Le “case chiuse” contro la crisi? Un’idea

Al contrario di quanto si possa pensare, in Italia, la prostituzione, non è considerata reato. Si commette un crimine quando si sfrutta la prostituzione o quando si favorisce la prostituzione minorile o quando essa è esercitata in strada. Nel merito, siccome siamo in Italia, la confusione è tanta. Ci si può prostituire, a patto che non ci sia uno sfruttatore e che non lo si compia in un luogo pubblico, ma sono proibite le Case Chiuse. Forse però una soluzione c’è.

Osservando i dati della prostituzione, che purtroppo risalgono ad una ricerca del lontano 2003 della Commissione Affari Sociali della Camera e che quindi dovrebbero essere aggiornati, scopriamo che il giro d’affari è molto alto. Un fatturato di circa 1 miliardo di euro l’anno. Dalle 50 alle 70mila meretrici di cui più di 2000 sarebbero quelle costrette alla prostituzione e schiavizzate. Il 65% lavora in strada, il 29,1% in albergo e il restante in casa privata. Il numero più alto è quello dei consumatori: una media di 9 milioni di italiani che si servono di queste donne per sfogare i propri istinti sessuali o le proprie mancanze erotiche.

Non siamo qui a fare del perbenismo, benché il sottoscritto non capisca come si sia in grado di vendere il proprio corpo per favorire il benessere altrui. Vogliamo solo analizzare questi dati e capire le soluzioni.

Tenendo presente che la maggior parte della prostituzione è “gestita” in maniera occulta dalle mafie internazionali, perché, spiega Don Ciotti, “oggi il negozio si è trasformato in mercato e la proprietà dei corpi è in mano a cartelli criminali, le mafie internazionali, alle quali hanno lasciato spazio le nostre mafie dopo aver scoperto il più redditizio commercio di droga”, è possibile capire perché la cura di questo problema è tanto difficile e molto poco cercata dai governi che si sono alternati. Quindi?

I rimedi, sostanzialmente, sono due: combattere duramente la prostituzione e renderla illegale al 100%, o rivedere il discorso delle così chiamate “case chiuse”. Visto che il primo espediente è facilmente comprensibile, proviamo a buttare giù qualche idea sulla riapertura dei bordelli ed i vantaggi, sopratutto economici e sociali, che essi porterebbero.

È fuori discussione che portare via dalle strade le prostitute sarebbe un vantaggio sopratutto per loro. In anzi tutto, perché si ridurrebbe drasticamente il rischio di essere aggredite e stuprate dal primo che passa, e secondo ci sarebbe un controllo molto più accurato del loro stato di salute e quindi una ricaduta anche sui consumatori che sarebbero più tranquilli. Ecco che da qui, potremmo pensare ad un breve regolamento da adottare in tutte le case chiuse che garantirebbero la tranquillità della prostituta, del consumatore e dello stato di diritto di cui essi potrebbero godere (mai verbo fu più azzeccato).

  1. Ogni casa chiusa deve essere gestita da una società registrata all’Agenzia delle Entrate con regolamentazioni più severe e molto più rigide;
  2. Ogni prostituta deve essere assunta con un regolare contratto – che può variare: un fisso mensile o dipendente dal numero di prestazioni – sul quale vengono pagate le tasse sia dalla lavoratrice/lavoratore, sia dalla società stessa;
  3. Ogni sei mesi vengono effettuati tutti i controlli sanitari necessari a prevenire l’insorgere di malattie veneree o affini dopo i quali viene rilasciato un certificato di “idoneità” al lavoro che ne garantisce lo stato di salute;
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  4. Ogni singola prestazione viene registrata chiedendo al cliente un documento di identità e al quale verrà poi fornita la ricevuta fiscale – il registro è segreto per mantenere la privacy dei consumatori, ma può essere reso disponibile alle forze dell’ordine per ogni controllo;
  5. Ogni rapporto sessuale deve avvenire con le adeguate protezioni, senza dare la possibilità di trasgredire a questa regola ed in caso di rapporto non protetto fornito grazie ad un compenso extra dato direttamente alla prostituta, quest’ultima verrà licenziata ed il consumatore denunciato;
  6. I compensi devono essere pagati alla società e non alla prostituta sempre previa consegna di ricevuta fiscale.

Fondamentalmente sono regole semplici che renderebbero molto più scoraggiante lo sfruttamento della prostituzione, darebbero maggiore sicurezza in ambito salutare, impedirebbero l’evasione fiscale e eliminerebbero definitivamente la prostituzione minorile.
Come detto anche nelle regole, la severità, in questo campo, è d’obbligo. Ogni minimo sgarro deve essere punito con la chiusura immediata del bordello e della società che lo gestisce.
In più, in questo periodo di crisi economica, tutto questo darebbe un aiuto allo Stato poiché porterebbe una bella fetta di mercato nero che ora è vivo più che mai e, dulcis in fundo,  non favorirebbe la criminalità organizzata che farebbe molta più fatica a gestire questo genere di “movimento”. Certo, la possibilità di infiltrazioni è sempre esistente, visto che ci sono in ogni singolo ambito economico e gestionale; ed è proprio per questo che i controlli dovrebbero essere severi e impeccabili.

Cosa ne pensate? E sopratutto, secondo voi, perché questo tema si affronta sempre in modo violento e radicale e non si riesce mai ad arrivare a soluzioni come queste proposta che, più che di idee politich, portano il segno di buon senso?

AGGIORNAMENTO 12.01.12: Secondo il fisco il giro d’affari è di 4 miliardi di euro, mentre di 1 è l’introito probabile che porterebbe entrare nelle casse dello Stato.

GIAMPAOLO ROSSI
giampross(at)katamail.com

 


About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo. giampross@katamail.com


'Le “case chiuse” contro la crisi? Un’idea' have 2 comments

  1. 12 settembre 2011 @ 1:19 am Francesco Angeli

    solo una domanda…
    ma sicuro che siano solo 2000 quelle sfruttate su un giro di 50-70 mila?

    io credevo molte di più…

  2. 12 settembre 2011 @ 11:06 am Giampaolo Rossi

    Francesco, questi sono i dati che emergono dalla ricerca che ho citato. E ripeto, sarebbe il caso di farne un’altra, perchè sono passati 8 anni e in questi campi le cose cambiano in fretta e poi, senza dubbio, la crisi globale può aver fatto aumentare il numero delle prostitute e pure le guerre che sono scoppiate in giro per il mondo…

    Qui ci sono tutti i dati: http://it.wikipedia.org/wiki/Prostituzione#Alcuni_dati_statistici


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