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LeBron James porta Cleveland in paradiso

da espn.com

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Il più grande spettacolo dopo il big bang, un famoso cantautore italiano cantava nel 2011. Le finali NBA 2016 in sintesi sono state questo. Golden State e Cleveland hanno giocato al loro meglio, sputando sangue da tutte le parti del campo e offrendoci, per fortuna per noi appassionati, lo spettacolo sportivo migliore di quest’anno.

Da una parte Curry e i meravigliosi Warriors da 73 vittorie e 9 sconfitte in stagione regolare, dall’altra LeBron con la missione di portare il primo anello nella bacheca dei Cavaliers. Non sono bastate né 4, né 5, né 6 gare per decidere il vincitore di questa fantastica serie. A spuntarla alla fine è stato il Re che, con una tripla doppia da 27 punti, 11 rimbalzi e 11 assist, ha consegnato il primo titolo storico alla sua franchigia.

La chiave tattica

Partita in perfetto equilibrio dopo 6 match disputati con 610 punti segnati da entrambe le squadre. Nei primi 4 atti, Steve Kerr riesce a far girare la sua squadra alla grande, eliminando di fatto dalla serie Kevin Love e con la velocità di impostazione mette in crisi i Cavs che non riescono mai a imporre il loro ritmo di gioco, eccetto in gara 3. Buona anche la difesa su James che l’anno scorso aveva dominato letteralmente gli avversari. Tutto questo con un Curry non al massimo nelle prime tre presenze. In gara 5, tenutasi a Oakland, però gira l’andamento dell’intera serie. Con Green fuori, dopo aver accolto ingenuamente una provocazione di LeBron, Irving e il Re sono saliti in cattedra e hanno portato a casa la vittoria.

di Ezra Shaw (Getty Images)

di Ezra Shaw (Getty Images)

Ritornati a casa il verdetto è stato lo stesso con un LBJ sempre più padrone del campo. A gara 7 è stata completata l’opera: mai nessuno prima era riuscito a vincere il titolo partendo con un svantaggio di 3 a 1. A Lue va il merito di essere riuscito ad erigere una difesa perfetta da gara 5 in poi, e un attacco alcune volte focalizzato sul forzare Curry a commettere fallo e farlo accomodare in panchina (cosa successa). Non si possono però non citare i problemi che ha avuto Golden State come l’assenza di Green in gara 5, l’infortunio accorso a Bogut dopo 7 minuti nella stessa partita e i dolori con cui ha giocato Iguodala negli ultimi due atti.

Chi è mancato

Si potrebbero dedicare intere righe su Kevin Love, il vero punto interrogativo di questi Cleveland Cavaliers, ma il principale assente in questa finale è indubbiamente Stephen Curry. Da precisare subito, qua non si mettono in dubbio le incredibili qualità del ragazzo con il numero 30 e nemmeno i problemi fisici che ha avuto, ma si discute, invece, della personalità e dell’impatto che sono mancati nella serie. Molti i tiri avuti con spazio falliti, molte le occasioni avute per piazzare un break e molti i momenti in cui poteva non peccare di leziosità. Insomma l’MVP della stagione è mancato in alcune occasioni in cui serviva la sua leadership e questo è costato la vittoria finale a Golden State.

da uludagsozluk.com

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Ridimensionato? No, affatto. Curry ha mostrato momenti di pallacanestro eccelsa durante la regular season e se non avesse avuto alcun infortunio forse avremmo potuto assistere ad un’altra sfida. Il percorso futuro rimane radioso per lui e per i Warriors, e questa sconfitta dovrà fortificare la sua voglia di rivalsa. Dovrà allo stesso tempo, però, saper crescere e vedere gli aspetti di gioco dove può migliorare dato che in due scontri diretti nel suo ruolo, Westbrook prima e Irving poi, è andato in difficoltà in più di un’occasione.

