“L’Età dell’angoscia” ai Musei Capitolini: da Commodo a Diocleziano

musei-capitoliniPresso i Musei Capitolini di Roma, dal 28 gennaio al 4 ottobre 2015, verrà ospitata la mostra “L’Età dell’angoscia. Da Commodo a Diocleziano (180-305 d.C.)”. Le visite si tengono dal martedì alla domenica, dalle ore 9.00 alle 20.00, con giorno di chiusura il lunedì e il 1° maggio.

PROGETTO.

Promossa da Roma Capitale, dall’Assessorato alla cultura, Creatività e Promozione Artistica – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dal Ministero dei Beni Culturali e del Turismo; organizzata da Zètema Progetto Cultura e MondoMostre; con la cura di Eugenio La Rocca, Claudio Parisi Presicce e Annalisa Lo Monaco, l’iniziativa coinvolge prestigiosi musei internazionali ed è il quarto appuntamento del ciclo “I Giorni di Roma”, progetto quinquennale di mostre che vuole offrire al pubblico un ampio sguardo sull’arte e cultura romana, nonché sulla vita della città Eterna attraverso diversi secoli. Cominciato nel 2010 con “L’Età della conquista. Il fascino dell’arte greca a Roma” continua nel 2011 con “Ritratti. Le tante facce del potere” e, nel 2012/2013 con “L’Età dell’Equilibrio. Traiano, Adriano, Antonio Pio, Marco Aurelio”, giungendo nel 2015 con, per l’appunto, “L’Età dell’Angoscia. Da Commodo a Diocleziano (180-305 d.C.)”. Il ciclo si concluderà nel 2016 con “Costruire un Impero. L’architettura come rappresentazione di potere”.

L’ETA’ DELL’ANGOSCIA.

Un titolo curioso, quello della mostra, ma adatto e che affonda le radici nell’opera di Eric Dodds, “Pagani e cristiani in un’epoca di angoscia” (1965).

L’esposizione analizza i cambiamenti che segnarono il III secolo d.C., epoca ritenuta di crisi e decadenza morale, politica, sociale e artistica; ma in realtà contenente già i semi delle innovazioni future nonché C_4_foto_1280577_imagemomento di congiunzione tra mondo antico e Medioevo. L’analisi dell’ambito artistico è preponderante per comprendere anche le altre sfaccettature del periodo, in quanto esso è espressione di precisi contenuti storici.

Nel particolare, la mostra parla del clima di ansia generalizzata che ebbe ripercussioni spirituali e religiose, ma che affonda le radici in problematiche concrete come le guerre civili, la crisi finanziaria, le carestie, le epidemie e le pressioni dei barbari ai confini.

SEZIONI.

La mostra è articolata in sette sezioni che sono: “I protagonisti”, con circa 92 opere, una ricca presentazione di ritratti, statue e busti di imperatori e delle loro mogli, nonché dei cittadini più importanti dell’epoca. Tra le opere ricordiamo il “Busto di Commodo come Ercole”, esempio di rappresentazione dell’imperatore come eroe, il famigerato “Ritratto di Geta”, il “Ritratto colossale di Probo”; ma anche una vera e propria costellazione di ritratti femminili, tanto di personalità importanti, come il “Ritratto di Giulia Domna” moglie di Settimio Severo, di grande carisma e che ebbe incarichi di spessore nonostante il suo essere donna, tanto da ottenere il titolo di “Mater castrorum”; ma anche di donne comuni, come testimoniano i numerosi “Ritratti femminili”. La seconda sezione è “L’esercito” che, con più di 20 opere, dimostra la grande importanza dell’esercito nel periodo. Qui ricordiamo il “Rilievo di Settimio Severo su quadriga con i figli Caracalla e Geta” e numerosi “Busti maschili”.

Il terzo reparto, “La città”, con 14 opere, ci parla delle trasformazioni urbanistiche che segnarono Roma; mentre la quarta sezione, “La religione”, dà uno sguardo d’insieme alla dimensione spirituale attraverso 52 opere tra statue, altari, ritratti e gruppi di divinità. Essa testimonia l’importanza e la diffusione dei culti esoterici e orientali con il “Rilievo di Giove e Giunone Dolicheni, Iside, Serapide, Dioscuri, Sole e Luna”, numerose statue e rilievi di Mitra e la “Statua di Osiride Cronocratore”; ma ritroviamo anche gli Dei della religione pagana come il “Gruppo di Artemide e Ifigenia” e molti altri, senza dimenticare la religione cristiana, testimoniata dalla “Statuetta del Buon Pastore”, un’immagine che avrà grande successo nell’iconografia cattolica. Si è giunti a metà percorso nel reparto “Le ricche dimore private e i loro arredi”, di circa 30 opere. La penultima l_eta_dell_angoscia_largesezione, “Vivere (e morire) nell’impero” conta circa 7 opere e si aggancia direttamente all’ultima “I costumi funerari” composta di 24 opere.

PRO E CONTRO.

Nel complesso il progetto è ben organizzato e presenta tante attività consociate come visite guidate collegate a lezioni-spettacolo realizzate da attori del Teatro di Roma e laboratori dal vivo, come quello con docenti e studenti dell’Accademia delle Belle Arti o quello creativo di fusione della cera persa, senza dimenticare le visite tattili, ovvero la creazione di un percorso alternativo per persone ipovedenti. Tuttavia, si riscontra anche qualche piccolo difetto come un personale di controllo poco attento e una pessima strutturazione ubicativa della mostra, che costruisce un itinerario scomodo e confusionario.

 

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About

Studentessa di Editoria e Scrittura presso la Sapienza di Roma. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA.


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