Libia, la situazione politica attuale e il caso Calcagno-Pollicardo

Gino Pollicardo e Filippo Calcagno. Fonte: tg24.sky.it

Gino Pollicardo e Filippo Calcagno. Fonte: tg24.sky.it

Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, i due tecnici italiani dipendenti della società di costruzioni Bonatti, rapiti insieme a Salvatore Failla e Fausto Piano lo scorso luglio in Libia, sono stati liberati venerdì 4 marzo, dopo esser rimasti in ostaggio per molti mesi, e sono atterrati in Italia domenica 5 marzo, all’alba. I quattro italiani erano stati rapiti nella località di Mellitah, nel nord della Libia, nella zona dove parte il gasdotto Greensteam che porta il petrolio fino a Gela, in Sicilia, e dove è ubicato l’impianto della Mellitah Oil and Gas, una società controllata di ENI e NOC (National Oil Corporation, l’azienda nazionale libica). Pollicardo e Calcagno hanno condiviso la detenzione fino a mercoledì 2 marzo con Failla e Piano, che sono rimasti uccisi in uno scontro a fuoco.

Cerchiamo di inquadrare la vicenda del rapimento dei due italiani all’interno della complicata situazione geo-politica della Libia e ricostruiamo i fatti secondo le informazioni di cui disponiamo e le testimonianze dirette dei due sopravvissuti.

LA CRISI LIBICA E LA GUERRA CIVILE

In Libia è in corso una guerra civile da ormai più di quattro anni. Da quando è stato assassinato il colonnello Gheddafi (20 ottobre 2011), il conflitto civile libico ha visti contrapposte le forze fedeli all’ex rais, al potere per quarantadue anni, e le varie fazioni rivoluzionarie.

Ad oggi la situazione è molto confusa e instabile. Il Paese è, infatti, diviso fra due parlamenti: uno regolarmente eletto a Tobruk; l’altro auto-dichiarato a Tripoli.

Fonte: piccolenote.ilgiornale.it

Fonte: piccolenote.ilgiornale.it

Ad ottobre del 2015, l’Onu ha proposto un governo di unità nazionale che sarebbe il risultato della fusione dei due parlamenti ostili. Ma le due istituzioni sono da sempre dimostrate perplesse su questa ipotesi e il parlamento di Tobruk si è fin da subito dichiarato contrario.

Il territorio libico è diviso e frammentato sotto il controllo di diverse fazioni rivali.

L’area est della Libia è prevalentemente controllata dalle truppe del governo di Tobruk, una città costiera nel nordest del Paese, non lontana dal confine con l’Egitto. A capo dell’esercito di Tobruk si trova il generale Khalifa Haftar, già comandante sotto Gheddafi, che gioca un ruolo chiave. Tuttavia la città più importante della regione è Bengasi, che non si trova pienamente sotto il controllo dell’esercito di Tobruk. Alcune aree di Bengasi, infatti, sono nella mani di varie milizie, fra cui Ansar al Sharia, gruppo terroristico considerato vicino ad al-Qaeda e allo Stato islamico per le sue posizioni estremiste, come la volontà dichiarata di voler instaurare la legge islamica su tutto il territorio libico. Anche la città di Derna, nel nordest del Paese, è sotto il controllo di diverse fazioni jihadiste, alcune delle quali alleate proprio con l’Is.

Nel territorio ovest della Libia si trovano, invece, i ribelli di Alba Libica (Libyan Dawn), composti da esponenti islamisti e milizie provenienti da Misurata; secondo alcuni rappresentano il gruppo più potente, poiché detengono il pieno controllo della città di Misurata e di una parte di Tripoli, la capitale della Libia.

I rivoluzionari e i ribelli sono divisi in una miriade di milizie, armate e ben organizzate, che seguono la suddivisione tribale della Libia. Queste milizie sono unite tutte contro il generale Khalifa Haftar, che a sua volta viene accusato da Guma al-Gamaty, leader del partito del cambiamento e di estrazione laica, di non voler combattere contro il terrorismo, ma di essere solo interessato ad accentare il potere nelle sue mani.

Fonte: internazionale.it

Fonte: internazionale.it

Questa frammentaria e confusa situazione geo-politica è rispecchiata dall’esistenza di due parlamenti distinti: il primo, appunto, che ha sede a Tobruk ed è ufficialmente riconosciuto dalla comunità internazionale, ma non dalla Corte suprema libica, è stato eletto il 25 giugno del 2014 e ha come primo ministro Abdullah al-Thani. Il secondo, invece, costituito dal Congresso nazionale, si trova a Tripoli ed è incarica dall8 agosto del 2012. Dopo la scadenza del suo mandato a metà del 2014, ha deciso di non sciogliersi. Il suo primo ministro è Omar al-Hasi, sostenuto da diverse formazioni islamiste.

La presenza dello Stato islamico è accertata a Derna, nel nordest della Libia, dove da almeno ottobre del 2015 controlla l’intera città. L’Isis, inoltre, ha preso il controllo della città di Sirte, dove il gruppo terroristica ha conquistato alcuni edifici governativi, preso possesso dell’ospedale e di alcuni mezzi d’informazione locale.

