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Ma perché Laura Boldrini è così odiata?

Laura Boldrini passerà alla storia come uno degli abbagli più accecanti (e perforanti) di questa legislatura prossima al tramonto. Apprezzata dai cittadini, subito dopo l’elezione alla Presidenza della Camera, perché vista come uno spiraglio in un tunnel buio (considerando il suo trascorso professionale nelle ONG). Con la stessa velocità è però diventata bersaglio delle opposizioni per il suo atteggiamento da maestrina, preside acida, eterna insegnante di buone maniere in un mondo – secondo lei – pieno di stupidi che non riescono a comprenderla.

Questo non toglie che non debba essere vittima sui social di offese maschiliste, troglodite e oscene alla sua persona. Basterebbe farle notare come abbia gestito in maniera molto parziale la sua carica, manifestando – senza celarlo – l’odio verso il Movimento Cinque Stelle, punendo diversi esponenti con provvedimenti esemplari quando avevano protestato in modo vivace e pittoresco contro lei stessa (e non solo), rea di aver taciuto ripetutamente sui continui abusi contro il Parlamento perpetrati dal governo Letta e Renzi poi. E invece la si butta tutta sul sesso, sulla volgarità, sulle sue presunte passioni.

Ecco perché ritengo sia giusto e doveroso che la presidente della Camera abbia fatto bene ad annunciare che si rivolgerà tramite via legali contro coloro che l’hanno insultata. Fa bene, perché una tastiera non ti può autorizzare a denigrare una persona in quel modo e con quel tenore d’ingiurie. Senza contare quanto sia stata vittima di bufale, in merito a dichiarazioni che non aveva mai pronunciato.

Però la domanda è, rimanendo alle donne che fanno politica: perché Laura Boldrini è bersaglio di questi insulti e, ad esempio, la Raggi no? E la Boschi? Potremmo continuare per ore.

Possibile che non sia riuscita a ritagliarsi uno spazio a sinistra e nel perimetro pacifista, ad oggi senza rappresentanza organica?

Ribadendo la nostra piena condanna alle offese ricevute, forse è dovuto al fatto che durante gli anni alla presidenza si è contraddistinta per sermoni, battaglie pseudo-femministe tiepide, inni all’Europa sorda senza una mezza idea su come incidere in quel ginepraio di burocrazia e sull’accoglienza ai migranti lasciata alle organizzazioni che lucrano sulla loro pelle oppure perché ha posto dei temi – come dice lei – così dissonanti verso il maschilismo strisciante?

Chissà come sarebbero andate le cose se si fosse schierata, anche contro il governo, a favore degli operai, contro la deriva liberista, su una accoglienza doverosa ma gestita dallo Stato e non da cooperative fameliche di denaro pubblico e che assumono ragazzi a 400 euro al mese; e poi battersi affinché le donne siano davvero uguali agli uomini, ma nelle retribuzioni (incredibilmente più basse), nell’accesso a tutte le professioni, ad essere prima donne che madri, a toglierle dalla povertà e dagli stereotipi, come troppo spesso capita e non solo pretendendo di essere chiamata al femminile nella carica ricoperto (sindaca, la presidente, ecc).

Davvero non lo sapremo mai. Peccato.

 

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About

Studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre e ha scritto, fin dall’età di 17 anni, in vari giornali locali. Da qualche anno è rimasto folgorato dall’ambiente radiofonico e non se ne è più andato. Conduce ogni settimana un programma di attualità ed interviste su RadioLiberaTutti.it . REDATTORE SEZIONE POLITICA.


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