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Le Mans’66: La grande sfida, il sogno americano su quattro ruote firmato James Mangold

Le Mans’66: La grande sfida, James Mangold dirige un’epica di sogni e speranze a quattro ruote, con Christian Bale e Matt Damon

Il cinema delle quattro ruote ha sempre saputo regalare grandi emozioni nel corso della storia, alternando tuttavia risultati al botteghino spesso non all’altezza delle aspettative. Ne sa qualcosa Giorni di tuono (1990) di Tony Scott, ricordato ad oggi uno dei peggiori flop commerciali di tutti i tempi. Ventinove anni dopo, e un’evoluzione tecnologica non indifferente a livello cinematografico, ci prova Le Mans’66: La grande sfida (2019) di James Mangold a cambiare le carte in tavola, grazie all’accoppiata Christian BaleMatt Damon.

Conosciuto nel resto del mondo con il più suggestivo titolo di Ford v Ferrari; Le Mans’66: La grande sfida segue le orme del più recente Rush (2013) di Ron Howard, andando oltre la narrazione a metà tra l’epico e il romantico di Giorni di tuono, ponendo al centro del racconto uomini veri, grandi ideali, e un’imponente ricostruzione storica.

Le Mans’66: La grande sfida racconta infatti di Carroll Shelby (Matt Damon) e Ken Miles (Christian Bale) e di come, dopo l’acquisizione della Shelby Motors da parte della Ford Motor Company, abbiano lavorato incessantemente per colmare il gap contro la favoritissima Ferrari creando la mitologica Ford GT40 – arrivando a dominare l’edizione delle 24 ore di Le Mans del 1966.

Tutti indizi che fanno di Ford v Ferrari, certamente una delle pellicole più interessanti dell’anno cinematografico e non solo.

Il sogno americano su quattro ruote

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La grande forza di Le Mans’66: La grande sfida sta a partire dal concept alla base. Il racconto di James Mangold differisce da qualunque altro film di corse automobilistiche perché ennesima declinazione del sogno americano e del self-made-man.

Gli Shelby e Miles di Damon e Bale – quest’ultimo autore dell’ennesima performance da statuetta – sono infatti complementari nel loro depotenziamento narrativo; mancando il primo di un’adeguata componente fisica mentre il secondo una testa calda sopra le righe.

Una miscellanea tra costruttore e pilota/meccanico che funziona, per un’alchimia tangibile tra Damon e Bale, autentico valore aggiunto della narrazione di Le Mans’66: La grande sfida. Componente scenica essenziale per Mangold, con cui delineare il racconto di due “eterni secondi” volti al raggiungimento di un traguardo contro ogni pronostico.

Ci ritroviamo così dinanzi a una gestione di due personaggi dagli archi narrativi speculari. Se lo Shelby di Damon segue la più comune ricostruzione/potenziamento scenico grazie al cammino dell’eroe, è il Ken Miles di Bale a rubare la scena, delineando uno struggente racconto di padri e figli con cui Mangold porta in scena valori nobili d’amore e rispetto.

Nell’abitacolo con Ken Miles, per un terzo atto da sogno

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La ricostruzione storica delineata da Mangold viene così valorizzata da una regia trascinante e dinamica, resa grande da un’autentica lezione di montaggio, specie nella metodica gestione delle sequenze di gare automobilistiche.

Attraverso panoramiche e campi medi, Mangold valorizza al massimo la sua materia narrativa in un susseguirsi di inquadrature strette e particolari che catapultano lo spettatore sin dentro l’abitacolo.

Sarà proprio il terzo atto della 24 ore di Le Mans del 1966 il punto di forza del racconto, con cui Mangold porta in scena tutta la sua maestria registica, delineando una macrosequenza affascinante e suggestiva contro ogni immaginazione.

Non mancano tuttavia le basi drammaturgiche. Le Mans’66: La grande sfida procede nel delineare un racconto dalla crescita graduale e dall’andamento di base lento e ritmato, ma rivitalizzato da grandi impennate sceniche. Se le sequenze automobilistiche sono il punto di forza del racconto di Mangold, la ricostruzione storica diventa un corollario narrativamente necessario.

Proprio perché il punto di vista è principalmente “americano”, emerge una rappresentazione dell’Italia, della Ferrari, degli Agnelli e di Enzo Ferrari stesso (Remo Girone) quasi macchiettistica e non all’altezza con il carisma dei personaggi ritratti. In opposizione però la presenza scenica di Henry Ford II (Tracy Letts) buca lo schermo in modo (mica tanto) sorprendente. Giustificando così il titolo internazionale dell’opera di Mangold.

3:30:06 – L’epica del giro perfetto

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In una narrazione che è il riscatto di due “eterni secondi” nella più insolita declinazione del sogno americano, Le Mans’66: La grande sfida permette di creare e ricreare il mito della 24 ore a 48 anni di distanza dall’omonimo film con Steve McQueen protagonista.

Il giro perfetto di Le Mans, quei 3:30:06 che separano il pilota dalla grandezza, rappresenta una delle scene madri del racconto di Mangold. L’espediente diventa occasione per il regista di Logan – The Wolverine (2017), per raccontare di sogni e speranze e di padri e figli – ben incanalati nel simulacro narrativo della Ford GT40.

Emerge in Le Mans’66: La grande sfida una fortissima componente emozionale di valori trattati, volte a consacrare nell’immaginario cinematografico la figura d’eroe tragico di Ken Miles, reso grande da una performance attoriale oltre ogni misura di Christian Bale.

Gli eventi in chiusura di terzo atto dell’opera di Mangold, ci ricordano così la differenza tra piccoli e grandi uomini, e su come a volte il vero successo sia semplicemente poter godere delle piccole cose di ogni giorno anziché bearsi dei grandi riconoscimenti.

 

Le Mans’66: La grande sfida verrà distribuito nelle sale italiane il 14 novembre 2019 grazie a 20th Century Fox

 

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About

Nato in Sicilia da madre umana e padre probabilmente alieno, ha un blaster sul comodino e uno zaino protonico dentro l’armadio. Malato cronico di Cinefilia dal 1989, dopo aver passato una vita a studiare i Classici Greci e Latini prima, la Letteratura Russa Ottocentesca poi, e per ultimi i Social-Media e le teorie sociologiche di Marshall McLuhan e Erving Goffman, si trasferisce a Roma per poter finalmente realizzare il suo sogno: studiare cinema, diventare sceneggiatore e costruire il suo personale Millennium Falcon. COLLABORATORE SEZIONE CINEMA


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