L’asse Mosca-Tripoli che salva Berlusconi

Muammar Gheddafi, a partire dal suo golpe del 1969, ha ricoperto un ruolo chiave nella geopolitica internazionale: dagli attentati terroristici alle compagnie aeree inglesi ed europee al disastro di Ustica, c’era sempre lo zampino del Generalissimo. Ma con il trascorrere del tempo, l’uomo di Sirte, dall’essere classificato come “Persona Sgradita” dal 90% dei governi di tutto il mondo, è diventato un personaggio determinante nelle politiche internazionali, grazie all’influenza dei suoi protettori e dei suoi alleati (volenti o nolenti).

Ma da cosa deriva la sua incredibile influenza? Come ha potuto un dittatore, che negli anni ’80 era considerato il nemico n°1 degli Usa, sopravvissuto a stento al bombardamento americano (grazie a una vera e propria “soffiata” di Bettino Craxi), diventare un leader capace di poter fare e dire quanto gli aggrada passando indenne?
Il segreto del suo potere consiste nella sua recente alleanza politico-economica con la Russia di Putin, nella sua capacità di attrarre investimenti stranieri e nel trattato di amicizia tra Roma e Tripoli, avallato e spronato con impazienza dal resto dell’Ue: questi fattori garantiscono all’Unione Europea innumerevoli vantaggi economici e sociali. La Libia è diventata, difatti, uno dei principali fornitori di gas e di materie prime dell’Italia (con cui vanta il terzo posto come partner commerciale) e dell’Europa meridionale, e (per grande gioia dei partiti di destra estrema, come la Lega) ha limitato, almeno ufficialmente, gli sbarchi dei clandestini.

Così, grazie ai ricatti ai governi europei, alla minaccia riaprire i cancelli ai barconi dei disperati e di chiudere i condotti del gas (avallato e protetto dallo stesso Putin), Gheddafi può godere di una libertà d’azione gigantesca.

Per questo il premier Silvio Berlusconi ha un fortissimo interesse a mantenere saldi i rapporti diplomatici con la Libia, qualunque costo comporti: non importano le migliaia di persone che “scompaiono” misteriosamente durante i viaggi della disperazione, ne le violazioni dei diritti umani in Libia, ne l’assoluta mancanza di rispetto del Generalissimo verso il popolo Italiano ed Europeo. L’importante è che le condizioni che mantengono salda la maggioranza del suo governo rimangano tali: per la Lega nulla è più vantaggioso che vedere soddisfatto (almeno a livello demagogico) uno dei punti forti del suo programma, quello dell’immigrazione.
Anche a livello internazionale l’Italia trae numerosi vantaggi dalla Libia: parte delle risorse energetiche destinate all’Europa settentrionale attraversano la nostra penisola, garantendo introiti da dazi e tasse, l’alleanza con la Libia rafforza ancora di più il legame diplomatico con la Russia (convenientissimo per Berlusconi e Confindustria) e rafforza la posizione internazionale dell’Italia nel mondo.

Che dire: si può sacrificate tutto in nome del profitto e del vantaggio di una ristretta oligarchia.

MAX ZUMSTEIN



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