L’assoluzione di Renzi e l’irresponsabilità della politica

In Italia è ancora possibile imputare una qualsiasi responsabilità alla politica? La domanda è d’obbligo se si analizzano le motivazioni della sentenza che, a inizio febbraio, ha assolto definitivamente Matteo Renzi dall’accusa di aver contribuito allo sperpero di oltre 48.000 euro di denaro pubblico mentre era alla guida della Provincia di Firenze. Al di là della relativa scarsità della cifra e dell’importanza del personaggio renzi 3coinvolto (sostituite pure il suo nome con quello che preferite), il modo in cui è stata ribaltata la condanna in primo grado impone delle riflessioni che, a partire dalla vicenda specifica, assumano una prospettiva più ampia.

LE ASSUNZIONI ILLEGITTIME.

La vicenda nasce da una denuncia anonima alla procura della Corte dei Conti toscana secondo la quale Renzi, nel periodo 2004-2009, avrebbe assunto all’interno dello staff della Presidenza della Provincia persone non titolate per l’incarico richiesto, prive in particolare della laurea o di un curriculum equivalente.

Riconoscendo «la minima o inesistente professionalità maturata da molti dei nominati» e, di conseguenza, l’effettiva esistenza di un danno per le casse pubbliche, la sentenza 282 del 30 marzo 2011 aveva imposto un risarcimento di 48.000 euro. Una parte di esso, 14.535,12 euro, era stata addebitata al solo Renzi per il «valore decisivo […] delle valutazioni espresse dal Presidente della Provincia, che ha indicato nominativamente i soggetti che hanno poi composto, nel tempo, l’organico della propria Segreteria». Si tratta del 30% del totale: la condanna infatti puniva anche chi aveva avallato tale scelta, ovvero, per un altro 30%, i responsabili degli uffici tecnici della Provincia e, per il restante 40%, chi, nella Giunta, aveva approvato la delibera.

IL “NON ADDETTO AI LAVORI”.

La sentenza, non definitiva, è stata appellata dal solo Renzi che, all’inizio dello scorso febbraio, è stato assolto definitivamente con delle motivazioni esigue. Per i giudici, sì, è vero «che il presidente Renzi ha indicato nominativamente i componenti della propria segreteria»; sì, è vero che «ha preso visione dei relativi curriicula» e, di conseguenza, era stato reso «consapevole del livello culturale degli interessati»; infine, sì, è vero che «i provvedimenti erano a firma del Presidente della Provincia». Tutto questo però non è stato ritenuto sufficiente per confermare la condanna al risarcimento – peraltro esiguo – del primo grado. Secondo i giudici, infatti, occorre tenere presente anche che «l’istruttoria amministrativa, i pareri (ben quattro) resi nell’ambito dei procedimenti interessati e i relativi contratti sono stati curati dall’entourage amministrativo e dalla struttura amministrativa provinciale che hanno sottoposto all’organo politico una documentazione corredata da sufficienti, apparenti garanzie tanto da indurre ad una valutazione generale di legittimità dei provvedimenti in fase di perfezionamento»: rispetto alla posizione di Renzi, per i giudici tali elementi rendono evidente l’«assenza dell’elemento psicologico sufficiente a incardinare la responsabilità amministrativa, in un procedimento amministrativo assistito da garanzie i cui eventuali vizi appaiono di difficile percezione parlamento-italiano-riduzione-parlamentarida parte di un “non addetto ai lavori”».

UNA POLITICA IRRESPONSABILE?

Riepilogando brutalmente, la vicenda fiorentina ha sicuramente provocato un danno all’erario e ha coinvolto anche un politico; questi però, stando all’esito finale del processo, rappresentava solo l’ultimo anello della catena: a livello di sanzioni, la colpa è esclusivamente di chi ha redatto materialmente la delibera. Tale conclusione trova una logica solo nella sottovalutazione di un dato molto importante: anche al di là del caso specifico, il politico di turno non rappresenta solo colui che certifica la conclusione dell’iter di un atto giuridico, bensì anche colui che gli dà l’avvio. Solo dimenticando il vero ruolo della politica nella società (l’amministrazione della res publica) si può arrivare ad attribuire solo ai cosiddetti «tecnici» un errore: senza il politico che propone una legge, una delibera o un decreto, il tecnico non può fare nulla. Per quanto scaturita da un procedimento giudiziario non così rilevante, la riflessione si impone: se accettiamo questo principio, che cosa resta della responsabilità dei politici rispetto allo sfacelo del’Italia?

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About

Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. REDATTORE SEZIONE INTERNI


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