Libri a 0,99 euro: la funzione sociale degli editori

Newton Compton tra collettivismo annientato, individualità imperante e miopia autolesionista

Nel 1989, Stampa Alternativa dava vita a “cento pagine, mille lire”, un progetto volto a diffondere la cultura del libro, attraverso il costo irrisorio (per l’appunto, mille lire) dei testi pubblicati. L’iniziativa, che registrerà venti milioni di copie wbresize_0vendute, è stata recentemente riesumata dalla casa editrice Newton Compton, che – dal 7 febbraio – ha messo in commercio quindici titoli (dodici classici della letteratura, a cui sono stati affiancati tre best-seller contemporanei), al prezzo di 0,99 euro l’uno.

Tralasciando i commenti sensazionalistici, così come quelli che gridano allo scandalo, aggrappandosi alla “scarsa qualità della rilegatura, per non parlare di quella della carta”, si rende necessario citare alcuni dati, recentemente diramati dal Censis. Un italiano su due – vale a dire il 49,7 % della popolazione, per essere precisi – legge almeno un libro l’anno, ma non supera i dieci, in quanto questo secondo gruppo (catalogato tra i “lettori forti”) costituisce il solo 13,5 % della popolazione, con un notevole calo, rispetto all’anno precedente (2012).

È innegabile, che anche il costo del libro abbia inciso su tale percentuale, e lo conferma pure il sottoscritto, sempre più costretto a ricorrere alla biblioteca, allontanandosi proporzionalmente dalle librerie. Questo, perché – nel passaggio da lire a euro – il libro ha subito il cosiddetto “cambio disonesto”, per cui 5 mila lire sono diventate 5 euro (e ormai è difficile trovare testi anche a questo prezzo).

Marco Porcio Catone, nelle sue Origines di Roma, non identifica quasi mai i propri personaggi con i nomi propri, ma attraverso le magistrature ricoperte in vita, o comunque citando l’apporto che un determinato uomo ha saputo fornire all’Urbe. Insomma, la sua funzione sociale, o – per dirla con una terminologia contemporanea – il contributo alla collettività, a sottolineare come fosse importante non tanto chi fossi, ma cosa facessi.

Lungi dall’affermare, che Newton Compton si sia ispirata alla rigida morale del politico romano, ma altrettanto dal sostenere che sia solamente un’iniziativa, volta a minacciare la nuova frontiera dell’e-book, si è naturalmente portati a interrogarsi sul perché – pur essendo scaduti i diritti d’autore sui classici pubblicati – esistano ancora case editrici con la faccia tosta di pubblicare nuove edizioni di tali testi, non arricchite da illustri commenti (che potrebbero giustificare una spesa maggiore), ma in cui a variare è solo l’immagine di copertina.

L’amara considerazione a cui si giunge, è che un editore non sia altro che un imprenditore, a cui interessa vendere il proprio Libri-low-cost_main_image_objectprodotto, che sia una pentola, una sedia, o un libro, ignorando del tutto la propria funzione sociale, che dovrebbe mirare all’incremento del numero di lettori, perché fonte di cultura. Tale obiettivo si realizza anche attraverso la pubblicazione – a costi irrisori – di testi su cui non si dovrebbe lucrare eccessivamente. I risultati di vendita di Stampa Alternativa, infatti, dimostrano come la strategia della “quantità venduta a basso costo”, possa rivelarsi tanto proficua (in termini economici), quanto il mettere in commercio testi a costo ben maggiore, riducendo la platea.

Il fatto che l’episodio di Catone paia così estraneo alla nostra mentalità, spiega perché il mondo dell’editoria non adotti in toto il modello appena esposto. Il nostro sviluppo storico, infatti, ha assistito al dissolvimento della dimensione collettiva della società, in favore di uno sfrenato individualismo, talmente miope da essere favorito, anche in casi – come quello in questione – in cui si rivela meno vantaggioso di una visione più lungimirante e cosciente del nostro futuro.

Solo i paranoici complottisti, infatti, continueranno a sostenere che il Governo – in perenne combutta con gli editori – voglia l’ignoranza del popolo, per poterlo manipolare al meglio, anche perché la stessa classe dirigente ha dimostrato di non saper guardare oltre il proprio naso, come un ladro, che arraffa tutto ciò che luccica e che sta a portata di mano, perché ignorante e spinto dalla paura di essere scoperto.



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