Il fattore

Il fattore decisivo che ha letteralmente spaccato in due le ultime gare, soprattutto l’ultima, delle Finals 2016 è stato Kyrie Irving. 41 punti in gara 5, 23 in gara 6 e 26 nella decisiva gara 7. Nell’ultimo atto, poi, sul 89-89 ha infilato la tripla che è valsa la vittoria finale e che, con ogni probabilità, rimarrà negli annali di questo sport. E pensare che è classe 92.

Uncle Drew è stato la pedina fondamentale di questo successo che non sarebbe arrivato senza il suo contributo in situazioni delicate durante i match. Ottime le letture offensive con cui ha attaccato il canestro quando era marcato da giocatori più alti di lui come Thompson e Green, e con cui invece ha affrontato giocatori della sua stessa stazza come Curry. L’MVP è stato marcato in maniera impeccabile dai Cavs e da Irving stesso. Il tempo di considerarlo la spalla di LeBron è finito. Il numero 2 dei Cleveland è e sarà per i prossimi anni la stella di questa squadra.

da nydailynews.com

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LeBron James

In this fall, this is very tough, in this fall I’m going to take my talents to South Beach and join the Miami Heat.” Era il 9 luglio quando LeBron James con questa frase spezzò il cuore alla sua città, decidendo di firmare con i Miami di Wade e Bosh. Dopo 4 anni passati a South Beach e aver vinto due titoli NBA (con il trofeo di MVP delle finali), il Re decide di tornare a casa con queste parole: “In Northeast Ohio, nothing is given. Everything is earned. You work for what you have. I’m ready to accept the challenge. I’m coming home.”

Un uomo con una missione precisa. Riportare un titolo sportivo nel suo stato. Cosa che non accadeva dal 1964 quando i Cleveland Browns vinsero il titolo di NFL contro i Baltimore Cots (football americano). Da allora solo insuccessi e false speranze come la finale dello scorso anno dove senza né Love né Irving, i Cavs si sono dovuti inchinare a dei grandi Golden State che si sono imposti per 4 a 2.

di Ezra Shaw (Getty Images)

di Ezra Shaw (Getty Images)

Quest’anno, anche se il pronostico tendeva solo da una parte data la stagione record dei GSW (73-9), LeBron James è stato il dominatore della serie e ha portato il titolo in Ohio. È diventato il primo giocatore della storia NBA a chiudere una serie playoff come migliore per punti segnati (208), rimbalzi catturati (79), assist forniti (62), palle rubate (18) e stoppate date (16) contando i giocatori di entrambe le squadre.

Prima tripla doppia in gara 7 dai tempi di James Worthy nel 1988. Terzo titolo NBA e terzo titolo di MVP delle finali come Magic Johnson, Shaquille O’neal e Tim Duncan (sopra solo MJ a quota 6). Paulo Coelho una volta parlando del destino scrisse “Quando non ho avuto più niente da perdere, ho ottenuto tutto. Quando ho cessato di essere chi ero, ho ritrovato me stesso. Quando ho conosciuto l’umiliazione ma ho continuato a camminare, ho capito che ero libero di scegliere il mio destino.”Credo che questa frase incarni alla perfezione ciò che LeBron James ha pensato quando era alle spalle al muro in questa finale. La stessa frase che si è riproposta subito dopo il fischio finale di gara 7. Le lacrime sul viso racchiudono tutto quello che questo titolo conta per il Re. Alla fine ce l’ha fatta. “Cleveland, this is for you”.

 

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About

Diplomato al Liceo Scientifico Statale “Ettore Majorana” (maturità scientifica) di Roma, frequenta la facoltà di Scienze della Comunicazione presso l’università Roma Tre. È da sempre appassionato di sport e in particolar modo di Basket. Segue da anni il campionato della NBA con particolare interesse per i San Antonio Spurs. Ha collaborato come redattore e video maker con i siti Basketlive e Basketitaly pubblicando diversi articoli. Ha inoltre svolto attività di collaborazione sul canale youtube Roma Breaking Videos. Attualmente è l’addetto stampa della società romana Smit Roma Centro. VICE CAPOSERVIZIO SPORT


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