In realtà, l’Isis ha un peso considerevole in diverse località del Paese, compresa la capitale, Tripoli. L’attentato all’Hotel Corinthia, uno dei luoghi più frequentati dagli stranieri a Tripoli, dove sono morte 9 persone, è stato rivendicato proprio dagli uomini di al-Baghdadi, il califfo a capo dell’autoproclamato Stato islamico.

Muammar Gheddafi. Fonte: biografieonline.it

Muammar Gheddafi. Fonte: biografieonline.it

DOPO LA MORTE DI GHEDDAFI

Dopo la caduta di Gheddafi, la comunità internazionale è riuscita a organizzare due importanti incontri. Il primo a settembre del 2014, a Madrid, sullo sviluppo e sulla stabilità della Libia, dove ha partecipato anche l’Italia. Il secondo e più significativo si è tenuto a Ginevra, nel gennaio del 2015. Durante l’incontro le Nazioni Unite hanno avanzato la proposta di creazione di un governo di unità nazionale e di cessazione delle ostilità. Il governo di Tripoli ha deciso, però, di boicottare l’evento.

Lunedì 19 ottobre 2015 il parlamento di Tobruk ha rifiutato la proposta dell’Onu di un governo di unità nazionale in Libia. La proposta era arrivata il 9 ottobre, dopo mesi di negoziazioni: il parlamento di Tripoli aveva chiesto altre modifiche al testo della proposta. Modifiche che, una volta apportate, avrebbero spinto Tobruk al suo categorico rifiuto. La proposta consiste nell’inclusione di 40 deputati del parlamento di Tripoli in quello di Tobruk, che resterebbe comunque il corpo legislativo principale. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha incoraggiato entrambi i parlamenti ad accettare la proposta e ha minacciato l’applicazione di sanzioni a chi vi si oppone.

L’Italia, come ha riferito il ministro della Difesa Pinotti, si è detta pronta a guidare un intervento internazionale sotto l’egida dell’Onu con una coalizione di Paesi europei e nordafricani. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha dichiarato che non è ancora arrivato il momento di intervenire militarmente e ha rilanciato l’opzione dei colloqui diplomatici, sostenendo che la comunità internazionale ha tutti gli strumenti per intervenire.

In risposta alla decapitazione di 21 cristiani copti di nazionalità egiziana, l’Egitto, insieme alle truppe libiche fedeli al parlamento di Tobruk, ha compiuto una serie di raid aerei sulla città di Derna, controllata dall’Isis, uccidendo tra i 40 e i 50 miliziani dello Stato islamico.

Il 3 dicembre del 2015, dopo un anno di trattative, l’inviato speciale dell’Onu Martin Kobler riesce a strappare l’accordo per un governo di unità nazionale. Il consiglio di sicurezza dell’Onu dà il via libera all’unanimità.

Nel mese di febbraio 2016 gli USA effettuano raid aerei a Sabrata per fermare l’avanzata dell’Isis verso Ovest. Le forze di Haftar avanzano a Bengasi, mentre il parlamento di Tobruk non riesce a trovare la maggioranza per dar vita al governo di unità nazionale. 

IL RAPIMENTO E LA LIBERAZIONE DI CALCAGNO E POLLICARDO

All’interno della delicata crisi libica si inserisce la vicenda del rapimento dei quattro tecnici italiani della Bonatti, rapiti il 20 luglio scorso nella zona di Mellitah, a 60 chilometri da Tripoli. Non è ancora chiaro chi abbia rapito gli ostaggi. Il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) ritiene che gli italiani fossero stati rapiti da un gruppo di criminali comuni, ma che negli ultimi giorni fossero finiti nelle mani dell’Is.

Arrivo all'aeroporto di Roma Ciampino di Calcagno e Pollicardo. Fonte: quotidiano.net

Arrivo all’aeroporto di Roma Ciampino di Calcagno e Pollicardo. Fonte: quotidiano.net

Due dei quattro ostaggi, Salvatore Failla e Fuasto Piano, sono stati uccisi mercoledì 2 marzo a Sabrata, probabilmente durante una sparatoria tra miliziani locali e Stato Islamico. Le salme dei tecnici uccisi in Libia sono arrivate a Roma solamente nel pomeriggio di mercoledì 9 marzo, poiché sono rimaste a Tripoli per permettere alle autorità locali di completare alcune procedure burocratiche. Secondo alcune ricostruzioni ufficiose i jihadisti avrebbero usato i due italiani come scudi umani nel corso dei combattimenti contro le forze di sicurezza libiche in un raid avvenuto in un casolare vicino Sabrata.

Secondo quanto ricostruito dai due tecnici rimpatriati, Calcagno e Pollicardo, con gli inquirenti, i quattro italiani sono stati tenuti prigionieri sempre nella zona di Sabrata e sempre dalle stesse persone. Due i carcerieri che si alternavano. Del gruppo faceva parte anche una donna.

