L’EXPO nel paese senza diritti

“Difendere la famiglia per difendere la comunità”, questo lo slogan del convegno omofobo patrocinato dalla Regione Lombardia con annesso logo EXPO. Il 17 gennaio, con addirittura la presenza del governatore padano (o verdano?) della Lombardia Roberto Maroni, una manciata di persone – che a quanto pare hanno fatto della causa anti gay uno degli scopi della loro vita – presenteranno a tutta la regione, anzi a tutta la comunità, come loro dicono e difendono, e anzi a tutta l’Esposizione Universale (come dice la sigla), un po’ di teorie omofobe.

Gravità inaudita è che dietro tale scempio ci siano le istituzioni, in particolare la regione Lombardia che sostiene, presenzia e, ripetiamolo, usa un logo come quello dell’EXPO. A questo punto potremmo anche immaginare che se le Olimpiadi si fossero svolte a Milano avremmo 10893420_10205628732987102_1967609197_nritrovato dei bei cerchi olimpici a contornare un gemito di omofobia.

Tra i presenti ci saranno, a parlare, alcuni sostenitori delle cosidette “terapie riparative“. Per chi non ne avesse mai sentito parlare, le terapie ripative sono delle pratiche messe in atto per “curare” l’omosessualità. Ovviamente ci si chiede come mai si dia spazio a queste persone quando è ben noto che l’omosessualità sia stata eliminata da qualsiasi registro, albo o elenco di malattie da decenni, e che tali terapie sono state definite come ascientifiche e contrarie al Codice Deontologico dell’Ordine Nazionale degli Psicologi, tanto da poter procedere all’espulsione dall’ordine se uno psicologo le mette in atto. Ecco… credevamo che elettroshock e violenze psicologiche, che hanno annerito secoli di storia nera dove gli omosessuali sono finiti nei campi di concentramento devastati da esperimenti e terapie di tutti i tipi, fossero cose del passato. E invece evidentemente un rigurgito di tale pensiero è ancora presente. E stavolta se ne è accorto anche l’EXPO.

Quando poi arriva dalla Cina la notizia che lo Stato ha appena condannato uno dei centri dove si mettono in atto tali terapie, ti chiedi in che paese vivi. Sicuramente non vale la pena prendersela più di tanto con tutto quel movimento di ex gay che spesso si batte per le terapie riparative. Molte volte il fallimento dei propri obiettivi è infatti legato ad un disagio interno, come evidenziato dal fatto che nel 2012 la Exodus International, la più grande organizzazione di terapie riparative, ha chiuso i battenti affermando che il 99,9% delle persone trattate non aveva avuto alcun cambiamento dell’orientamento sessuale. Da ex-gay a ex-ex-gay insomma. C’è da prendersela invece con chi – nonostante l’evidente violazione dei diritti umani – permette a livello istituzionale un convegno del genere.

Questo sarà l’EXPO nel paese senza diritti. Con una legge contro l’omofobia uscita male e ferma, durante il governo sprint di Matteo Renzi, ancora alla Camera e senza alcuno straccio di diritti legati alla coppia o alla protezione dei figli delle persone gay. Nemmeno una piccola unione civile. Quando i danesi, che la istituirono nel 1989, verranno in Italia, si chiederanno se il “bel paese” ha deciso di annettersi all’Africa. Che poi in realtà in Sudafrica sono stati legalizzati sia i matrimoni che le adozioni omogenitoriali. E così i sudafricani si chiederanno se si trovano in Sudamerica, anche se in paesi come Argentina, Brasile o Uruguay le persone dello stesso sesso possono adottare e sposarsi. E così tutti si faranno un bel po’ di domande, chiedendosi dove si trovi davvero l’Italia.

Eppure non ci vorrebbe molto a fare delle unioni civili. Francesca Pascale ha convinto Silvio Berlusconi, Renzi ha suonato più volte le campane della Civil Partnership e sicuramente non saranno il Movimento 5 Stelle o Sinistra Ecologia e Libertà a far mancare i numeri ad un buon testo presentato alle Camere. E’ evidente che manca la volontà, persa tra promesse dei 1000 giorni e riforme costituzionali.

Questo è l’EXPO che avverrà nel paese senza diritti. E ha già degni eredi: se nel 2017 l’EXPO si terrà ad Astana, in Kazakistan, dove le persone LGBT (Lesbiche, Gay, Trans e Bisex) non godono certo di grande considerazione, nel 2020 è già pronta Dubai, dove è previsto l’incarceramento. Il Comitato Olimpico, per quanto riguarda le Olimpiadi, ha deciso di chiudere ai paesi che non rispettano i diritti legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere, per evitare che si ripetano casi come quello di Sochi in Russia. L’Italia deve chiudere ogni possibilità di infiltrazioni omofobe nell’EXPO. L’Ufficio Internazionale delle esposizioni dovrà assumersi, come ha fatto il Comitato Olimpico, la responsabilità di evitare di svolgere EXPO in determinati paesi, in linea con i diritti umani. E’ tempo di cambiare.

 


About

Originario di Campobasso, vive attualmente a Roma. Politologo, specializzato in Unione Europea, è cronista di Wild Italy sin dalla sua fondazione e da ottobre 2014 passa alla sezione blogger. Presidente Arcigay Roma. BLOGGER DI WILD ITALY


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