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Led Zeppelin

Scritto da Max Zumstein il 4 - February - 2010 Letto 533 volte

Trentadue anni dopo la caduta dell’omonimo pallone aerostatico, sulla piazza esplose un nuovo e oscuro disco, che ne rappresentava il significato più intimo, metafora di una nuova inquietudine che imperversava nelle giovani generazioni e del loro stile fiammante. Nei negozi di Lp era impossibile non notarlo: non aveva neppure il titolo, e a pubblicarlo fu la storica Atlantic Records. Ripensandoci poi, non serviva nessuna pubblicità, nessuna introduzione; anche il titolo sarebbe risultato superficiale. Led Zeppelin. Bastava il loro nome anche se a quei tempi, Jimmy Page, John Paul Jones, Robert Plant e John Bonham erano ancora alle prime esperienze nel campo musicale (tranne J.P. Jones e Page, i quali erano già attivi come membri dei New Yardbirds, la band che poi avrebbe formato gli Zeppelin.). Era il lontano 1969, quando il disco destinato a cambiare la storia del Rock venne pubblicato: i fan lo ricorderanno come Led Zeppelin I.

Ogni traccia un capolavoro musicale, sia dal punto tecnico-stilistico, sia per il messaggio contenuto nel testo: esoterismo, amore e misoginia, erotismo, desiderio di libertà e di suonare, ecco gli ingredienti di cocktail esplosivo e psichedelico. Ascoltando i brani, si viene immediatamente colpiti dalla voce di Plant, quasi un unicum nel mondo delle band del Rock & Roll: ricordando le origini blues, tende a mischiarsi a influenze e tonalità esotiche mai sperimentate prima, pur mantenendo un’energia e una forza tipiche del genere più famoso del mondo. Poi sopraggiungono, prepotentemente, gli strumenti: il ritmo accurato di una batteria precisa come un metronomo e di un basso vibrante e intenso che permetto alla chitarra di Page di evolversi in sgargianti assoli. Le tracce più famose, “I can’t quit you babe”, “Dazed and Confused” e “Communication Breakdown” sono pezzi tecnici e celebri che riportano l’ascoltatore in un’altra epoca, il periodo dei fermenti giovanili e sociali, a Woodstock e a masse figlie di questi movimenti culturali. Le altre 6 tracce sono “Good times, bad times”, “You shook me”, “Babe I’m gonna leave you”, “Your Time is gonna come”, “Black mountain side” e “How many more times”, tutti pezzi dove si arriva a sfiorare o l’hard rock o melodie e stili Blues e folk.

E’ un album composto per infrangere le regole classiche (Conformiste? Canoniche? Di mercato?) degli standard delle case produttrici, capolavoro assoluto lontano dalla volontà di piegarsi ai dettami commerciali, oggi (paradossalmente) uno dei più venduti e commercializzati. Posto al 29° posto nella classifica stilata dall’autorevole rivista “Rolling Stone”, vinse un disco d’oro e 8 di platino.

Grazie alla tecnologia digitale, i cd sono stati, in seguito, rimasterizzati e hanno una qualità audio eccelsa: chiunque potrà ascoltare il celeberrimo quartetto come dal vivo; i vecchi e “grezzi” 33’giri invece sono diventati un cimelio preziosissimo per i malinconici “retrò” disposti a sborsare cifre astronomiche pur di rivivere il rock unicamente nella sua originale ruvidezza di suono.

MAX ZUMSTEIN

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