare cassa e salvare il premier dai procedimenti giudiziari.

Dunque la speranza che questo governo possa cadere è riposta nella Lega. Per quanto possa apparire ironico, il destino dell’Italia è, tristemente, nelle mani del maggiore partito secessionista del Paese. Sfortunatamente, è molto difficile che il partito padano decida di far cadere il cavaliere che rimane l’unico attore politico pronto a garantirgli una presenza fissa al governo.

In conclusione: se Berlusconi riuscirà a governare questo sistema di favori avrà fatto del ricatto una vera e propria arte; se dovesse fallire, assisteremmo alla fine di questa legislatura, evento che, stante l’inefficacia dell’opposizione, solo lui può realizzare.



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