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Per le strade di Roma, la Marcia dei diritti

E domani a Roma sarà rabbia. Quella di chi, dentro il popolo arcobaleno, non ci sta più a delegare la propria dignità a una classe politica incapace di rispondere alla domanda di diritti umani imprescindibili. Diritti quali la tutela delle proprie relazioni affettive, della propria integrità fisica e morale, della propria identità. Per questa ragione, a partire dalle 14:00 al Colosseo, si svolgerà la Marcia dei diritti, un’iniziativa proveniente dalla gay community e interamente dal basso, per reclamare – attraverso il canale della protesta pacifica, ma senza sconti a nessuno – quelle prerogative che in altri paesi sono ormai da tempo cifra imprescindibile della qualità democratica di una nazione.

Gli organizzatori e le organizzatrici della manifestazione non hanno rinunciato alle modalità gioiose che caratterizzano, invece, i più tradizionali pride. Ma la Marcia dei diritti vuole porre l’attenzione su uno stato d’animo diverso, che sta alla base della protesta. La comunità LGBT dice no allo stato attuale delle cose: un parlamento culturalmente non adeguato, proposte di legge apertamente discriminatorie, un governo i cui membri fanno da ostacolo al riconoscimento dei diritti civili. E ancora: un Pd ostaggio delle sue componenti più retrive e omofobe e un presidente del Consiglio che non è stato in grado – soprattutto dopo gli strappi su Jobs Act e shutterstock_179547653-426x268“buona” scuola – di mantenere le sue promesse sulle unioni civili.

Lo stesso ddl sulle civil partnership è ampiamente insufficiente, in quanto non solo è più restrittivo rispetto al matrimonio egualitario, ma retrocede le famiglie formate da gay e lesbiche al rango di “formazioni sociali specifiche”. Per di più, voci di corridoio lasciano intuire che verrà stralciata la norma sulle stepchild adoption, lasciando scoperte le fasce più deboli della nostra comunità: i bambini e le bambine che vivono dentro le coppie omogenitoriali e che rischiano di non vedersi riconosciuti entrambi i genitori. Un quadro politicamente desolante, al quale la piazza romana risponderà attraverso la rivendicazione del matrimonio per tutti/e a sfidando Renzi sulle sue promesse. Vedremo se il premier sarà in grado, anche in questo ambito, di mostrare il decisionismo che ha caratterizzato la sua azione di governo o se invece, come tutti gli altri, avrà consumato parole al vento.

Il corteo si muoverà dalla piazza del Colosseo, verrà scandito “per stazioni” (si veda il percorso) in cui verranno approfonditi i temi caratterizzanti: diritti civili, leggi di tutela per le persone LGBT, laicità dello Stato e scuola pubblica,  ecc. E ci saranno ancora interventi direttamente dalla piazza, slogan politici di protesta ed è prevista la partecipazione di delegazioni di altre città d’Italia, da nord a sud, sia da realtà interne, sia da associazioni al di fuori della gay community. Perché la questione LGBT non è un fatto di minoranza, ma riguarda un intero tessuto sociale e si rivolge a tutta la comunità: se passa il messaggio che si può discriminare un individuo per la sua identità (sessuale, di genere, politica, ecc), questo principio puoi applicarlo a chiunque altro.

L’iniziativa, che si configura sempre più come la prima tappa di un percorso di lungo periodo, ha già coinvolto altre città. A Civitanova Marche ci sarà la manifestazione Libertà vo cercando, gemellata con l’appuntamento romano. E a Vicenza si terrà Ci siamo, che prende le mosse direttamente dalla marcia della capitale. «Si è deciso di creare subito un ponte tra le due piazze» dichiara Mattia Stella, presidente di Arcigay Vicenza «in un momento come questo, più di prima, è necessario che le persone si mobilitino non in una, ma in cento, mille piazze! Dalla provincia alla metropoli, le persone LGBT possono/devono poter rivendicare i loro diritti e quelli dei loro figli». La scelta di dicembre, per altro, è evocativa: «Questo mese si celebrerà nelle scuole della regione» continua Stella «per il secondo anno, la festa della famiglia tradizionale, fortemente voluta dalla giunta Zaia. Recentemente il Consiglio regionale ha inoltre approvato la mozione Berlato, conosciuta come la mozione ‘anti-gender’».

Qualcosa si sta muovendo: dalla base, a quanto pare. E sembra l’inizio di un’ondata che vuole cambiare le cose nel nostro paese. Non rimane che esserci. Per dire no a quanto visto sino ad ora e per rivendicare la pienezza delle nostre vite.


About

Scrittore, insegnante e attivista LGBT. Appassionato di Linguistica Italiana e Gender studies, ha un dottorato in Filologia moderna, un blog, Elfobruno, e scrive per Il Fatto Quotidiano, Pride e Italialaica. Ha pubblicato i saggi I gay stanno tutti a sinistra – Omosessualità, politica, società (Aracne, Roma 2012) e Omofobia, bullismo e linguaggio giovanile (Villaggio Maori, Catania 2015); ha curato con Andrea Contieri la raccolta di contributi Mario Mieli trent’anni dopo (Circolo Mario Mieli, Roma 2013) e per la narrativa ha pubblicato Da quando Ines è andata a vivere in città (Zona, Arezzo 2014). BLOGGER DI WILD ITALY


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