Secondo quanto riferito da loro stessi, i due avrebbero subito violenze psicologiche e fisiche. Gli ostaggi italiani, infatti, sarebbero stati picchiati con calci e pugni e in alcuni casi colpiti con il manico del fucile. Le violenze di natura psicologica, invece, consistevano nel fatto che i carcerieri a volte non somministravano loro cibo per alcuni giorni.

I due hanno affermato, inoltre, che mercoledì 2 febbraio i carcerieri hanno prelevato Salvatore Failla e Fausto Piano, forse per effettuare un trasferimento in una nuova prigione. Da quel momento Pollicardo e Calcagno non hanno più incontrato i loro sequestratori e sono rimasti soli per due giorni senza cibo né acqua; finché non sono stati liberati o, secondo quanto sostengono i due, non sono riusciti a sfondare la porta del nascondiglio in cui erano reclusi e a fuggire. Il loro rimpatrio è stato possibile soltanto al termine di lunghe giornate di tensione e di un estenuante braccio di ferro con il governo libico.

Lorenzo Cremonesi del Corriere della Sera racconta che c’era stata una trattativa tra il governo italiano e il gruppo che teneva in ostaggio i quattro tecnici, ma si era risolta in nulla di fatto. Secondo fonti vicine al governo di Tripoli, il gruppo criminale chiedeva 12 milioni di euro per liberare i quattro ostaggi e il governo italiano aveva già pagato un parte dei soldi, ma poi l’intermediario, che, secondo il Corriere della Sera, sarebbe lo stesso autista che il 19 luglio aveva venduto i quattro ai banditi, si era dileguato.

Da sinistra in alto in senso orario: Salvatore Failla (con gli occhiali neri), Gino Pollicardo, Fausto Piano (con gli occhiali neri), Filippo Calcagno (con la barba bianca) - ANSA

Da sinistra in alto in senso orario: Salvatore Failla (con gli occhiali neri), Gino Pollicardo, Fausto Piano (con gli occhiali neri), Filippo Calcagno (con la barba bianca) – ANSA

Ancora molti sono i punti oscuri di tutta la vicenda: dall’identità dei rapitori, alle modalità della liberazione, fino alla morte dei loro colleghi Failla e Piano.

GLI ULTIMI SVILUPPI DELLA SITUAZIONE POLITICA IN LIBIA

Intanto la situazione in Libia si fa sempre più confusa e drammatica: il Parlamento di Tobruk non riesce a votare la fiducia al nuovo governo, mentre  gli Stati Uniti preparano un piano di raid aerei mirati contro 30-40 obiettivi militari dell’Is (campi di addestramento, centro di comando, depositi di munizioni).

Il governo italiano vuole che sia il governo libico di unità nazionale a chiedere l’intervento della comunità internazionale, ma affinché questo avvenga c’è bisogno che il governo libico, nato dopo una lunga trattativa e con la mediazione delle Nazioni Unite, riceva la fiducia del parlamento di Tobruk, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. Peccato che a Tobruk la situazione sia in una fase di stallo: quando il parlamento si è riunito per la fiducia al governo è mancato il numero legale necessario.

Gli Stati Uniti, nel frattempo, fanno pressione sul governo italiano affinché intervenga il prima possibile nella crisi libica, ma questo continua ad aspettare che pervenga una richiesta ufficiale da parte dell’autorità nazionale libica.

In “un momento tanto difficile” per la comunità internazionale, come lo ha definito il Segretario di Stato Usa John Kerry, il ministro degli esteri Gentiloni, gli omologhi francese, britannico e tedesco e l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’Ue Mogherini si sono riuniti nella mattina del 13 marzo al Quai d’Orsay, a Parigi, per un confronto sui principali motivi di preoccupazione per la politica estera mondiale, a partire dalle situazioni piuttosto instabili in Siria e Libia.

i ministri e l’Alto rappresentante hanno sottoscritto una dichiarazione di sostegno al governo di unità nazionale proposto dal Consiglio presidenziale, riconoscendo l’appoggio, da parte della maggioranza della Camera dei rappresentanti, al governo stesso, “il solo legittimo in Libia”. Nella dichiarazione di Parigi si legge anche che “i ministri e l’Alto rappresentante ricordano ai soggetti che ostacolano il processo politico, il governo di unità nazionale e l’attuazione dell’accordo di Skhirat che si espongono a sanzioni“.

Nella speranza che stavolta la strada diplomatica intrapresa dalla comunità internazionale riesca ad ottenere risultati apprezzabili nello scioglimento della paralisi  politica e istituzionale che immobilizza lo Stato libico, diviso e straziato da guerre fra fazioni opposte, e non si tratti, invece, dell’ennesimo buco nell’acqua.


About

Nato nel 1993 a Roma, studia Lettere moderne presso l'Università degli Studi di Roma tre. Persona eclettica e curiosa, da sempre appassionato di scrittura e lettura, coltiva il sogno di diventare giornalista. Gestisce anche un blog personale: http://aleftsworld.wordpress.com/ . COLLABORATORE SEZIONE ESTERI


'Libia, la situazione politica attuale e il caso Calcagno-Pollicardo' has no comments

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Shares